di Renzo Trenta
Gigi Riva è diventato un eroe sardo per aver incarnato il riscatto e l’orgoglio di un’intera isola, rifiutando le lusinghe dei club più ricchi del nord Italia per legare la sua vita e la sua carriera al Cagliari Calcio. Le ragioni principali del suo status di leggenda includono: • L’impresa dello Scudetto: Ha guidato il Cagliari alla conquista dello storico e unico scudetto nella stagione 1969-1970, laureandosi anche capocannoniere. • La scelta di appartenenza: Ha rifiutato contratti faraonici da parte di squadre come Juventus e Inter, scegliendo di rimanere in Sardegna e diventando un simbolo di fedeltà e coerenza. • L’ambasciatore di un popolo: Attraverso i suoi successi sportivi, ha dato voce a una terra spesso vittima di pregiudizi nazionali, diventando un punto di riferimento per i sardi e affermando di sentirsi “sardo tra i sardi”. I sardi avevano un disperato bisogno di una figura come Gigi Riva perché la Sardegna degli anni ’60 e ’70 viveva una profonda crisi economica, sociale e di identità. Il calciatore è diventato lo strumento del loro riscatto storico.
Ecco i motivi principali per cui la sua figura è stata così fondamentale: • Isolamento ed emigrazione: L’isola soffriva di una forte povertà e migliaia di sardi erano costretti a emigrare al nord Italia o all’estero, dove spesso subivano forti discriminazioni e venivano trattati come cittadini di serie B. • Pregiudizi e stereotipi: I media nazionali dell’epoca associavano frequentemente la Sardegna solo al fenomeno del banditismo, ai sequestri di persona e alla pastorizia arretrata, offrendo un’immagine distorta e negativa del popolo sardo. • Vendetta sportiva e sociale: Vincere lo scudetto contro i colossi industriali del Nord (Torino e Milano) significò sconfiggere sul campo chi li guardava dall’alto in basso, trasformando il calcio in una rivincita sociale. • Riscatto della dignità: Per la prima volta nella storia moderna, la Sardegna non faceva notizia per la cronaca nera, ma dominava le prime pagine dei giornali per un primato positivo, generando un immenso senso di orgoglio collettivo. Il super eroe e la sindrome del riscatto identitario. Se intendiamo questa reazione collettiva e psicologica in senso metaforico, sociologico e culturale, possiamo definire questa condizione come una “sindrome di riscatto identitario” o una “sindrome dell’eterno secondo che si fa re”.
Se analizziamo i sintomi sociali di questa dinamica, la si può descrivere attraverso queste definizioni specifiche: • Sindrome del riscatto sociale: Il trasferimento delle proprie frustrazioni, della povertà e delle discriminazioni subite su un unico simbolo vincente, capace di azzerare il divario con gli oppressori. • Complesso di Calimero ribaltato: Il passaggio psicologico da una condizione di vittimismo, isolamento e sfortuna (il sentirsi “piccoli e neri” rispetto al resto del Paese) all’orgoglio della vittoria collettiva. • Transfert eroico: Un fenomeno sociologico in cui una comunità priva di potere politico ed economico delega interamente la propria sete di giustizia e dignità alle gambe e alle scelte di un solo uomo. • Patriottismo d’adozione: La totale identificazione con uno straniero che sceglie di non andarsene, curando il trauma storico dell’abbandono e dell’emigrazione forzata che i sardi subivano da generazioni. La nazione negata Le tesi del riscatto sociale e del transfert eroico nate con Gigi Riva si collegano direttamente all’indipendentismo sardo moderno e alla riscoperta della civiltà nuragica. In sociologia e antropologia, questo fenomeno prende il nome di “costruzione del mito fondativo”.
Il parallelismo si articola su tre livelli precisi: 1. Il ribaltamento della narrazione egemone: • Nel calcio (Riva): I sardi hanno rifiutato lo stereotipo di “popolo arretrato e bandito” battendo le potenze industriali del Nord sul campo. • Nella storia (Civiltà Nuragica): L’indipendentismo e l’archeologia identitaria combattono la narrazione che vede la Sardegna antica come una terra marginale e passiva, eternamente colonizzata da Fenici, Cartaginesi e Romani. • La rivalsa: Esaltare i Nuragici come navigatori, commercianti e costruttori avanzati (e non semplici pastori isolati) serve a dimostrare una grandezza storica antecedente e indipendente dall’Italia.
2. La ricerca dell’Inviolabilità e della Resistenza: • Nel calcio (Riva): Riva incarnava il sardo d’adozione fiero, silenzioso e incorruttibile, che “resiste” alle lusinghe del denaro del Nord (la Juventus). • Nella storia (Civiltà Nuragica): Il nuraghe e la tesi della “Barbagia inviolata” vengono usati come simboli archetipici di una Sardegna che non si piega all’invasore esterno. • La rivalsa: La storiografia identitaria legge l’età nuragica come l’età dell’oro della sovranità sarda, un’epoca in cui l’isola era autonoma, forte e non dipendente da dinamiche continentali.
3. La compensazione del complesso di subalternità: • Nel calcio (Riva): L’orgoglio ferito dall’emigrazione di massa trovava sollievo e dignità nella vittoria dello Scudetto. • Nella storia (Civiltà Nuragica): Le teorie sulla Sardegna come mitica Atlantide o le dispute sulla datazione dei Giganti di Mont’e Prama che rispondono allo stesso bisogno psicologico: compensare la marginalità politica ed economica odierna rivendicando una centralità millenaria nel Mediterraneo. Basi fondative per il futuro Per uscire da questa “sindrome di riscatto” – che oscilla costantemente tra il complesso di subalternità e l’iper-compensazione mitologica – una comunità deve compiere un passaggio psicologico e culturale preciso: trasformare la rivendicazione identitaria in autodeterminazione pragmatica.
In sociologia e psicologia dei popoli, il superamento di questa dinamica avviene attraverso quattro passaggi fondamentali: 1. Dalla storiografia difensiva alla maturità scientifica • Uscire dal mito: Accettare la storia per quella che è, senza il bisogno di inventare primati iperbolici (come la Sardegna-Atlantide) per sentirsi degni. • Valorizzazione oggettiva: Riconoscere la reale grandezza della civiltà nuragica e dei Giganti di Mont’e Prama tramite scavi, fondi e ricerca scientifica internazionale, smettendo di usarli come “scudo” contro presunti complotti accademici.
2. Dall’eroe salvatore (il “Riva”) all’intelligenza collettiva • Responsabilizzazione: Capire che nessun “eroe esterno” o leader carismatico può risolvere i problemi strutturali di un popolo. • Emancipazione: Passare dal culto del singolo (il transfert eroico) alla creazione di reti sociali, imprenditoriali e politiche locali capaci di generare sviluppo autonomo.
3. Sostituire la rivalsa con la normalizzazione • Superare il rancore: Smettere di definire la propria identità esclusivamente “in opposizione a” un oppressore esterno (lo Stato, il Nord, i colonizzatori). • Consapevolezza di sé: Raggiungere una sicurezza identitaria tale per cui non si sente più il bisogno di dimostrare continuamente il proprio valore agli altri.
4. Trasformare l’insularità da limite a risorsa globale • Connessione internazionale: Rompere l’isolamento culturale ed economico non più attraverso l’emigrazione subita, ma tramite l’internazionalizzazione delle imprese, del turismo sostenibile e della cultura. • Modello di sviluppo: Dimostrare la propria eccellenza nei fatti contemporanei (transizione energetica, innovazione tecnologica, eccellenza agroalimentare) e non solo nel ricordo dei successi sportivi o archeologici del passato.
In sintesi, si esce da questa sindrome quando il passato smette di essere un rifugio nostalgico per curare le frustrazioni del presente e diventa, invece, la base solida su cui costruire il futuro.

