Santa Gilla tra storia e leggenda

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di Giorgio Valdès

La laguna di S.Gilla, come desumibile dai due post precedenti ad essa dedicati, ha sempre rappresentato, specie in passato, una straordinaria risorsa per Cagliari ma anche per tutto il territorio che per diverse ragioni gravita sul Golfo degli Angeli. A dimostrazione di tale assunto basterebbe dare uno sguardo alle varie mappe dell’isola, che tra il XVI e XVIII secolo sono state realizzate da vari cartografi, tra cui il celebre ammiraglio turco Piri Reis, per comprendere la percezione che si aveva di quest’area umida, spesso ritratta come un grande cerchio d’acqua con al centro l’isolotto di S.Simone (Sa Illetta) ed altrettanto spesso esageratamente sovradimensionata, con un risalto addirittura superiore a quello dato alla città di Cagliari. Dai numerosi ritrovamenti e dalle prospezioni subacquee che hanno interessato questo sito, si è potuto appurare come almeno dall’VIII secolo a.C. la laguna ospitasse un’importante struttura portuale, la cui origine certamente risale a tempi ben più remoti, per quanto le testimonianze del più lontano passato siano inevitabilmente coperte da una spessa coltre di fango. Ma è proprio la presenza di questo fango, trasportato dai corsi d’acqua che sfociano nello stagno, a stimolare l’ipotesi, già pubblicata in un precedente post e che qui di seguito mi permetto di riproporre. Immaginiamo allora che una flotta numerosa, sostasse alla fonda nel porto di S.Gilla, con la torre di controllo/nuraghe e i fabbricati della logistica dislocati a “Sa Illetta”. Questa flotta comprendeva navi da carico che si accingevano a salpare per l’Egitto e per altre destinazioni orientali, con le stive colme, in particolare, di minerali e metalli provenienti dall’iglesiente e qui giunti per via fluviale, ma anche navi da guerra delle marinerie Shardana e degli altri “Popoli del Mare” loro alleati. All’improvviso il cielo si gonfia di nubi minacciose e piove a dirotto “per un giorno e una notte terribili” (come racconta Platone nel suo “Timeo”); il levante monta impetuoso e con il vento si ingrossano le onde sbarrando l’accesso al mare; i fiumi straripano riversando sulla laguna e sul tratto costiero ad essa prospiciente tonnellate d’acqua e di fango; le navi rompono gli ormeggi e affondano; la torre di controllo e le postazioni logistiche crollano e in poche ore S.Gilla si riduce a un’immensa pozzanghera che inghiotte un’intera civiltà, che non si riprenderà più da quel colpo mortale. Sembra una ricostruzione particolarmente fantasiosa? Non direi, perché molti si ricorderanno di un funesto giorno di Ottobre del 2008, quando nello stesso luogo capitò che in una sola notte di pioggia quei fiumi, un tempo navigabili e oggi ridotti a ruscelli, avessero combinato un disastro immane lungo tutto il litorale di Capoterra e sino a Poggio dei Pini, travolgendo auto, affondando barche, sommergendo case e causando anche vittime. Dalle conseguenze di quell’alluvione il territorio interessato non si è ancora ripreso, nonostante siano passati già sei anni e nel 2008 si potesse contare sulla protezione civile e su tanti, modernissimi mezzi d’opera, purtroppo inesistenti in periodo nuragico. E’ ovvio che le considerazioni sin qui espresse “a ruota libera”, non essendo corredate da riscontri documentali idonei a dimostrarne la veridicità, debbano per certi versi considerarsi come semplice frutto di fantasia, per quanto l’ipotesi prospettata sia indubbiamente coinvolgente e verosimile. Tuttavia è altrettanto vero che si tratta di una tesi particolarmente interessante sotto il profilo mediatico se si considera, giusto a titolo d’esempio, che l’”impatto emotivo” suscitato in un viaggiatore che sbarcasse all’aeroporto di Elmas sarebbe ben diverso se l’aereo, invece di atterrare su un’anonima pista, toccasse terra in un luogo che in un tempo lontano era stato lo “spot” di una delle più affascinanti leggende della storia. Considerazione di non poco conto se si osserva che le moderne strategie di mercato individuano nella componente onirica/emozionale uno dei principali attrattori della domanda turistica globale.

L’immagine dell’atterraggio sullo sfondo di S.Gilla è di Antonello Vargiu