Il metallo della Sardegna nuragica, dalla Scandinavia al Levante

Un nuovo studio di Serena Sabatini sull’Oxford Journal of Archaeology.

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Nell’età del Bronzo il rame e il piombo della Sardegna arrivavano molto più lontano di quanto si pensasse: in Scandinavia, in Gran Bretagna, in Polonia, nei Balcani e fino alle coste del Levante. È il quadro che emerge da un nuovo articolo dell’archeologa Serena Sabatini (Università di Göteborg), pubblicato ad accesso libero sull’Oxford Journal of Archaeology con il titolo From Scandinavia to the Levant: the Late Bronze Age metal trade and Nuragic Sardinia.

Lo studio non presenta un nuovo scavo. Mette insieme e rilegge decenni di analisi di laboratorio sugli oggetti di metallo dell’età del Bronzo, trovati in Sardegna e fuori. Poi li confronta con la diffusione della ceramica nuragica nel Mediterraneo.

Come si riconosce un metallo sardo

Il metodo principale sono gli isotopi del piombo: ogni giacimento ha una sua

«impronta» chimica, che resta nel metallo anche dopo la fusione. Confrontando l’impronta di un oggetto con quella dei giacimenti, si può risalire alla sua provenienza.

Secondo Sabatini, più di quarant’anni di queste analisi indicano la Sardegna come una regione che produceva rame e piombo. Studi recenti su altri sistemi isotopici, come quello dell’osmio, aiutano a distinguere i minerali sardi da quelli simili di altre regioni.

Resta però un problema aperto, che l’autrice dichiara apertamente: in Sardegna le tracce dirette delle miniere e della lavorazione del minerale nell’età del Bronzo sono ancora scarse.

Una rete che cambia direzione nel tempo

Il dato più interessante è la cronologia. Secondo lo studio, i contatti della Sardegna nuragica cambiano direzione nel corso dei secoli.

• XIV-XIII secolo a.C.: verso Oriente. La ceramica nuragica compare in Sicilia, a Creta (a Kommos) e a Cipro. Scodelle nuragiche sono state trovate a Mozia, nella Sicilia occidentale, e in una tomba della necropoli di Minet el Beida, vicino all’antica Ugarit, sulla costa siriana. Lungo la costa del Carmelo, in Israele, alcuni oggetti di piombo recuperati da relitti dell’età del Bronzo sono risultati di origine sarda.

• Dopo il 1200 a.C.: verso Occidente. Con i grandi sconvolgimenti del Mediterraneo orientale, diventano più visibili i legami con la Penisola iberica e l’Europa atlantica. Tra XII e X secolo a.C. la ceramica sarda arriva in Spagna,

mentre oggetti atlantici arrivano in Sardegna. Metallo sardo è stato riconosciuto nelle Baleari; in Sardegna, all’inverso, rame iberico.

• Inizio del I millennio a.C.: verso la penisola italiana. Crescono i contatti con i centri che stanno nascendo nell’Italia tirrenica centrale.

Non solo esportazione

La Sardegna non si limitava a vendere. Le analisi mostrano che le comunità nuragiche usavano sia materie prime locali sia metallo importato da altre regioni. Avevano anche ampio accesso allo stagno proveniente da fuori dell’isola, al punto da produrre oggetti eccezionali di stagno puro. Per l’autrice è il segno di un sistema di scambi nei due sensi, più che di una semplice rotta di esportazione.

Metallo e persone: due storie diverse

Qui sta la conclusione più originale dello studio. Il metallo sardo circola su un’area vastissima e in modo continuo, dal Mediterraneo orientale alla Scandinavia. La ceramica nuragica, invece, disegna contatti più circoscritti, che cambiano con i secoli: prima l’Oriente, poi la Penisola iberica, poi l’Italia tirrenica.

Secondo Sabatini questo indicherebbe che gruppi di Sardi stringevano rapporti diretti con alcuni centri economici precisi, mentre le materie prime dell’isola viaggiavano attraverso reti di scambio molto più ampie. Ceramiche, bronzetti e navicelle trovati oltremare fanno pensare che alcuni Sardi viaggiassero davvero.

Gli studi genetici disponibili, però, non mostrano un mescolamento su larga scala con altre popolazioni del Mediterraneo: gli scambi e i viaggi non avrebbero portato grandi spostamenti di popolazione. L’autrice sottolinea che l’assenza di scambi genetici non significa assenza di contatti.

Rimane una domanda che lo studio lascia aperta: le comunità straniere cercavano soprattutto il metallo sardo, o il metallo viaggiava insieme ad altre merci?

Perché ci riguarda

Lo studio colloca la Sardegna nuragica dentro un grande sistema dell’età del Bronzo, esteso dal Mediterraneo all’Europa atlantica e alla Scandinavia. Lega poi il ruolo dell’isola alla domanda costante di rame, piombo e stagno in tutta Europa. L’autrice stessa avverte che il quadro è ancora generale e che molto resta da capire. Ma è una lettura che darebbe ai Sardi dell’età del Bronzo un posto di primo piano nei commerci di lunga distanza. E poggia sui dati di laboratorio. 

• L’articolo originale, ad accesso libero: Serena Sabatini, «From Scandinavia to the Levant: the Late Bronze Age metal trade and Nuragic Sardinia», Oxford Journal of

Archaeology, 2026. https://doi.org/10.1111/ojoa.70029

• La notizia su Archaeology News (in inglese): https://archaeologymag.com/2026/09/bronze-age-sardinia-supplied-copper-to-scandinavia/

Testo in italiano di Nurnet, basato sull’articolo originale pubblicato con licenza Creative Commons Attribution. Figure e foto di Serena Sabatini, riprodotte con la stessa licenza