NURNET su Einstein Telescope, per la Sardegna, i Sardi e le Barbagie del pastoralismo –

Inchiesta e richiesta del gruppo di lavoro Nurnet

Antonello Gregorini, Lucio Pascarelli

 Indice

Capitolo 1 — La storia di Einstein Telescope, e perché la Sardegna

1.1 Da dove parliamo

1.2 Una finestra nuova sull’universo

1.3 Einstein Telescope

1.4 Perché Sos Enattos

1.5 Il territorio in cui ET si insedia

1.6 Cosa fa questo articolo

Capitolo 2 — La fisica delle onde gravitazionali e la tecnologia dei rivelatori

2.1 Cosa sono le onde gravitazionali

2.2 Cosa le genera, e perché studiarle

2.3 Come si misurano: l’interferometro

2.4 Quanto è piccolo il segnale

2.5 I nemici del segnale: il rumore, e il rumore sismico in particolare

2.6 Perché una terza generazione: Einstein Telescope

Capitolo 3 — Il territorio dove si vuole realizzare Einstein Telescope

3.1 Un territorio che sembra vuoto, e non lo è

3.2 La società pastorale

3.3 Una transizione senza programmazione

3.4 Lo spopolamento, in numeri

3.5 La densità che non era mai stata quantificata

3.6 Un precedente sardo: il Parco del Gennargentu

Capitolo 4 — Elementi di positività: per la scienza, per la Sardegna, per la Barbagia

4.1 Per la comunità scientifica europea

4.2 Per la Sardegna

4.3 Per la Barbagia di Bitti e i territori vicini

4.4 Gli investimenti, e i tre perimetri che li rendono confrontabili

4.5 In sintesi

Capitolo 5 — Elementi di negatività: le debolezze del progetto per la Sardegna e la Barbagia

5.1 Una norma fatta solo di vincoli

5.2 Un perimetro che è una scelta, non una geometria

5.3 Quanti sono i comuni dell’Einstein Telescope

5.4 Il costo che non è mai entrato nel conto

5.5 Il lapideo: la domanda vera è al regime

5.6 La trasparenza che c’è altrove

5.7 La densità archeologica come valore a rischio

5.8 Il vincolo è reale, ed è già stato applicato — ma finora solo all’eolico

Capitolo 6a — La candidatura UNESCO: quale e a quali condizioni

Capitolo 6b — Lo smarino in un progetto ambientale strategico

6b.1 Un problema che può diventare risorsa

6b.2 La proposta: dallo smarino alla difesa del territorio

6b.3 Le cautele, perché la proposta regga

6b.4 L’argomento che la rende difficile da respingere

6b.5 Perché è una compensazione, non un costo

Capitolo 6c — «Terre della Civiltà pastorale e dell’ascolto universale»: una proposta

6c.1 L’idea, in una frase

6c.2 Perché «ascolto»

6c.3 L’offerta concreta

6c.4 Perché è una proposta difficile da rifiutare

Capitolo 7 — Compensazioni per il territorio: cosa pretendere

7.1 Perché si parla di compensazioni

7.2 Il principio: negoziare da pari, non chiedere un favore

7.3 Le leve, concrete e verificabili

7.4 Una conclusione, non una protesta

 

NURNET su Einstein Telescope, per la Sardegna, i Sardi e le Barbagie del pastoralismo

Capitolo 1 — La storia di Einstein Telescope, e perché la Sardegna

«A un occhio estraneo appare come natura vergine perché è un territorio non marcato da presenze monumentali […] eppure è uno spazio intensamente segnato […]. Non c’è un pezzo di terreno non pascolato.»   Bachisio Bandinu, Pastoralismo in Sardegna

1.1 Da dove parliamo

Questo articolo non nasce per promuovere Einstein Telescope né per fermarlo. Nasce da una posizione terza e si schiera ambiziosamente dalla parte delle popolazioni locali. Scriviamo perché le comunità dei venti comuni attorno a Sos Enattos possano, eventualmente, negoziare al meglio ciò che è in gioco: la cessione di territorio e l’apposizione di vincoli d’uso.

Il nostro metodo non è l’indignazione ma il dato verificato. Distinguiamo i fatti dalle narrazioni, abbiamo costruito un archivio di fonti, ci siamo serviti di strumenti di intelligenza artificiale per reperire, misurare e verificare, abbiamo interpellato i referenti del progetto e dialogato con alcuni referenti locali. Siamo guidati anche dalla nostra interpretazione degli insegnamenti del Maestro Bachisio Bandinu, purtroppo deceduto di recente.

Distinguere i fatti dalle narrazioni non tradisce nessuna causa: la rafforza.

1.2 Una finestra nuova sull’universo

Per un secolo le onde gravitazionali — le increspature dello spaziotempo previste da Einstein nel 1916 — sono rimaste una previsione teorica. Poi, il 14 settembre 2015, i due interferometri statunitensi LIGO hanno registrato il segnale della fusione di due buchi neri: la prima rivelazione diretta, premiata con il Nobel per la fisica nel 2017 (metà a Rainer Weiss, un quarto ciascuno a Barry C. Barish e Kip S. Thorne, «for decisive contributions to the LIGO detector and the observation of gravitational waves»; fonte: sito ufficiale del premio Nobel).

Nell’agosto 2017 l’interferometro europeo Virgo, in Italia, si è unito alla rete; pochi giorni dopo, il 17 agosto 2017, la fusione di due stelle di neutroni è stata “vista” contemporaneamente come onda gravitazionale e come luce, aprendo l’era dell’astronomia multi-messaggero.

In meno di dieci anni un fenomeno mai osservato è diventato uno strumento di misura dell’universo, ma i rivelatori attuali stanno raggiungendo i propri limiti: per andare oltre serve una macchina di nuova generazione.

1.3 Einstein Telescope

Einstein Telescope (ET) è il rivelatore europeo di terza generazione: un osservatorio sotterraneo, con bracci di qualche decina di chilometri, progettato per una sensibilità molto superiore a quella di Virgo e LIGO. È incluso nel Piano nazionale delle infrastrutture di ricerca (PNIR) 2021-2027 tra quelle ad alta priorità e di categoria globale (L. 41/2023, art. 47 c. 9-quinquies). La sua realizzazione comporta lo scavo di circa 30 km di gallerie in profondità, oltre alle discenderie funzionali al raggiungimento delle profondità di progetto da parte dei mezzi di cantiere e delle strumentazioni scientifiche. Per questo è stimata la movimentazione di circa 5,5 milioni di metri cubi di materiale (Atzeni, Biagi, Deidda, Vargiu 2020, Zenodo DOI 10.5281/zenodo.3895752), stime confermate dal PFTE (Progetto di Fattibilità Tecnica Economica), la cui redazione è tuttora in corso.

Per l’Italia il sito candidato è l’area che ha come primo vertice l’ex miniera di Sos Enattos, nel territorio di Lula (Nuoro), in Barbagia. Gli altri vertici sono in territorio di Orune a ovest e di Bitti a est.

La scelta della sede è ancora aperta. Allo stato attuale i siti in competizione sono tre — Sos Enattos, l’area dell’Euregio Mosa-Reno (confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania) e, più recentemente, la Sassonia tedesca (così la pagina istituzionale della Regione Sardegna, `regione.sardegna.it/einstein-telescope, il dato è confermato anche dalla premessa dell’Accordo di governance della candidatura). L’ipotesi delle due “L” affiancherebbe la Sardegna alla Sassonia.

In questa fase il progetto sul tavolo è un progetto di prefattibilità e siamo all’interno di un processo di competizione internazionale la cui conclusione è attesa entro la fine del 2027. Data la competizione internazionale, nessuno dei siti candidati fa trapelare informazioni sensibili come, ad esempio, i costi dell’infrastruttura o simili che possano fornire un vantaggio competitivo agli altri competitor.

Superata questa fase, si andrà verso il PFTE (progetto di fattibilità tecnico-economica) con ulteriori indagini e studi sul sito. Se la domanda è “quanto tempo abbiamo per verificare gli studi presentati e valutare eventuali compensazioni?” Allora la risposta è “ancora diversi anni”.

La domanda da porre però dovrebbe essere diversa: “Fatta salva la compatibilità ambientale del progetto, cosa possiamo fare per massimizzare l’impatto socio-economico di ET?”

1.4 Perché Sos Enattos

La scelta del sito non è mai stata assolutamente politica. Anzi, la difficoltà della candidatura italiana è riuscire a far prevalere questioni di carattere tecnico-scientifico su quelle più squisitamente economiche e politiche. E.T. può essere costruito altrove, probabilmente costerà di più, probabilmente sarà un investimento con un rischio tecnico più alto, necessiterà di più tempo per il raggiungimento degli obiettivi scientifici ma può essere fatto.

Figura 2 – configurazioni in progetto, a Triangolo e a Elle

 

Un rivelatore così sensibile pretende un requisito raro, il silenzio sismico. Ha bisogno di un sottosuolo geologicamente stabile e di un territorio poco disturbato dalle vibrazioni prodotte dall’attività umana.

La Barbagia di Bitti, con la sua bassa antropizzazione e la geologia dell’ex distretto minerario, offre quel silenzio. Il perché tecnico — cosa significhi misurare uno spostamento più piccolo di un nucleo atomico, e perché le vibrazioni siano il nemico — è il tema del capitolo 2.

Qui conta fissare il paradosso da cui parte tutto l’articolo: la stessa qualità che rende il sito prezioso per la scienza — l’essere “silenzioso”, poco costruito, poco popolato — è il segno di un problema. Quel territorio è silenzioso anche perché gli abitanti stanno andando via, soprattutto i giovani.

Come accade ogni volta che si annuncia la possibilità di realizzare un progetto importante, si innescano dinamiche locali che portano a cambiamenti ancor prima che il progetto venga effettivamente realizzato, soprattutto in un progetto come l’ET che è connotato da grande attenzione da parte dei mass media.

Figura 3 – Schema Piano Regionale Trasporti – Stato attuale e, a dx in rosso, la ferrovia per Nuoro e Olbia

 

La Regione Sardegna sta da tempo ripensando il sistema infrastrutturale, con le prime fasi progettuali sostenute da finanziamenti, dell’ordine delle centinaia di milioni di euro, per rafforzare il territorio e, inoltre, sta favorendo le riunioni tra i comuni locali per delineare le strategie di sviluppo per i prossimi anni, Comuni che mirano a lavorare insieme costruendo strumenti di governance multilivello per la pianificazione strategica a livello di area vasta e a dotare il territorio di strumenti politici comuni e competenze tecniche per la pianificazione dello sviluppo.

Si pensi, oltre alle ingenti risorse finanziarie già in campo per la riqualificazione della viabilità locale (che abbatte i tempi di percorrenza per raggiungere gli hub di  riferimento), la recente approvazione dello Schema di Piano Regionale dei Trasporti della Sardegna in cui si mira a collegare Nuoro con l’infrastruttura ferroviaria nazionale e, da qui, prevedere anche il collegamento Nuoro-Olbia. Il discorso pubblico locale, oltre a riunire i Comuni, sta già producendo un cambiamento che va governato dalla fase attuale, dove si percepisce la percezione di non avere futuro, alla possibilità di costruirlo governando la spirale promossa dall’ET per invertire l’attuale marginalizzazione.

Figure 4 – Schema Piano Regionale Trasporti – interventi di prossimità dell’E.T.

 

Con l’approvazione dello schema preliminare del nuovo Piano Regionale dei Trasporti (PRT), inoltre e relativamente all’area, si deve segnalare positivamente l’intenzione di Collegare la rete ferroviaria con Nuoro e la costa orientale, attraverso la direttrice Nuoro-Olbia, schema che prevede azioni e scelte strutturali nei prossimi 10-15 anni per risolvere il collegamento dell’unico capoluogo in Italia non servito dal Trasporto Pubblico Locale su ferro.

1.5 Il territorio in cui ET si insedia

Il silenzio del sito è sismico, non umano. La citazione di Bandinu in apertura serve proprio a questo: a un occhio esterno la Barbagia interna appare come uno spazio vuoto, “natura vergine”, perché non è marcata da grandi monumenti o da paesaggi agrari; in realtà è un territorio intensamente segnato dal pascolo e dalla vita pastorale, e — lo mostreremo con i numeri nel capitolo 3 — punteggiato di presenze archeologiche, in un’area che — mostreremo — l’archeologia ha indagato meno del resto dell’isola.È anche un territorio in declino demografico strutturale: i venti comuni dell’area hanno il loro massimo storico nel 1991 e da allora perdono popolazione; nei sette anni in cui ET è diventato un progetto concreto (2019-2026) hanno perso quasi 6.000 residenti (ISTAT; dettaglio nel capitolo 3).

Figura 5 – Vista a volo d’uccello della valle di Sos Enattos verso gli edifici della miniera

 

Lo spopolamento precede ET di decenni: non ne è causato, come ha affermato qualche followers proprio in questi giorni. Proprio per questo la domanda vera non è se ET danneggi il territorio, ma se un’opera da miliardi che arriva su un’area in calo da una generazione ne inverta il destino o si limiti ad accompagnarlo. Questo articolo propone che l’opera E.T. sia un generatore di nuova vitalità per il territorio, con la valorizzazione della sua storia e tradizione plurimillenarie. Le Barbagie a nostro avviso sono la parte di Sardegna che più ha caratterizzato la Sardegna, sia verso l’interno sia verso l’esterno, diventando vettore di miti e molteplici studi antropologici, in particolare per la Civiltà del pastoralismo che in qualche misura l’ha determinata (Le Lannou, Bandinu et alii).

1.6 Cosa fa questo articolo

Nei capitoli che seguono ricostruiamo prima la scienza (capitolo 2), poi il territorio e la sua storia (capitolo 3); pesiamo le positività del progetto per la comunità scientifica europea, per la Sardegna e per la Barbagia (capitolo 4) e, con lo stesso metro, le sue debolezze (capitolo 5); avanziamo idee e proposte (capitolo 6) e chiudiamo con ciò che, in concreto, il territorio deve poter pretendere: le compensazioni (capitolo 7). Il filo che tiene insieme il tutto è un principio antico, che in Sardegna ha già un precedente — il Parco del Gennargentu: non si può fare alcuna trasformazione contro la volontà della popolazione.

Capitolo 2 — La fisica delle onde gravitazionali e la tecnologia dei rivelatori

(chi non è interessato alla fisica e alla tecnica può passare a capitolo 3)

2.1 Cosa sono le onde gravitazionali

Nel 1916, un anno dopo aver formulato la relatività generale, Einstein previde che masse in movimento accelerato dovessero produrre delle increspature dello spaziotempo, capaci di propagarsi nel vuoto alla velocità della luce: le onde gravitazionali. Le onde gravitazionali sono deformazioni dello spazio stesso, che si allunga e si accorcia al loro passaggio. Per un secolo sono rimaste una previsione: talmente deboli che misurarle sembrava impossibile.

2.2 Cosa le genera, e perché studiarle

Le sorgenti che possiamo oggi rivelare sono le più violente dell’universo: coppie di oggetti compatti — buchi neri, stelle di neutroni — che spiraleggiano l’uno attorno all’altro fino a fondersi. Nell’avvicinarsi emettono un segnale che sale rapidamente in frequenza e ampiezza, il chirp, prima del silenzio della fusione. Studiarle apre una

finestra nuova sull’universo, indipendente dalla luce: permette di “vedere” oggetti che luce non emettono, come i buchi neri, di mettere alla prova la relatività generale là dove la gravità è più forte, e di misurare l’espansione dell’universo con un metodo indipendente (le “sirene standard”). A questo si aggiungono le ricadute: la caccia a una sensibilità estrema spinge ottica, laser, tecnologie del vuoto, materiali e calcolo, e forma generazioni di ricercatori.

2.3 Come si misurano: l’interferometro

Lo strumento è, nel suo principio, semplice. Come scrive Barsuglia, «un interferometro di Michelson non è altro che un dispositivo che usa la luce per misurare la distanza fra due specchi» (p. 53). Due bracci perpendicolari, uno specchio in fondo a ciascuno, un raggio laser diviso in due che percorre i bracci e torna: ricombinando i due fasci, l’interferenza della luce misura con enorme precisione ogni minima variazione di lunghezza fra i due percorsi. È qui che entra l’onda gravitazionale, «poiché il passaggio di un’onda è equivalente a una deformazione asimmetrica dello spazio (un braccio si allunga e il braccio perpendicolare si accorcia)» (p. 49). Così, come sintetizza l’autore, «l’interferometro di Michelson trasforma il passaggio di una vibrazione dello spazio-tempo nella variazione di una potenza luminosa» (p. 49). L’onda, invisibile, diventa un segnale di luce misurabile. Perché funzioni servono, dice Barsuglia, «due cose: un sistema di misura sufficientemente sensibile e specchi ben isolati da disturbi esterni» (p. 53). Sono esattamente i due fronti su cui si gioca tutta l’ingegneria di questi strumenti.

2.4 Quanto è piccolo il segnale

La difficoltà è nell’ordine di grandezza. La deformazione da misurare è dell’ordine del trilionesimo di metro — Barsuglia lo dice senza mezzi termini quando affronta il rumore: «Ma per arrivare a un trilionesimo di metro purtroppo non basta andare sottoterra» (p. 54). Per farne sentire la scala, un confronto — che è nostro, non dell’autore: un trilionesimo di metro è 10⁻¹⁸ m; un atomo misura circa 10⁻¹⁰ m e un nucleo atomico circa 10⁻¹⁵ m.

Lo spostamento da rivelare è quindi dell’ordine del millesimo del diametro di un nucleo atomico. Misurarlo su bracci lunghi chilometri è ciò che rende questi strumenti fra i più sensibili mai costruiti.

2.5 I nemici del segnale: il rumore, e il rumore sismico in particolare

A quel livello di precisione, tutto disturba: le vibrazioni del terreno (rumore sismico, dominante alle basse frequenze (tra i 2 ed i 10 Hz) rumore magnetico, fluttuazioni del campo gravitazionale (rumore newtoniano), l’agitazione termica dei materiali, la natura granulare della luce stessa (rumore quantistico). Il rumore sismico è il primo ostacolo, ed è quello che ci porta dritti al territorio.

Barsuglia spiega da dove viene: «Le principali fonti di queste vibrazioni sono le onde del mare che sbattono contro i continenti e producono onde sismiche» (p. 54). Sotto una montagna o dentro una miniera quel rumore diminuisce, perché le onde sismiche di superficie sono attenuate.

Ma la profondità, avverte, non basta da sola: «per arrivare a un trilionesimo di metro purtroppo non basta andare sottoterra» (p. 54).

Figura 6 – Lo schema dell’interferometro di Michelson: il fascio laser è diviso in due, percorre i bracci, si riflette sugli specchi sospesi e si ricombina sul fotorivelatore.

 

Serve anche isolare gli specchi dal terreno, e qui l’autore è netto: «esiste un solo modo per ridurre il rumore sismico fino a dei livelli sufficienti per rivelare le onde gravitazionali: trasformare gli specchi in pendoli, attaccandoli a un filo» (p. 54) — «un pendolo è quindi un attenuatore del rumore sismico ad alta frequenza» (p. 54). Sospesi come pendoli, gli specchi diventano di fatto “liberi” alle frequenze che ci interessano. Nella stessa pagina Barsuglia collega esplicitamente la tecnica al sito: ricorda che il rivelatore giapponese KAGRA è costruito sotto una montagna, e aggiunge che «anche il futuro osservatorio Einstein Telescope, del quale parleremo nel capitolo finale del libro, è previsto in un sito sotterraneo» (p. 54). Sotterraneo e sospensioni si sommano. Ed è proprio questa combinazione — profondità più un luogo intrinsecamente quieto — che spiega perché la scelta del sito conta tanto, e ci conduce alla Barbagia (capitolo 3).

2.6 Perché una terza generazione: Einstein Telescope

I rivelatori attuali, Virgo e LIGO, hanno aperto l’era osservativa ma ne stanno raggiungendo i limiti. Per andare oltre serve un salto di scala. Lo dice l’autore, che di Virgo è stato protagonista: «Il progetto, un rivelatore di terza generazione europeo, si chiama Einstein Telescope e ha l’obiettivo ambiziosissimo di fare dieci volte meglio di Virgo e LIGO, ma anche di guardare a frequenze più basse, dove le sorgenti si osservano più a lungo e sono più massicce» (p. 188). Sulla forma della macchina, Barsuglia fotografa un progetto ancora in definizione:

«Il disegno esatto di Einstein Telescope non è ancora definito, ma potrebbe essere un triangolo sotterraneo con lati di 10 chilometri con due interferometri per ogni braccio, uno caldo e uno freddo. Oppure il rivelatore potrebbe essere costituito da due L sotterranee di circa 15 chilometri in due siti diversi» (p. 189).

Questo passaggio è importante per due ragioni. La prima è tecnica: i “due interferometri per braccio, uno caldo e uno freddo” dicono la logica di ET — separare la banda di alta frequenza (a temperatura ambiente) da quella di bassa frequenza (a specchi criogenici, raffreddati), per coprire con un solo osservatorio un intervallo che oggi richiederebbe strumenti diversi.

La seconda ci riguarda da vicino: la misura del tracciato che analizziamo nel capitolo 3 — due bracci di circa 15 km ad angolo retto — corrisponde alla configurazione a “L”, e i 15 chilometri sono, con le parole stesse dell’autore, la lunghezza di ciascun braccio, non un raggio attorno al sito.

È un punto che altrove è stato frainteso, e che qui possiamo fissare citando la fonte. Dieci volte più sensibile, verso le basse frequenze, sotterraneo, criogenico: questo è il salto. E poiché la bassa frequenza è proprio la banda che il rumore sismico aggredisce di più, la posta in gioco del silenzio del sito, con ET, si alza.

Capitolo 3 — Il territorio dove si vuole realizzare Einstein Telescope

3.1 Un territorio che sembra vuoto, e non lo è

Questo territorio è che non è ciò che sembra. A un occhio esterno la Barbagia interna appare come uno spazio vuoto — poche strade, pochi grandi monumenti visibili, poca gente — e proprio questa apparenza di vuoto è ciò che lo rende prezioso per la scienza (il silenzio sismico del capitolo 2). Ma perché sembra vuoto? La risposta è antropologica e la approfondiamo nel prossimo paragrafo.

La categoria stessa del “panorama” non appartiene alla cultura pastorale. Il vuoto è nell’occhio dell’osservatore, non nel territorio, che è invece intensamente segnato dal lavoro e — come mostreremo — punteggiato di presenze archeologiche.

La narrazione del “niente” ha del resto una lunga storia in Sardegna: «la Sardegna, che ha una densità di monumenti archeologici unica al mondo… viene descritta come un deserto, come il luogo dove non c’è niente» (Chilosi e Gregorini, Il bias fenicio, postfazione di Fiorenzo Caterini).

Quella frase riguarda però la Sardegna nel suo insieme: la densità specifica di quest’area — che al capitolo 3.5 vedremo più bassa della media dell’isola — è un’altra cosa, e non va confusa. Il “silenzio” del sito è sismico, non umano.

3.2 La società pastorale

Il cuore antropologico di quest’area è una cultura pastorale che Bandinu legge dall’interno, e la prima cosa che ne emerge riguarda proprio lo sguardo con cui il territorio viene osservato da fuori. Nella cultura pastorale non esiste il concetto di paesaggio o di panorama: un luogo non si contempla, si pratica. Chi arriva da fuori cerca un panorama, non lo trova, e conclude che lì non c’è niente. Ma la categoria mancante è la sua, non quella di chi ci vive.

Perché lo spazio pastorale è conosciuto in un altro modo, che Bandinu descrive come «un intenso lavoro dei sensi»: della tanca «si sa quante pecore mantiene nelle annate buone e in quelle cattive, quali sono i periodi più critici o più favorevoli, se la fontana si secca d’estate o se è perenne». Si conoscono la qualità dell’erba, la pietrosità, l’esposizione al vento. È un sapere di dettaglio, accumulato per necessità di abitare, che non lascia monumenti e non si vede dalla strada. «Non c’è un pezzo di terreno non pascolato: su campu abertu è un reticolo tracciato dalla presenza dei pastori, uno spazio reso domestico». Il vuoto non c’è: c’è una segnatura che l’occhio esterno non sa leggere.

Il lavoro pastorale non è una professione fra le altre. «Fare il pastore non è un mestiere, è un modo di vivere». E il suo prodotto non nasce come merce: è su casu meu, il mio formaggio. «Fare il formaggio è un’istituzione: è un prodotto fatto per se stessi», che parla alla famiglia come provvista e reddito, e alla comunità «come conferma del proprio status e ruolo».

Bandinu ne trae una conseguenza che riguarda da vicino ogni progetto di sviluppo calato dall’alto: per produrre una merce orientata al mercato «dovrebbe morire una caratura totalizzante e auto-identificatoria». Non è resistenza al cambiamento per pigrizia. È che il cambiamento chiesto tocca l’identità, non solo il reddito.

Da qui la struttura sociale, che si riassume in due parole sarde. La prima è “semus paris”, siamo pari: «la società pastorale è caratterizzata da un forte sentimento egualitario», che Bandinu riconduce a quattro radici precise: l’uso delle terre comuni, la concezione fortemente autonomistica della famiglia, «la struttura atomistica dell’ovile dove ciascuno è re» e «la mancanza di una rete di interdipendenza di status e di ruolo». La seconda è “donzunu in trettos suos”, ciascuno nei propri confini: «c’è una delimitazione del campo di indipendenza».

Ne discende quella che l’autore chiama «una forte cultura anti-servile», sintetizzata da una frase che vale la pena leggere per intero: «Io non devo nulla a nessuno, e nessuno mi deve qualcosa».

Questa autonomia ha resistito alla storia. Anche quando l’Editto delle Chiudende creò il ceto dei proprietari terrieri, «ha resistito nelle classi meno abbienti la psicologia dell’autonomia e una riservata stima di sé, contrariamente a ciò che è avvenuto nella società agricola col formarsi del bracciantato».

Esiste la figura del printzipale, che possiede terreni, case e armenti, e con cui si stipulano contratti; ma «generalmente non ci sono veri e propri rapporti di lavoro che dispongano alla sudditanza». Nemmeno lol theracu, il servo-pastore, porta quella sottomissione psicologica che ci si aspetterebbe.

Perché tutto questo conta per Einstein Telescope. Una comunità costruita sull’idea che nessuno deve niente a nessuno non tratta come una controparte che chiede un favore, e non si accontenta di essere consultata a decisione presa. Chiede di negoziare da pari. È esattamente il registro in cui va posta la questione delle compensazioni del capitolo 7, ed è la ragione per cui il precedente del Gennargentu (3.6) non è un aneddoto locale: è la stessa cultura che reagisce allo stesso gesto.

Tuttavia, è importante dire che fin dalle prime misure a Sos Enattos, i ricercatori hanno incontrato le autorità e le istituzioni locali chiedendo il loro supporto per avviare il processo di candidatura. Storicamente la comunità non è stata informata della candidatura a decisione presa. Si è arrivati alla candidatura perché si aveva l’avallo dei rappresentanti locali. Questi non rappresentata le Comunità locali? Allora ci sarebbe da chiedersi chi, contattabile e convocabile, la rappresenta? Chi è che negozia per conto di chi? Nei vari tavoli siedono e vengono coinvolti i sindaci dei vari comuni ed i rappresentanti della provincia e della Regione. Non è possibile pensare o praticare soluzioni in cui il primo che passa si definisca e sia accettato come interlocutore.

3.3 Una transizione senza programmazione

Questo mondo è in trasformazione da decenni, e la trasformazione, dice Bandinu, «sta avvenendo senza una programmazione politica, alla mercé degli eventi». «È scomparso l’ovile come scuola di formazione… si vive in paese e si va in campagna per mungere».

E un dato che pesa: «il prezzo del latte è fermo da vent’anni mentre sono aumentate le spese di conduzione… l’azienda agropastorale è indebitata». È il filo che percorre tutto questo testo: pastori e cavatori vivono crisi strutturali che precedono ET di decenni, ed ET arriva su un territorio già in transizione, senza un piano per governarla. E che questo declino non sia solo un’osservazione nostra lo mette per iscritto l’UNESCO stessa: la scheda del canto a tenore («Sardinian pastoral songs», iscritto 2008) indica come minaccia all’elemento riconosciuto proprio «il declino della cultura pastorale» — lega cioè un patrimonio dell’umanità alla sopravvivenza di questa società (si veda il cap. 6a).

3.4 Lo spopolamento, in numeri

Serie censuaria ISTAT dei venti comuni: massimo storico nel 1991 (99.959 abitanti), cresciuti del +26,0% dal 1951; da allora un calo strutturale di 12.306 residenti (−12,3%) fino al 2024. Il declino è cominciato tre generazioni fa: non è causato da ET, e non lasciamo intendere alcun nesso. La domanda giusta: un’opera da miliardi che arriva su un’area in calo da una generazione ne inverte il destino o lo accompagna? Sul recente, con la prova in mano: nei sette anni in cui ET è diventato progetto concreto (2019-2026) i venti comuni hanno perso quasi 6.000 residenti (−6,4%), 19 su 20 in calo. Bitti — comune del vertice della “L” — è tra i più colpiti (−10,2% in 7 anni) e declina ininterrottamente dal 1951, da 5.829 a 2.516 abitanti (meno della metà in 70 anni). Un solo comune cresce, Padru (+2,4%): lo diciamo, perché mostrare dove non succede rafforza l’argomento. L’invecchiamento accelera: indice di vecchiaia aggregato 261,2 al 2024 (ISTAT), con Lodè a 538. E la Regione stessa colloca questi comuni tra quelli da sostenere contro lo spopolamento: la Delib.G.R. 44/16 del 14 dicembre 2023 (attuativa dell’art. 13 della L.R. 3/2022 sul contrasto allo spopolamento) elenca i comuni sardi sotto i 3.000 abitanti, e vi figurano i comuni più coinvolti da ET — Bitti (2.661), Lula (1.277), Onanì (375), Orune (2.185). È una soglia di popolazione, non un giudizio di “disagio”, e va scritto così.

(Fonte: ISTAT — serie censuaria 1951-2024, POSAS 2019-2026, Tavola A.4 censimento 2024; dati verificati, `pastoralismo_economia_territorio/`. la serie contemporanea copre 2019-2026.)

3.5 La densità che non era mai stata quantificata

Lungo il tracciato i siti archeologici censiti sono molti in valore assoluto, su entrambe le configurazioni di E.T. Sulla geometria a triangolo risultano censiti almeno 74 siti entro 5 km, 195 entro 10, 434 entro 15, 792 entro 20; sulla “L” (bracci di 15 km, ricostruzione indicativa) 69, 235, 488 e circa 870 entro 20 km. Dei siti entro 5 km, la composizione (sulla L) è: 39 nuraghi, 12 tombe di giganti, 5 dolmen, 5 domus de janas, più fonti, pozzi e una fontana sacra.

Ma il numero assoluto inganna, e va detto contro il nostro stesso interesse retorico: rapportati alla superficie, quei siti danno una densità inferiore alla media dell’isola. Per chilometro quadrato la Sardegna intera conta 0,542 siti censiti; entro 5 km dal tracciato 0,185, poi 0,264 a 10 km, 0,314 a 15, 0,368 a 20. Attorno all’opera la densità documentata è circa un terzo di quella regionale, e cresce man mano che ci si allontana.

Qui però la parola «censiti» è tutto. In un’area spopolata e poco battuta, una densità bassa può significare «ci sono meno siti» oppure «ne sono stati cercati meno»: i nostri archivi vengono da ricognizioni pubblicate, che seguono le strade e i paesi. La lettura corretta non è dunque «un patrimonio densissimo da proteggere», ma un’altra e più forte: quest’area probabilmente è documentata meno del resto della Sardegna, proprio mentre sta per ospitare lo scavo più grande della sua storia.

Sull’altopiano di Bitti c’è del resto Su Romanzesu, complesso nuragico tra i più articolati e misteriosi, nei pressi del tracciato. A Valle di Orune la Fonte di Su Tempiesu, gioiello dell’architettura nuragica. Un promemoria di cosa un territorio poco indagato può ancora custodire. È il punto da cui parte una proposta concreta (cap. 6).

(Fonte: archivio Nurnet)

3.6 Un precedente sardo: il Parco del Gennargentu

Un caso, trent’anni prima, che sembra scritto per ET: il Parco del Gennargentu, vincolo calato dall’alto su un territorio pastorale. Bandinu: «Il concetto di Parco secondo il modello canonico era inaccettabile per la mentalità dei pastori: il territorio di pascolo e di vita non poteva essere alienato per un servizio ambientalista»; «quando si interviene dall’esterno, le popolazioni locali avvertono che il territorio è alienato ed esse stesse si sentono alienate»; e la frase che apre il libro e che riprenderemo nel capitolo 7: «non si può fare alcuna trasformazione contro la volontà della popolazione». È il principio del consenso, la lezione che il territorio porta con sé.

Capitolo 4 — Elementi di positività: per la scienza, per la Sardegna, per la Barbagia

Un’analisi corretta non elenca solo i costi. Einstein Telescope porta con sé benefici reali, e vanno riconosciuti prima e con la stessa serietà con cui, nel capitolo 5, se ne pesano le debolezze. Li ordiniamo per beneficiario, perché non sono gli stessi per tutti: una cosa è ciò che ET dà alla scienza europea, un’altra ciò che dà alla Sardegna, un’altra ancora ciò che arriva davvero alla Barbagia di Bitti.

4.1 Per la comunità scientifica europea

ET è scienza di frontiera. È il rivelatore di terza generazione che porta l’astronomia gravitazionale dalla scoperta alla misura di precisione: dieci volte più sensibile di Virgo e LIGO, capace di guardare a frequenze più basse e quindi a sorgenti più lontane e più massicce (cap. 2). Per l’Europa significa consolidare un primato che con Virgo ha già dimostrato di saper tenere.

Il valore scientifico è quello dell’era multi-messaggero inaugurata dalla fusione di stelle di neutroni del 17 agosto 2017: capire la materia negli stati più estremi, ricostruire l’origine degli elementi pesanti, misurare l’espansione dell’universo con un metodo indipendente. A questo si aggiunge un ritorno che va oltre l’astrofisica: la caccia a una sensibilità estrema spinge l’ottica, i laser, le tecnologie del vuoto e della criogenia, il calcolo, e forma una generazione di ricercatori e tecnici. Sono ricadute che storicamente escono dai laboratori e diventano industria.

4.2 Per la Sardegna

Per l’isola, ospitare ET significa entrare nel cuore di una grande infrastruttura di ricerca di categoria globale (inclusa nel PNIR fra quelle ad alta priorità), con gli investimenti internazionali che vi si accompagnano. Non è un evento isolato: attorno al sito si sta radicando un ecosistema di ricerca — il laboratorio ET-SunLab a Sos Enattos (17 luglio 2026, inizio effettivo settembre 2026.) e le attività ETIC a Cagliari — che porta competenze, collaborazioni universitarie e visibilità internazionale sull’isola (I laboratori ETIC di Cagliari sono stati inaugurati il 9 luglio 2025).

È l’occasione, rara per un territorio periferico, di essere per una volta soggetto e non margine di un processo scientifico mondiale: attrazione di talenti, indotto scientifico stabile, un motivo per cui giovani formati possono restare o tornare. Sono benefici reali; il capitolo 5 mostrerà a quali condizioni si consolidano invece di restare potenziali.

4.3 Per la Barbagia di Bitti e i territori vicini

È il livello dove le promesse vanno guardate più da vicino, con equità in entrambe le direzioni. Il beneficio più tangibile è la domanda di lavoro della fase di cantiere: le stesse fonti istituzionali parlano di un ordine di grandezza di circa 2.000 persone/anno per una dozzina d’anni, più qualche centinaio di ricercatori a regime. È un’iniezione vera di attività per l’edilizia, i trasporti, i servizi e la ricettività locale.

Lo studio di prefattibilità per le configurazioni a L e a triangolo determina tempi diversi che in questo momento non sono resi pubblici con la pubblicazione dei documenti, in quanto dato sensibile per la competizione internazionale.

Vengono detti nelle varie presentazioni e negli eventi pubblici. Si pensa tra i 7 ed i 10 anni in base alla configurazione. Il numero di persone direttamente impiegate in fase di cantiere è di circa un migliaio, a cui si dovrebbe aggiungere il numero di lavoratori dell’indotto e dei servizi annessi.

A regime, la parte rilevante per il territorio non sono i 100-200 che lavoreranno per ET, bensì il ruolo che l’Osservatorio potrebbe avere come attrattore di competenze ed investimenti e occasione di sviluppo. L’entità di questo impatto dipende dal territorio. Da qui l’azione di Sardegna Ricerche con i bandi per le tecnologie di interesse per ET ed i vari progetti per la collaborazione ricerca-imprese ed il trasferimento tecnologico.

Chi negozia ha bisogno di sapere esattamente che cosa misura. Le fonti del progetto danno tre numeri, a tre livelli di conteggio. Il primo è il cumulato: lo studio di impatto socio-economico presentato dall’INFN a Cagliari il 29 giugno 2026 stima per la fase di costruzione un’occupazione totale di 33.221 lavoratori equivalenti a tempo pieno sull’intero periodo.

È un totale di unità cumulate, non uno stock: la stessa persona impiegata per dieci anni conta dieci volte. Da questa cifra viene il «36.000» che circola. Il secondo è la media annua: lo stesso studio la indica in 3.320 lavoratori equivalenti a tempo pieno all’anno, comprensivi degli effetti indiretti e indotti, cioè anche dell’occupazione attivata presso i fornitori e nell’economia locale.

Lo studio del 2020 parla di un numero di persone attive sul progetto di 4000 unità su 9 anni (da cui i 36000 famosi). Attivi ovunque nel mondo, non strettamente in Sardegna o a Lula. Lo studio dell’epoca era basato sul Conceptual Design di ET per la candidatura ESFRI. Al momento sono in corsi studi di impatto socio-economico e questi costituiscono materiale per la competizione internazionale. Saranno completati entro quest’anno e verranno presentati agli interlocutori istituzionali. I documenti in sé non saranno resi pubblici prima dell’apertura dei fascicoli delle candidature

Il moltiplicatore dichiarato è 3,3, con effetti locali stimati attorno al 60 per cento. Il terzo è quello che si vede sul posto: la presentazione della Regione al convegno CISL di Nuoro del 22 maggio 2026 quantifica il cantiere di ET, indotto escluso, in 970 unità, cioè 430 tecnici edili, 230 impiantisti, 170 operai specializzati, 90 addetti dell’edilizia convenzionale e 50 nella logistica; il cantiere di ET SUnLab ne aggiunge 40.

Nessuno dei tre è sbagliato: misurano cose diverse, e vanno usati sapendo quale si sta usando. Una nota sulle durate, perché anche quelle differiscono: lo studio socio-economico calcola il cumulato sui dieci anni di costruzione vera e propria, mentre il cronoprogramma della Regione ne prevede dodici, comprendendo la messa in opera degli apparati e i collaudi.

C’è poi un quarto numero, ed è quello che riguarda il futuro del territorio più di tutti gli altri: terminata la costruzione, l’occupazione della fase operativa è stimata in 185 lavoratori equivalenti a tempo pieno, sostenuti per l’intera fase operativa di trent’anni.

È da qui che dovrebbe partire ogni discussione sulle compensazioni. Un’opera che impiega 970 persone per dodici anni e ne lascia 185 per trenta non è un fallimento: è la forma normale di un’infrastruttura di ricerca, da dire senza scandalo. Ma è una forma che il territorio deve conoscere prima di negoziare, perché chiedere ricadute permanenti a fronte di 185 posti stabili è un discorso diverso dal chiederle a fronte di 36.000. (Fonti: INFN, «L’impatto socio-economico di ET», relazione di Monique Bossi, Cagliari, 29 giugno 2026; Regione Autonoma della Sardegna, «Einstein Telescope Sardegna, Isola delle Competenze», convegno CISL, Nuoro, 22 maggio 2026.)

Per concludere, tutti questi numeri sono stime da prendere come probabili, ma non certe. Gran parte delle ricadute dipendono da come il territorio, Regione, Istituzioni Locali, Imprese, Associazioni di categoria e popolazioni, sapranno e vorranno offrire nel percorso del progetto.

4.4 Gli investimenti, e i tre perimetri che li rendono confrontabili

Anche sulle risorse circolano cifre diverse, e come per l’occupazione non si contraddicono: cambiano perimetro. Vale la pena scriverle una accanto all’altra.

L’impegno per la costruzione dell’opera è di 1.300 milioni di euro: 950 nazionali e 350 della Regione Sardegna. Il programma nel suo insieme, che comprende il laboratorio sotterraneo SUnLab, i progetti abilitanti come ETIC, TeRABIT e FABER, la formazione, il supporto territoriale e il trasferimento tecnologico, vale 1.484 milioni, di cui 1.032 nazionali, 409 regionali e 43 europei. La cifra di circa due miliardi che si incontra nelle presentazioni è un terzo perimetro ancora: comprende infrastruttura, apparati e ricerca e sviluppo a scala europea, non solo la parte italiana.

Accanto ai grandi numeri ci sono alcune voci piccole e datate, che hanno il pregio di essere già in corso e quindi verificabili.

ET SUnLab, il centro di accoglienza e i nuovi laboratori nell’area dell’ex Rimisa, frutto della collaborazione fra INFN, INAF e INGV: lavori iniziati nel luglio 2026, fine stimata a dicembre 2027. L’investimento è di circa venti milioni: venti nella presentazione della Regione al convegno CISL, ventitré nel quadro finanziario dello studio socioeconomico, verosimilmente per un perimetro di spesa più ampio.

Il bando di Sardegna Ricerche per le imprese sarde sugli ambiti tecnologici di ET: quattro milioni complessivi, fino a duecentomila euro per azienda, dopo una manifestazione di interesse che aveva raccolto 78 aziende e 91 progetti.

L’anello in fibra ottica del progetto TeRABIT, circa 1.100 chilometri in Sardegna, con il completamento dell’internet exchange point GARR previsto per il 2027 e tre milioni ulteriori quantificati per chiuderlo.

Sono cifre modeste rispetto al miliardo e trecento della costruzione. Sono però le uniche già in movimento, e per un territorio che negozia valgono come prova che qualcosa si può ottenere, non solo promettere.

C’è però una positività di lungo periodo che dipende da noi più che da altri: la visibilità. Un’infrastruttura scientifica mondiale che si insedia in un territorio ricco di patrimonio nuragico (cap. 3) può diventare, se valorizzata, un volano di turismo culturale e scientifico — la scienza di frontiera, Su Romanzesu, Su Tempiesu, l’icona del Pastoralismo e le sue tradizioni, in un’area montana e le aree contigue del mare che diventano un sistema importante di attrattività turistica, non più solo balneare ma ambientale, culturale, ambientale ed esperenziale.

È una possibilità, non un automatismo: va presentata a tutti, istituzioni e pubblico, come tale, ed è lo stesso patrimonio che il capitolo 5 propone di documentare prima dello scavo e il capitolo 6 di condividere come base di conoscenza.

4.5 In sintesi

Le positività di ET sono reali su tutti e tre i livelli, e chi scrive da difensore ideale del territorio e delle sue genti non ha interesse a nasconderle: un progetto negoziato bene è un progetto di cui il territorio incassa i benefici.

Ma quasi tutte, al livello locale, sono potenziali e condizionate — al radicarsi dell’indotto, alla riconversione dopo il cantiere, alla valorizzazione del patrimonio. Il capitolo 5 mostra le condizioni che oggi non ci sono, e il capitolo 7 le trasforma in richieste. Riconoscere i benefici e pretendere le condizioni perché diventino reali è esattamente il compito di chi negozia da pari.

Capitolo 5 — Elementi di negatività: le debolezze del progetto per la Sardegna e la Barbagia

Figura 7 – La fonte nuragica di Su Tempiesu

5.1 Una norma fatta solo di vincoli

Il primo elemento di debolezza sta nella norma stessa.

La Legge 41/2023 (art. 47, commi 9-quinquies e 9-sexies) istituisce, per consentire la realizzazione e il funzionamento di ET, un’area di protezione su venti Comuni in cui le attività economiche elencate nell’Allegato 1 (codici ATECO dell’estrazione da cave e miniere, cemento-calce-gesso, prodotti in calcestruzzo, taglio e finitura delle pietre, produzione di energia elettrica, costruzione di strade e ferrovie) sono soggette ad autorizzazioni rilasciate «di concerto con il Ministero dell’università e della ricerca, sentito l’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN)».

Il punto è strutturale: la legge crea un potere di autorizzazione discrezionale senza prevedere alcuna contropartita scritta. Nessun fondo, nessun ristoro, nessun criterio pubblico, nessuno strumento di sviluppo legato al fatto di ospitare l’infrastruttura. Va detto subito, per non esagerare: questo non significa che il territorio sia oggi schiacciato — anzi, vedremo (5.8) che finora il vincolo ha pesato poco, fermando di fatto il solo eolico. Significa che la cornice è asimmetrica per come è scritta: da un lato poteri e vincoli potenziali, dall’altro il vuoto sul contrappeso, qualunque sia il peso che quei vincoli assumeranno nel tempo. La legge dice due volte «in sede di prima applicazione»: il perimetro nasce dichiaratamente provvisorio, e il comma 9-sexies conferma che attività e Comuni «possono essere modificati» con decreto del Ministro sentito l’INFN. Il perimetro è quindi amministrativo e mobile, non fissato dal Parlamento.

5.2 Un perimetro che è una scelta, non una geometria

Quella lista non è un raggio. Misurata sul tracciato del KML, presenta due incoerenze distinte, che vanno tenute separate per non indebolirle.

La prima è di distanza, e il caso più netto sta sulla geometria ufficiale — quella a triangolo, di cui le coordinate dei vertici sono pubbliche (Di Giovanni et al., arXiv:2605.18135, 2026). Misurate su quei vertici, Orosei resta fuori dall’Allegato 2 a 19,99 km, mentre Torpè è dentro a 20,06 km: settanta metri separano un comune incluso da uno escluso, e il più vicino dei due è proprio quello escluso. Se il criterio fosse la distanza, sarebbe il contrario. Lo stesso vale sull’altra configurazione, quella a “L” (bracci di 15 km): lì Orani (11,56 km) e Bultei (12,14) sono più vicini di Siniscola (11,79) e Torpè (12,67), che però sono in Allegato 2. Non esiste una distanza-soglia che separi inclusi ed esclusi — e vale su entrambe le configurazioni, quindi la conclusione non dipende da quale si guardi: la lista non è geometria.

La seconda è economica: il bacino occupazionale più grande — il distretto del marmo di Orosei, oltre mille addetti con l’indotto — è fuori dall’elenco (a 19,99 km), mentre dentro ci sono i due bacini più piccoli, il granito di Buddusò-Alà dei Sardi (~180 addetti diretti) e il cementificio di Siniscola (53 addetti). (Dati occupazionali 2019: L’Unione Sarda, 27/11/2019, da ridatare prima della stampa.) Il criterio non è dunque nemmeno il peso occupazionale. E c’è il rovescio: Orosei sta nello stesso bacino economico; quindi, se il vincolo morde a Buddusò e a Siniscola gli effetti gli arrivano lungo la filiera, mentre nel procedimento non ha voce, perché non è in elenco — e il 9-sexies permette di infilarcelo domani con un decreto, senza passare dal Parlamento.

Né la distanza né il peso economico spiegano la lista. È una scelta discrezionale. E allora la domanda che regge il capitolo non è “dov’è il confine”, ma chi decide chi ha voce nel procedimento.

Tuttavia, è probabile che la definizione dell’area di rispetto sia stata fatta includendo tutti i comuni il cui territorio fosse ad una specifica distanza dai vertici che si ipotizzavano all’epoca (2023). L’area cambierà man mano che verranno definite le posizioni esatte delle infrastrutture sotterranee. Per i progettisti e i fisici non è la distanza l’unica discriminante. Dipende dalla tipologia di sorgente di rumore (attività umana) e dalla trasmissione del rumore dalla sorgente alle caverne.

5.3 Quanti sono i comuni dell’Einstein Telescope

Sembra una domanda da nota a piè di pagina. Invece è la domanda del capitolo, perché gli atti pubblici che riguardano l’Einstein Telescope danno quattro risposte diverse. Nessuna è sbagliata.

Venti. Sono i comuni dell’Allegato 2 della Legge 41 del 2023, quelli in cui le attività elencate nell’Allegato 1 diventano soggette ad autorizzazione. È il perimetro del vincolo. Vale la pena elencarli, perché quasi mai vengono nominati per intero: Alà dei Sardi, Benetutti, Bitti, Buddusò, Dorgali, Galtellì, Irgoli, Loculi, Lodè, Lula, Nule, Nuoro, Oliena, Onanì, Orune, Osidda, Padru, Pattada, Siniscola, Torpè. Sono gli stessi comuni già individuati dal Decreto-Legge 24 febbraio 2023 n. 13 — poi convertito nella Legge 41 — e ripresi alla lettera dall’Accordo di governance del 2025.

Quattro. La deliberazione della Giunta regionale 32/46 del 2025, che istituisce la Cabina di regia, convoca «i Sindaci dell’Area progetto (Lula, Bitti, Onanì, Orune)». È il perimetro di chi siede al tavolo. Il Sindaco di Nuoro compare subito dopo, come voce separata: al tavolo sono cinque, l’Area progetto è di quattro. Ma la Cabina di regia, guardata nel suo Accordo istitutivo del 2025, è essa stessa a più cerchi: attorno al nucleo dei quattro coinvolge «trimestralmente» i venti comuni del Decreto-Legge 13/2023 «circa i riflessi del progetto sulle attività economiche e civili», e più in là ancora i dodici capoluoghi di provincia, la Provincia di Nuoro, sei Unioni di Comuni e quattro Comunità Montane. Perfino dentro un solo organismo, dunque, il numero cambia con la domanda: chi decide, chi è coinvolto, chi è soltanto informato.

Tre. La deliberazione 44/34 del 2024, sui contributi per gli strumenti urbanistici, individua «i Comuni interessati dall’intervento (Bitti, Lula e Onanì)». È il perimetro di chi deve riscrivere il proprio piano urbanistico per far posto all’opera. Orune non compare.

Due. Nella parte dispositiva di quella stessa deliberazione i fondi vanno soltanto a Lula e Onanì, perché il fabbisogno di Bitti risultava già coperto da un bando precedente. Dentro un solo atto, il perimetro è tre in premessa e due nel dispositivo.

Nessuno di questi quattro elenchi contraddice gli altri. Non è questo il punto. Il punto è che ciascuno risponde a una domanda diversa: chi subisce il vincolo, chi decide, chi pianifica, chi riceve. E un comune può stare in uno e non negli altri. Orune è nell’Area progetto e non nei comuni che riscrivono il piano. Bitti è dappertutto tranne che fra i destinatari dei fondi. Orosei, che il capitolo precedente ha mostrato essere il bacino occupazionale più grande della filiera, non è in nessuno dei quattro.

A questo si aggiunge che il perimetro più importante, quello dei venti, il comma 9-sexies della stessa legge lo dichiara modificabile con un decreto ministeriale. Non serve tornare in Parlamento.

Ne discende, a nostro avviso, una conclusione che il capitolo aveva soltanto sfiorato. Il confine dell’area dell’Einstein Telescope non è un fatto del territorio: è una decisione, presa ogni volta da chi scrive l’atto. Un sindaco non può sapere in anticipo se il prossimo documento lo includerà, perché dipende da cosa quel documento sta decidendo. Chiedere di essere coinvolti prima che l’atto sia scritto, come si propone nel capitolo 7, non è allora una pretesa di riguardo: è l’unico modo per non scoprire di essere dentro o fuori a cose fatte.

Fonti.

Legge 21 aprile 2023, n. 41, art. 47, commi 9-quinquies e 9-sexies, più l’Allegato 2. Delib.G.R. n. 32/46 del 2025, «Einstein Telescope (ET) Sos Enattos. Istituzione della Cabina di regia». Delib.G.R. n. 44/34 del 2024, «Contributi per la redazione degli strumenti urbanistici dei comuni interessati dall’attuazione del programma Einstein Telescope».

Accordo di governance multilivello (ex art. 15 L. 241/90) fra Regione e partner territoriali, siglato nel 2025, che riproduce alla lettera l’elenco dei venti comuni del D.L. 24 febbraio 2023 n. 13 (poi L. 41/2023) e ne definisce i cerchi di coinvolgimento (Area progetto, comuni coinvolti trimestralmente, rete istituzionale).

5.4 Il costo che non è mai entrato nel conto

C’è una lacuna che si dimostra col testo alla mano, e che è la debolezza più profonda. Lo studio economico su cui poggia la parte sociale del progetto (CRENoS 2020/Università di Sassari) — nel capitolo sulle esternalità della fase di esercizio compie un passaggio che, letto per intero, è più grave di una semplice omissione. Una riga prima, riconosce che i vincoli preserveranno l’integrità ambientale dell’area da progetti futuri, «for instance, the building of certain factories or roads»: lo studio sa dunque perfettamente che sta parlando di limitare industria e infrastrutture. Una riga dopo, però, elenca chi non ne sarà danneggiato e nomina solo agricoltura e allevamento, definendo i vincoli una «positive externality». Testuale: «These environmental constraints are certainly a positive externality that is line within the main economic activities of the area (agriculture and farms). These activities will not be negatively affected by the operation of the ET; in contrast, the environmental constraint described above protects their activities from future negative externalities».

Il settore estrattivo — quello che la riga precedente aveva appena evocato con «factories» — sparisce dal conto nella riga successiva. Non è una dimenticanza distratta: nella stessa pagina lo studio nomina l’attività che verrà vincolata e poi la esclude dal novero di chi ci rimette. Del resto altrove definisce l’industria estrattiva intorno a Sos Enattos «significant» e nomina i distretti del granito di Buddusò e Alà dei Sardi — ma come destinatari dello smarino (beneficiari), non come chi subisce il vincolo.

Quindi, lo studio ha pesato il vincolo come esternalità positiva per agricoltura e allevamento, e non ha valutato il costo del vincolo per il comparto che, tre anni dopo, la legge ha effettivamente sottoposto ad autorizzazione (estrazione, cemento, taglio pietre). Non è accusa di malafede: è una lacuna dimostrabile col testo. Ed è la risposta più forte alla domanda “cosa si offre in compensazione”: la compensazione non è stata considerata perché quel costo, per quel comparto, non è mai entrato nel conto. È il ponte al capitolo 7.

5.5 Il lapideo: la domanda vera è al regime

Il vincolo colpisce uno dei bacini estrattivi riconosciuti dalla Regione. Il Manuale Tematico della Pietra (Sanna-Atzeni) riconosce cinque bacini sardi — quattro di granito più uno di marmo: il terzo bacino granitico è proprio Buddusò-Alà dei Sardi (leucogranito, il “bianco sardo”), che è dentro l’area; il quinto, il marmo di Orosei, è quello fuori elenco ma sulla stessa filiera.

E c’è una questione temporale, da porre con onestà perché i fatti la ridimensionano. La fase di cantiere (circa 10-12 anni) può portare un incremento per il lapideo e il calcestruzzo — domanda di inerti, rivestimenti, forse assorbimento dello stesso smarino. Il timore speculare era che a regime il vincolo strangolasse l’estrattivo, con estrazione e lavorazioni sospese per il rumore sismico. Ma finora quel timore non si è avverato: nel perimetro (5.8) sono state autorizzate nuove cave e persino gli scavi con esplosivo. La domanda vera, allora, non è «l’estrattivo verrà strangolato» — oggi non lo è — ma un’altra, più precisa e ancora aperta: quando l’Einstein Telescope sarà in funzione, quali lavorazioni vicino ai vertici saranno davvero compatibili con il silenzio sismico, e con quali regole? INFN ha  pubblicato più volte lo stato del rumore del sito, la base della candidatura, quindi, affermano (D’Urso) tutte le attività esistenti sono compatibili con ET. La legge elenca una serie di codici ATECO di attività potenzialmente conflittuali; quindi, è scritto quali attività possano essere affette.

Se si pensa che il rischio non è la parentesi di dieci anni ma è arrivare a regime operativo senza un quadro che dica, in anticipo e per iscritto, cosa sarà permesso e cosa eventualmente compensato, INFN risponde che la questione è da valutare caso per caso, proprio perché è necessario un parere tecnico, non legale. I pareri che sono stati dati fin d’ora, i No o i Sì, si sono basati sulle misure fatte e pubblicate, non su ipotesi o banali congetture.

5.6 La trasparenza che c’è altrove

La richiesta di trasparenza diventa concreta, e non una lamentela, se la si misura contro il sito concorrente dello stesso progetto europeo: l’Euregio Mosa-Reno (confine Paesi Bassi-Belgio-Germania).

Il confronto, punto per punto, è fra oggetti verificabili, non fra racconti.

Il primo confronto va detto correttamente. La caratterizzazione geologica di Sos Enattos è pubblicata e peer-reviewed, non meno di quella dell’Euregio: due lavori del 2025 — Tectonophysics (Villani et al., DOI 10.1016/j.tecto.2025.230830), sulla caratterizzazione del sottosuolo in rocce cristalline con tomografia sismica, geoelettrica e analisi morfostrutturale, e Remote Sensing (Muccini et al., DOI 10.3390/rs17132309), un rilievo gravimetrico aereo dell’area di Sos Enattos. E le coordinate dei tre vertici del rivelatore sono pubbliche dal maggio 2026, pubblicate «for the first time» dal gruppo di caratterizzazione del sito in un preprint (Di Giovanni et al., arXiv:2605.18135). Su geologia e geometria, dunque, la trasparenza c’è.

Gli elaborati sono stati resi pubblici per tutti gli enti e le istituzioni preposte, che lavorano e sono a garanzia del territorio e della comunità. Sono state fatte due Conferenze di Servizi, una per il Triangolo ed una per la L.

I due progetti sono stati resi disponibili a tutti gli enti di controllo, i quali hanno approvato le linee progettuali, verificando i dettagli contenuti. Quello EMR è un atto formale senza alcun contenuto tecnico. Nel sito EMR è stato reso pubblico un documento con una dichiarazione di intenti rivolta a chiunque.

A questi si aggiunge un terzo elemento, ora anch’esso su fonte primaria ma con una correzione necessaria. Il 25 aprile 2025 l’ufficio di progetto Einstein Telescope EMR ha annunciato l’avvio, affidato all’Università di Hasselt (gruppo Civic and Policy Design), di un percorso partecipativo pubblico e documentato di diciotto mesi per mappare aspettative e desideri degli abitanti, prima delle decisioni (fonti: ET EMR, 25/4/2025; UHasselt). Va detto con precisione, ed è un punto di correttezza che ci protegge: la pagina ufficiale scrive «in opdracht van het projectbureau» — su incarico dell’ufficio di progetto — e non usa la parola “indipendente” né nomina Nikhef come committente. È un incarico, commissionato da chi ha interesse all’esito. Lo scriviamo così, senza la parola “indipendente” che non potremmo difendere: resta un percorso partecipativo pubblico di diciotto mesi, avviato prima delle decisioni.

Qui la differenza va detta con precisione, perché la formulazione facile sarebbe falsa. Per Sos Enattos non manca affatto il coinvolgimento del territorio. L’elenco degli incontri fornito dalla Regione Sardegna registra settantaquattro appuntamenti in ventiquattro mesi: sette nel 2024, trentuno nel 2025, trentasei nel 2026. Diciannove ricadono nei quattro comuni dell’Area progetto, tredici nella sola Lula. Ci sono assemblee pubbliche, presentazioni alla popolazione, mostre, un info point con sei divulgatrici, incontri con i sindaci, eventi nelle scuole. È un programma di informazione ampio, continuo e capillare. Sarebbe scorretto ignorarlo.

Quello che non risulta è un’altra cosa. Non un percorso di informazione, che c’è: un percorso strutturato di ascolto, con un esito pubblico e documentato, svolto prima delle decisioni. La differenza non è di quantità ma di direzione. Informare significa dire al territorio che cosa accadrà; consultare significa raccogliere che cosa il territorio chiede, lasciandone traccia in un atto a cui qualcuno possa essere tenuto. All’Euregio quel documento è l’oggetto stesso dell’incarico. Qui, allo stato, non risulta un equivalente. Bisogna però ammettere che I vari tavoli messi su dalla RAS servono esattamente a questo. Anche qui si confonde uno studio commissionato con un processo di coinvolgimento già in atto.

La richiesta che ne discende è modesta e verificabile: non che si smetta di informare, ma che accanto all’informazione ci sia una consultazione che produca un documento. Le riunioni trimestrali con tutti e 20 i comuni o comunque tutte i tavoli devono produrre dei verbali consultabili.

Anche gli incontri pubblici sono ora su fonte primaria, con due correzioni rispetto a come li riporta Melis nel suo blog: già all’inizio del 2024 — non nel 2025 — sette info-sessioni per gli abitanti dell’area di ricerca sono state visitate da quasi 600 persone (non “oltre”), in otto comuni (Welkenraedt, Aubel, Plombières, Dalhem, Voeren, Gulpen-Wittem, Vaals, Eijsden-Margraten), come dichiara l’ufficio di progetto (post del 7 marzo 2024). La data anticipata, semmai, rafforza il punto: gli incontri precedono le decisioni ancora di più.

Anche la VIA con diritto di opposizione è su fonte primaria. Le FAQ ufficiali EMR («Veelgestelde vragen») dichiarano, per iscritto, che gli abitanti «hanno comunque diritto a partecipazione formale con possibilità di opposizione quando ci saranno domande di autorizzazione concrete, oppure intorno alla valutazione di impatto ambientale che verrà allora predisposta». Va detto con esattezza: è un diritto dichiarato in anticipo e per iscritto, ma senza una data — il testo dice «te zijner tijd», a tempo debito. Quindi si scrive “dichiarato”, non “calendarizzato”.

Per Sos Enattos, la valutazione preliminare di impatto ambientale sarebbe stata approvata dalla Conferenza di Servizi il 7 novembre 2025, ma non risulta pubblicata né peer-reviewed. La VIA per i progetti non risulta essere stato necessario farla. La Conferenza di Servizi non ha dato il via alla esecuzione di un progetto e, come previsto dalla legge, quando ci saranno domande di autorizzazione concrete sarà possibile presentare le proprie opposizioni.

E c’è, sull’acqua, un punto ancora più preciso e più scomodo. Lo studio idrogeologico non manca del tutto: esiste in parte, non è pubblicato, e sono gli autori stessi a dichiarare che il pezzo che riguarda le falde superficiali non c’è. In un abstract firmato dagli scienziati del progetto (Cardello, Funedda, Giunchi dell’INGV, D’Urso, Da Pelo) al 4° ET Annual Meeting di Opatija (11 novembre 2025, sessione Site Preparation and Characterization) si legge, testuale: «However, the current piezometric network, which is limited to deep filters, restricts the vertical resolution of hydraulic gradients and potential interactions with shallow water resources». Le analisi si basano su 54 prove Lugeon e su una modellazione dei flussi, con un drenaggio stimato verso la galleria di 80-100 litri al secondo nella configurazione a L (60-75 in quella a T).

Ma sono stime di quanta acqua entra nella galleria, non di cosa accade a sorgenti e pozzi: due domande diverse, e per la seconda gli autori stessi hanno dichiarato irrisolta la questione  con la rete piezometrica attuale, fatta di soli filtri profondi. Le slide sono marcate «Protected» e i deliverable non sono pubblici da nessuna parte.

(Il lavoro è in corso. Gli autori, per le implicazioni per il rivelatore, hanno in tutta onestà affermato che la base di partenza sono le misure realizzate per lo studio di prefattibilità ma che servono più dati e che in questa fase sono state realizzate misure per escludere interferenze con i sistemi d’acqua sotterranei e stimare l’acqua che potrebbe raggiungere la galleria.)

Il confronto chiude il punto meglio di qualunque nostro argomento. Nello stesso pomeriggio, nella stessa sessione, venti minuti dopo, il sito concorrente dell’Euregio presentava «Groundwater modelling for the EMR region Einstein Telescope facility… to resolve surface drawdown and tunnel inflows using FEFLOW models» (Vrije Universiteit Brussel, 11 novembre 2025, ore 14:20): un modello dell’abbassamento della superficie freatica. Due candidature allo stesso tavolo, lo stesso pomeriggio, con due gradi di maturità diversi — non è un’opinione, sono due titoli nello stesso programma. Occorre però dire che Il sito EMR (Paesi Bassi) ha molti più dati sugli aspetti idrogeologici perché può far uso dei dati raccolti nel tempo da altre attività. È probabile, però, che questa maturità diversa è più nel titolo che nelle parole, perché poi nelle slide sono “molto ottimisti” sulla scelta dei parametri per la modellizzazione del flusso delle acque.

C’è infine la direzione stessa della domanda. La pagina della Regione descrive «la scarsa presenza di falde acquifere» come ciò che «rende il sito individuato particolarmente idoneo alla costruzione in sicurezza di un laboratorio sotterraneo»: l’acqua è trattata come un rischio per l’opera. La domanda dei cittadini è l’opposto — l’opera come rischio per l’acqua — e a quella domanda non risponde ancora alcuno studio idrogeologico pubblicato, con data e autore.

Gli esperti dell’INFN non vedono impatti rilevanti, così come l’ente preposto in Conferenza di Servizi. Sono in corso misure per quantificare l’effetto e solo una volta quantificato verrà pubblicato.

Qui però va riportato ciò che il progetto precisa, Il progetto attuale è un pre-PFTE — di pre-fattibilità tecnico-economica, non un PFTE, non un esecutivo Dopo la decisione sul sito e sulla geometria si andrà verso la realizzazione del PFTE con l’aggiunta di ulteriori analisi.

 Quindi, lo studio approfondito sulle falde è rinviato alla fase successiva, non omesso: gli studi finora sono più geologici che idrogeologici, e il quadro idrogeologico di dettaglio arriverà allo stadio esecutivo. E c’è un punto che risponde alla paura dei cittadini, ma va detto con la precisione dei testi, perché è facile scriverlo troppo forte.

Nella legge italiana non esiste un divieto di realizzare gallerie che intersecano falde formulato esattamente come «è vietato costruire gallerie che intersecano falde». Ma da questa constatazione letterale non deriva che una galleria possa liberamente:

  • drenare permanentemente una falda;
  • abbassarne il livello piezometrico;
  • modificare i flussi tra acquiferi;
  • ridurre la portata di sorgenti o pozzi;
  • compromettere ecosistemi dipendenti dalle acque sotterranee;
  • determinare il deterioramento quantitativo o chimico di un corpo idrico.

La liceità va valutata attraverso l’intero sistema normativo: obiettivi ambientali dei corpi idrici, disciplina delle derivazioni, autorizzazioni allo scarico, VIA, VINCA quando pertinente, piani di gestione distrettuali, piani regionali di tutela delle acque, aree di salvaguardia e normative regionali.

In altre parole, «assenza di un divieto nominale delle gallerie» non equivale ad «assenza di un divieto dell’effetto idrogeologico prodotto dalla galleria».

L’art. 104 del D.Lgs. 152/2006 vieta lo scarico diretto nel sottosuolo — che è altra cosa dallo scavo — e al comma 2 prevede espressamente il caso delle «acque pompate nel corso di determinati lavori di ingegneria civile». L’art. 94, sulle aree di salvaguardia dei pozzi potabili, vieta nella zona di rispetto «l’apertura di cave che possono essere in connessione con la falda», ma le gallerie non sono nell’elenco, e per le infrastrutture affida alle Regioni la disciplina, non il divieto.

Il regime che davvero si applica è l’art. 77, commi 10-bis e 10-ter (recepimento della direttiva quadro europea sulle acque) può essere interpretato nel seguente modo La sequenza corretta è:

  • Si valuta se il progetto possa causare il mancato raggiungimento del buono stato o il deterioramento del corpo idrico.
  • Se il rischio esiste, il progetto non può essere autorizzato secondo il regime ordinario.
  • Può eventualmente essere autorizzato soltanto se ricorrono tutte le condizioni della deroga.

La Corte di giustizia ha chiarito che l’autorità deve negare l’autorizzazione a un progetto capace di provocare deterioramento o compromettere il raggiungimento del buono stato, salvo che sia validamente applicabile una deroga prevista dalla direttiva. Per le acque sotterranee questo principio è stato specificamente applicato, tra l’altro, nella causa C-535/18. Il fondamento europeo è l’articolo 4 della direttiva 2000/60/CE.

Dunque i commi 10-bis e 10-ter non «liberalizzano» le alterazioni. Rappresentano una deroga eccezionale e cumulativa al divieto di deterioramento.

Ne discendono due cose.

La prima: l’impegno che i proponenti dichiarano — spostare la galleria se una falda emerge — va scritto per quello che è, cioè un impegno di progetto (o una possibile prescrizione della valutazione ambientale), non un obbligo di legge.

Tuttavia, «Intersecare una falda» e «deteriorare un corpo idrico» non sono sinonimi, non bisogna confondere due livelli diversi.

Una galleria può intersecare localmente acqua sotterranea senza necessariamente determinare il deterioramento dello stato del corpo idrico ai sensi della direttiva. Viceversa, un drenaggio persistente può alterare il bilancio quantitativo, le sorgenti, gli ecosistemi connessi o le captazioni anche senza produrre contaminazione chimica. Occorrono quindi almeno:

  • modello idrogeologico concettuale;
  • bilancio idrico;
  • previsione delle portate drenate temporanee e permanenti;
  • valutazione dell’abbassamento piezometrico;
  • analisi degli effetti su sorgenti, pozzi ed ecosistemi;
  • confronto con gli elementi che definiscono lo stato quantitativo e chimico del corpo idrico;
  • monitoraggio e soglie di intervento.

La deroga dell’articolo 77 diventa rilevante soltanto se l’alterazione prevista raggiunge la soglia normativa del mancato conseguimento degli obiettivi o del deterioramento del corpo idrico. Per gli impatti inferiori a quella soglia continuano comunque a operare autorizzazioni, prescrizioni e altre tutele.

La seconda porta dritto al cuore di questa sezione: il regime applicabile pretende che motivazione, alternative e mitigazioni siano messe per iscritto nei piani di gestione e di tutela. Quindi la domanda giusta non è «è vietato?», ma: dove è scritta quella motivazione, e chi può leggerla? — che è esattamente il buco degli elaborati non pubblici di cui sopra. Ciò che resta legittimo chiedere — ed è la nostra proposta, non un’accusa — è che quello studio, quando ci sarà, sia pubblico e verificabile, e che lo si dichiari fin d’ora come impegno.

Non chiediamo un favore per la Sardegna: chiediamo lo stesso standard che lo stesso progetto applica dall’altra parte d’Europa. È una lettura misurata, non polemica.

5.7 La densità archeologica come valore a rischio

Infine, il valore archeologico, che va detto con perché perché il numero assoluto può ingannare. L’area attraversata non è a densità eccezionale: rispetto alla superficie i siti censiti sono meno della media dell’isola (cap. 3.5). Ma è proprio questo il punto, non il contrario: è un’area documentata meno del resto della Sardegna, e sta per ospitare lo scavo più grande della sua storia.

Il rischio, allora, non è distruggere un patrimonio densissimo già noto: è scavare prima di aver cercato, perdere senza saperlo ciò che un territorio poco indagato potrebbe ancora restituire. Il progetto, va riportato, dichiara di prevedere la valorizzazione dei siti archeologici (presentata agli enti e in Conferenza di Servizi); ma gli elaborati non sono pubblici (5.6), quindi ciò che è previsto non è verificabile. Da qui la richiesta, che il capitolo 6 trasforma in proposta: una campagna di documentazione archeologica preventiva, all’altezza della scala dell’opera, prima e durante lo scavo. È una tutela, ed è anche un’occasione — e nessuno può rifiutarla senza dire che preferisce non sapere.

5.8 Il vincolo è reale, ed è già stato applicato — ma finora solo all’eolico

Fin qui il capitolo ha mostrato cosa la norma impone sulla carta. Resta la domanda empirica: come ha operato davvero, finora, il regime di autorizzazione «di concerto» MUR/INFN? La risposta, con i dati oggi pubblici, ha due facce, e vanno tenute distinte per non scivolare nella retorica.

Prima faccia: il vincolo non è teorico. È già stato applicato, e confermato da un giudice. Le decisioni pubbliche che risultano riguardano tutte impianti eolici nell’area:

– Parco eolico “Gomoretta” (aerogeneratori da circa 150 m, tra Bitti, Orune e Buddusò): Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 30 dicembre 2025 n. 10399, ricorso del proponente respinto. Il giudice ha ritenuto provato il possibile impatto ambientale dell’impianto sul corretto funzionamento dell’Einstein Telescope, e con esso la necessità di preservare l’area. È il precedente giudiziario. (Fonti: scheda sentenza su doctrine.it; L’Unione Sarda, «Dal Consiglio di Stato stop al parco eolico con pale da 150 metri».

– Un impianto eolico in VIA-PNIEC l’INFN ha espresso parere contrario, per «l’incompatibilità ambientale tra l’impianto eolico proposto e la predetta infrastruttura di ricerca»; il MUR non si è discostato e, con il diniego della Regione, è in emissione il decreto ministeriale di diniego. (Fonti: portale VIA-VAS del MASE, documenti 1405200 e 1382509 — fonte primaria; La Nuova Sardegna, 7 agosto 2026, «L’effetto Einstein Telescope sulle rinnovabili: cancellato il maxi progetto eolico».)

Seconda faccia, — e che cambia il peso del capitolo. Il Ministero e INFN hanno detto no all’eolico — un tipo di impianto (produzione di energia, ATECO 35.11) che una parte larga della popolazione sarda già osteggia per conto proprio, e il cui blocco molti vivono come una tutela, non come un danno. Sull’estrattivo e il lapideo — il cuore della preoccupazione di questo capitolo — il quadro, per quanto risulta, è l’opposto di quello che si teme. Delle circa quaranta richieste di attività presentate dai territori della Legge 41 dall’aprile 2023, l’unica respinta è stata l’eolico di Buddusò; tutte le altre hanno ottenuto il nulla osta, compresa l’apertura di nuove cave. Anche gli scavi con mezzi meccanici, e persino quelli con esplosivo, non sono stati considerati condizionanti e sono stati assentiti. Detto senza giri: finora il vincolo ha morso l’energia eolica, non la pietra. (Fonte INFN e Regione).

L’elenco dei progetti valutati è il seguente:

PROGETTO 2026_000179 – Parco eolico Buddusò

Progetto di un impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica denominato “Parco eolico Buddusò” costituito da 7 aereogeneratori con potenza unitaria di 6MW, per una potenza complessiva di 42MW, e delle relative opere di connessione alla RTN da realizzarsi nel Comune di Buddusò (OT).

PROGETTO 2026_000163 – Orgosolo-Oliena

Progetto di un parco eolico denominato “Orgosolo-Oliena” costituito da 11 aerogeneratori della potenza unitaria di 7,2 MW per un totale di 79,2 MW, da un sistema di accumulo di energia (BESS) della potenza pari a 30,6 MW e delle relative opere di connessione alla RTN, da realizzare nei Comuni di Orgosolo (NU), Oliena (NU) e Nuoro.

PROGETTO 2026_000142 – MOLIMENTOS

Progetto di un parco eolico dalla potenza di 45 MWp, costituito da 9 aereogeneratori dalla potenza di 5 MW ciascuno e delle relative opere di connessione alla RTN,

da realizzarsi in località “Molimentos” nel Comune di Bultei (SS) e nel Comune di Benetutti (SS).

PROGETTO 2026_000152 – LOTO RINNOVABILI

Progetto di un parco eolico composto da 9 aerogeneratori per una potenza complessiva di 46,8 MW da realizzare nel Comune di Orune (NU) e delle relative opere di connessione alla RTN, ricadenti nel Comune di Nuoro (NU).

PROGETTO 2026_000140 – ORUNE

Progetto di un Parco Eolico denominato “Orune”, costituito da n. 15 aerogeneratori da 6,0 MW per una potenza complessiva pari a 90 MW e delle relative opere di connessione alla RTN da realizzarsi nei Comuni di Orune e Nuoro (NU).

PROGETTO 2026_000141 – IVPC Power 8

Progetto di un impianto eolico composto da 5 aerogeneratori della potenza di 6,1 MW ciascuno, per una potenza totale di 30,5 MWp,

da installare nel Comune di Pattada (SS) con opere di connessione nel Comune di Benetutti (SS).

PROGETTO 2026_000143 – BENETUTTI

Progetto di un impianto fotovoltaico della potenza di 29,97 MWp e delle relative opere di connessione alla RTN da realizzarsi nei Comuni di Benetutti (SS) e Bono (SS).

PROGETTO 2026_000144 – MERCURìA

Progetto di un impianto agrivoltaico denominato “Mercurìa” della potenza di 37,024 MW e delle opere di connessione alla RTN, da realizzarsi nel Comune di Benetutti (SS).

PROGETTO 2026_000125 – Ponente Prime S.r.l

Progetto di impianto eolico denominato “Parco Eolico Monti Alà dei Sardi”, sito nei Comuni di Monti (OT), Alà dei Sardi (OT) e Buddussò (OT), costituito da 12 aerogeneratori per una potenza totale pari a 86,4 MW e relative opere di connessione alla RTN.

PROGETTO 2026_000126 – RWE Renewables Italia Srl

Progetto di un impianto eolico denominato “Nuel”, costituito da 9 generatori ciascuno dalla potenza di 6,97 MW collocati nel comune di Nule (SS), per una potenza complessiva pari a 62,73 MWp e dalle relative opere di connessione alla RTN

da realizzarsi nei Comuni di Nule (SS),

Osidda (NU), Ozieri (SS), Pattada (SS), Buddusò (OT), Bitti (NU), Onanì (NU), Lodè

(NU) e Siniscola (NU).

PROGETTO 2026_000127 – AME Energy S.r.l.

Progetto di un parco eolico dalla potenza complessiva di 171,6 MW, costituito da 26 aereogeneratori dalla potenza ciascuno di 6,6 MW e delle relative opere di connessione alla RTN, da realizzarsi nei Comuni di Buddusò (OT) e Pattada (SS).

PROGETTO 2026_000128 – AME Energy S.r.l.

Progetto di un parco eolico dalla potenza complessiva di 79,2 MW, costituito da 12 aereogeneratori dalla potenza ciascuno di 6,6 MW e delle relative opere di connessione alla RTN, da realizzarsi nei Comuni di Buddusò (OT) e Pattada (SS).

PROGETTO 2026_000122 – Ambra Solare 49 S.r.l.

Progetto di un impianto agrivoltaico, della potenza 46,767 MW e delle relative opere di connessione alla RTN, da realizzarsi nei Comuni di Nuoro e Orani (NU). Procedimento di VIA-PNIEC.

PROGETTO 2026_000068 – Bitti – Area PIP

Progetto di un impianto eolico denominato Parco Eolico “Bitti-Area PIP”, composto da 11 aerogeneratori, per una potenza complessiva di 56 MW ed opere accessorie, da realizzarsi

PROGETTO 2026_000067 – Bitti – Terenass

Progetto di un parco eolico denominato “Bitti- Terenass” formato da n. 6 (già 11) aerogeneratori con potenza complessiva di 37,2 (già 56) MW comprensivo di opere accessorie, ubicato nei territori dei comuni di Bitti (NU), Onanì (NU) e Buddusò (OT).

PROGETTO 2026_000043 – EOLIA – NVA 5 S.r.l.

PROGETTO 2024_000203 – BUDDUSò SUD I

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto di parco eolico “Buddusò Sud I” nei comuni di Buddusò e Alà dei Sardi (SS) dalla potenza di 52,8 MW,

con opere di connessione alla RTN. Risposta/Controdeduzioni tecniche della Società AEI WIND PROJECT VII S.R.L. al parere contrario espresso dal MUR con nota prot. n. 4680 del 03/04/2024.

PROGETTO 2024_000204 – BUDDUSò SUD II

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto di parco eolico denominato “BUDDUSO’ SUD II” nel comune Alà dei Sardi e relative opere di connessione (SS). Risposta/Controdeduzioni tecniche della Società AEI WIND PROJECT VII S.R.L. al parere contrario espresso dal MUR con nota prot. n. 5015 del 08/04/2024.

PROGETTO 2024_000193 – CE NUORO SUD

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto definitivo di impianto eolico “CE Nuoro Sud” con potenza complessiva di 66 MW e opere connesse, nei comuni di Orani, Orgosolo e Nuoro. Risposta/Controdeduzioni tecniche della Società AEI WIND PROJECT VII S.R.L. al parere contrario espresso dal MUR con nota prot. n. 4684 del 03/04/2024.

PROGETTO 2024_000168 – Impianto fotovolt. Lula

Infrastruttura di ricerca “Einstein Telescope” – Indizione conferenza di servizi (L.R. n° 24/2016, art. 37). Realizzazione di un impianto fotovoltaico a terra della potenza di 0,99 mw e delle opere connesse. Intervento da realizzarsi presso un luogo ben determinato o attività svolta in sede fissa Z.I. Sologo Comune di Lula.

PROGETTO 2024_000169 – Nuoro Solar S.r.l.

Infrastruttura di ricerca “Einstein Telescope” – Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA PNIEC-PNRR nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto di impianto agrivoltaico da 40 MW in zona industriale di Prato Sardo e relative opere di connessione alla RTN nel Comune di Nuoro (NU). Proponente: Nuoro Solar S.r.l.

Infrastruttura di ricerca Einstein Telescope – Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNRR nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs 152/2006 relativa al Progetto di parco eolico denominato “EOLIA”,

costituito da n. 25 aerogeneratori complessivi, con potenza nominale pari a 6 MW, per una potenza complessiva fino a 150 MW, da realizzarsi nei Comuni di Berchidda (OT), Monti

(OT), Telti (OT), Olbia (OT) e Padru (OT). Proponente: NVA 5 S.r.l.

PROGETTO 2025_000113 – La Camusina

Istanza per il rilascio, ai sensi dell’art. 19 della L.R. 30/1989, dell’autorizzazione del progetto di coltivazione e recupero ambientale della cava di calcare denominata “La Camusina”, in agro del Comune di Sassari. Proponente: Società G.F.T. S.r.l.s. – Pg. 01262. Conferenza di servizi decisoria ex art. 14, legge n.241/1990 e smi – Forma semplificata e modalità asincrona. Indizione.

PROGETTO 2025_000114 – Monte Ladu

Istanza per il rilascio, ai sensi dell’art. 19 della L.R. 30/1989, dell’autorizzazione del progetto di coltivazione e recupero ambientale della cava di granito denominata “Monte Ladu”, in agro del Comune di Buddusò (SS). Proponente: F.lli Nieddu di Nieddu Salvatore & C. Snc. Pg. 00059. Conferenza di servizi decisoria ex art. 14, legge n.241/1990 e smi – Forma semplificata e modalità asincrona. Indizione.

PROGETTO 2024_000269 – NURAX WIND POWER S.r.l.

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto di un impianto eolico offshore, da realizzarsi nel Mar Tirreno, sulle coste della Sardegna nordorientale, dalla potenza pari a 462 MW attraverso l’utilizzo di 33 aerogeneratori. Proponente: NURAX WIND POWER S.r.l.

Comunicazione di cui all’art. 27, comma 5, del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.

PROGETTO 2024_000124 – Siniscola e Buddusò

Richiesta pareri di competenza ai sensi dell’articolo 47, comma 9-quinquies, del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 aprile 2023, n. 41, relativamente al rilascio dell’autorizzazione delle seguenti cave: Comune di Siniscola: “Su Mattone” e “Sas Funtanas”; Comune di Buddusò: “Su Monte Ladu” e “Oddastra1”.

PROGETTO 2024_000114 – AEROGENERATORE BUDDUSO’

Installazione di un aerogeneratore al servizio di un impianto per il recupero di materie prime dagli scarti di granito – comune BUDDUSO’ (SS). Proponente: EURIT S.r.l. Procedimento di Verifica di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.). D.Lgs. n. 152/2006, e s.m.i., e Delib. G.R. n. 11/75 del 2021. R. n. 20/V/24 Pubblicazione documentazione.

PROGETTO 2024_000085 – BUDDUSO’ SUD II

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto di Parco eolico denominato “BUDDUSO’ SUD II”

costituito da 9 aerogeneratori con una potenza nominale di 6,6 MW, per una potenza complessiva del parco eolico di 59,4 MW siti nel comune Alà dei Sardi e relative opere di connessione (SS). Proponente: AEI WIND PROJECT XIII S.R.L.

PROGETTO 2024_000082 – Virchili – Bitti (NU)

Procedura di Valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 152/2006, e s.m.i., relativa al “Progetto di un Impianto Ecofotovoltaico per la ricostituzione di habitat di specie animali tutelate e opere di connessione di potenza di 30,94 MWp (immissione in rete 28,86 MWac) da realizzarsi in Località Virchili nel Comune di Bitti

(NU). Proponente: Elements Green Ares Renewables S.r. l.. Autorità Competente: M.A.S.E.

PROGETTO 2024_000072 – CE NUORO SUD

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto definitivo di impianto eolico “CE Nuoro Sud”

con potenza complessiva di 66 MW e opere connesse, nei comuni di Orani, Orgosolo e

Nuoro. Proponente: AEI WIND PROJECT VII S.r.l.

PROGETTO 2024_000070 – Buddusò Sud I

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto di parco eolico “Buddusò Sud I” nei comuni di Buddusò e Alà dei Sardi (SS) dalla potenza di 52,8 MW, con opere di connessione alla RTN. Proponente: AEI WIND PROJECT XII S.r.l.

PROGETTO 2024_000071 – CE Nuoro Nord

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto definitivo di impianto eolico “CE Nuoro Nord”

dalla potenza di 46,2 MW e opere di connessione alla RTN, nei Comuni di Orune e Nuoro. Proponente: AEI WIND PROJECT VIII S.r.l.

PROGETTO 2024_001622 – Santa Reparata rev.

Istanza prot. 14012 del 30/03/2023 per la richiesta di rinnovo della concessione mineraria, ai sensi del R.D. n. 1443/1927 e ss. mm.ii., denominata “Santa Reparata”. Progetto di coltivazione mineraria e recupero ambientale ubicato in agro del Comune di Buddusò (SS). Trasmissione documentazione.

PROGETTO 2023_000249 – Società Sabbie e Basalti

LEGGE 21 aprile 2023, n. 41. Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13. Richiesta espressione concerto. Riscontro alla nota con prot. MUR n. 14321 del 3 novembre 2023

PROGETTO 2023_000223 – INNOVA SERVICE

Progetto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, incluse le opere di connessione alla rete elettrica, avente una potenza installata pari a 2082,08 kWp, potenza in Immissione su RTN pari a 2000 kW P.O.I. e con un sistema di accumulo dell’energia elettrica in forma elettrochimica BESS di tipo modulare della potenza di 1375 kW ed energia di 5500 kWh, da individuarsi in località Annabella, zona industriale di Sologo, Comune di LULA NU

PROGETTO 2023_000196 – NUORO – EDP REN

Procedure di VIA PNIEC-PNRR nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006. [ID: 8308] Progetto parco eolico “Intermontes” da 78 MW della EDP Renewables Italia Holding S.r.l.; [ID: 9315] Progetto parco eolico “Perda Pinta” da 99 MW della Nuoro Wind S.r.l.

PROGETTO 2024_000070 – Buddusò Sud I

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto di parco eolico “Buddusò Sud I” nei comuni di Buddusò e Alà dei Sardi (SS) dalla potenza di 52,8 MW, con opere di connessione alla RTN. Proponente: AEI WIND PROJECT XII S.r.l.

PROGETTO 2024_000071 – CE Nuoro Nord

Istanza per il rilascio del Provvedimento di VIA-PNIEC nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006 relativa al progetto definitivo di impianto eolico “CE Nuoro Nord”

dalla potenza di 46,2 MW e opere di connessione alla RTN, nei Comuni di Orune e Nuoro. Proponente: AEI WIND PROJECT VIII S.r.l.

PROGETTO 2024_001622 – Santa Reparata rev.

Istanza prot. 14012 del 30/03/2023 per la richiesta di rinnovo della concessione mineraria, ai sensi del R.D. n. 1443/1927 e ss. mm.ii., denominata “Santa Reparata”. Progetto di coltivazione mineraria e recupero ambientale ubicato in agro del Comune di Buddusò (SS). Trasmissione documentazione.

PROGETTO 2023_000249 – Società Sabbie e Basalti

LEGGE 21 aprile 2023, n. 41. Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13. Richiesta espressione concerto. Riscontro alla nota con prot. MUR n. 14321 del 3 novembre 2023

PROGETTO 2023_000223 – INNOVA SERVICE

Progetto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, incluse le opere di connessione alla rete elettrica, avente una potenza installata pari a 2082,08 kWp, potenza in Immissione su RTN pari a 2000 kW P.O.I. e con un sistema di accumulo

dell’energia elettrica in forma elettrochimica BESS di tipo modulare della potenza di 1375 kW ed energia di 5500 kWh, da individuarsi in località Annabella, zona industriale di Sologo, Comune di LULA NU

PROGETTO 2023_000196 – NUORO – EDP REN

Procedure di VIA PNIEC-PNRR nell’ambito del P.U.A. ai sensi dell’art. 27 del D.Lgs. 152/2006. [ID: 8308] Progetto parco eolico “Intermontes” da 78 MW della EDP Renewables Italia Holding S.r.l.; [ID: 9315] Progetto parco eolico “Perda Pinta” da 99 MW della Nuoro Wind S.r.l.

PROGETTO 2023_000156 – SGA GRANITI

Infrastruttura di ricerca “Einstein Telescope” – Istanza per il rilascio, ai sensi dell’art. 19 della L.R. 30/1989, dell’Autorizzazione all’esercizio dell’attività di cava per l’estrazione di granito ad uso ornamentale di cui alla località denominata “Ludurru” ubicata in territorio del comune di Buddusò (SS). Proponente: Società SGA Graniti S.r.l.

PROGETTO 2023_000132 – simplicio_reparata_m.ladu

Infrastruttura di ricerca Einstein Telescope – Comunicazione relativa ai procedimenti avviati per tre attività di estrazione mineraria nei pressi dei comuni di Siniscola (NU) e Buddusò (SS)

PROGETTO 2023_000101 – ANTARES 2-3 / S.SIMPLICIO

Riscontro alla Vs. nota prot. n. 8232 del 19 giugno 2023.

Infrastruttura di ricerca “Einstein Telescope” – Rilascio titoli abilitativi all’esercizio di attivita’ economiche – Trasmissione documentazione relativa alla realizzazione di due opere nel comune di Ala’ dei Sardi (SS) e al rinnovo di due concessioni nel comune di Siniscola (NU)

PROGETTO 2023_000099 – ANTARES 1 – LULA 3

Rilascio titoli abilitativi all’esercizio di attività economiche – Trasmissione documentazione per la realizzazione di due opere nei comuni di Alà dei Sardi (SS) e Lula (NU)

 

Perché tutto questo non indebolisce la tesi, la ricalibra. Il problema non è che «tutto è bloccato»: non lo è. Il problema è che il regime a noi appare discrezionale (5.1), il perimetro mobile (5.2-5.3), e la compensazione assente per iscritto (5.4), e che decide caso per caso, «di concerto», senza criteri pubblici dichiarati né contropartite.

Un impianto viene fermato con parere motivato e sentenza; un altro passa, e chi sta nel perimetro non ha modo di sapere in anticipo da che parte cadrà la propria istanza. È esattamente l’imprevedibilità che le leve del capitolo 7 chiedono di correggere — con criteri pubblici, voce nel procedimento e compensazione scritta. E una precisazione che ci tiene onesti, e che è anche una posizione di merito: fermare l’eolico non è, di per sé, un danno da compensare.

Non si tratta di essere contrari alle fonti rinnovabili — servono, e vanno sviluppate — ma di riconoscere che le pale non vanno bene ovunque, e tanto meno dove il territorio esige tutela: paesaggistica, archeologica e, qui, perfino scientifica. La critica del capitolo non è dunque «ET blocca le rinnovabili», ma «il Ministero decide senza criteri pubblici e senza contropartite».

Il criterio esiste, lo decide la comunità scientifica sulla base delle conoscenze attuali. Chi cerca cose definite, certe ed immutabili nel tempo non deve bussare alle porte della comunità scientifica ma a quelle del legislatore. Quello che oggi manca, e che il capitolo 7 chiede, è precisamente ciò che permette di dire sì all’energia pulita e no all’impianto sbagliato nel posto sbagliato sulla base di criteri anche locali. Ma su questo è in corso una vertenza che grava non solo sulla Sardegna ma su ampie porzioni del Sud Italia.

Capitolo 6a — La candidatura UNESCO: quale e a quali condizioni

Su questo Nurnet ha già una posizione pubblica, dal 13 marzo 2025 (https://www.nurnet.net/blog/einstein-telescope-e-pastoralismo-delle-barbagie/): integrare una candidatura UNESCO delle Barbagie con il progetto Einstein Telescope, perché il silenzio sismico che serve all’osservatorio e la tutela del paesaggio che serve al patrimonio chiedono al territorio la stessa cosa.

Il pastoralismo barbaricino è già dentro una lista UNESCO, per una via indiretta. Nel 2008 è stato iscritto nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale il «Canto a tenore, Sardinian pastoral songs», già proclamato Capolavoro nel 2005. La scheda ufficiale non è ambigua: il canto a tenore «si è sviluppato dentro la cultura pastorale della Sardegna». Aggiunge che «la maggior parte dei praticanti vive nella regione della Barbagia e in altre parti della Sardegna centrale».

C’è di più. La stessa scheda dichiara qual è la minaccia all’elemento iscritto: «il declino della cultura pastorale». Significa che l’UNESCO ha già messo per iscritto che la sopravvivenza di un bene che protegge dipende dalla sopravvivenza della società pastorale delle Barbagie. Non è una nostra interpretazione: è nel testo dell’iscrizione.

La seconda cosa che c’è già riguarda il patrimonio costruito. Il 15 novembre 2021 l’Italia ha depositato nella Lista Propositiva del Patrimonio Mondiale il dossier «Nuragic monuments of Sardinia», con criteri (iii)(iv)(v) e trentuno monumenti. Due di quei trentuno stanno dentro i comuni dell’Einstein Telescope: il santuario di Romanzesu a Bitti e il pozzo sacro di Su Tempiesu a Orune.

Non esiste nessuna candidatura, né presentata né in corso, sul pastoralismo sardo come tale. La transumanza è iscritta dal 2019 e ampliata nel 2023. Il modulo di candidatura italiano nomina la Sardegna, però una volta sola, dentro un elenco di regioni: tutte le comunità indicate come centrali sono peninsulari, dall’Amatrice al Gargano. La Sardegna in quel dossier è citata, non descritta. Anche l’arte dei muretti a secco, iscritta nel 2018 con l’Italia fra gli Stati proponenti, non scende a livello regionale.

Quindi la proposta di Nurnet non chiede di rafforzare qualcosa che esiste. Chiede di aprire un fronte nuovo. Questo va detto con chiarezza, perché cambia i tempi e cambia chi deve muoversi.

C’è una storia che nel dibattito sardo non viene quasi mai citata. Parla proprio di Sos Enattos. Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, istituito con decreto interministeriale del 16 ottobre 2001, è diviso in otto aree. Una si chiama, alla lettera, «Orani-Guzzurra-Sos Enattos». Il sito ufficiale del Parco la descrive così: «Il giacimento di Sos Enattos, il principale dell’area». L’Einstein Telescope andrebbe dentro il perimetro di un parco che nel 1998 fu dichiarato il primo parco geominerario al mondo della rete dei geoparchi.

Quel riconoscimento oggi non c’è più. Il 24 settembre 2019 l’Executive Board dei Geoparchi Mondiali ha escluso il Parco dalla rete, con un cartellino rosso preceduto da due gialli. Oggi la banca dati ufficiale UNESCO elenca dodici geoparchi italiani e nessuno è sardo. Il motivo dell’esclusione è la parte che conta. Non fu messo in discussione il valore del patrimonio geologico, che nessuno contesta. Fu contestata la gestione: un territorio discontinuo, nessuna identità comune riconoscibile fra le sue parti, nessun approccio strategico per unificarle. La Sardegna non perse quell’etichetta perché non meritava di averla. La perse perché, ventun anni dopo averla ottenuta, non era ancora riuscita a costruire il soggetto che doveva tenerla insieme.

Da questo, secondo noi, discende l’unica lettura utile per il capitolo. Alla Sardegna non serve dimostrare di avere un patrimonio: quello lo ha, documentato. Le serve dimostrare di saper tenere un riconoscimento dopo averlo ottenuto. È un problema di gestione e di continuità, non di merito. È esattamente il problema

Due cose, tutte di metodo prima che di contenuto.

  • Primo, scegliere lo strumento e dichiararlo. Le strade praticabili sono tre e non sono equivalenti: un’estensione dell’elemento immateriale già iscritto, dal canto a tenore al contesto pastorale che lo produce; una candidatura immateriale autonoma sul pastoralismo barbaricino; oppure l’ingresso dei comuni dell’Einstein Telescope nel dossier nuragico già depositato. Chiedere “una candidatura UNESCO” senza scegliere fra queste è una richiesta che nessuna amministrazione può istruire.
  • Qualunque candidatura dovrebbe nascere già con il soggetto che la gestisce: un ente con continuità territoriale, una strategia scritta e risorse certe. È precisamente ciò la cui mancanza costò il geoparco nel 2019, sullo stesso territorio. Ripetere quel passaggio senza averlo risolto significherebbe preparare la stessa perdita una seconda volta.

L’argomento debole sarebbe dire che l’Einstein Telescope porta l’UNESCO in Barbagia. Non lo porta. Sostenerlo esporrebbe la proposta alla prima obiezione seria che incontra. L’argomento è un altro, più concreto. Il silenzio sismico che l’osservatorio esige e la tutela del paesaggio che una candidatura richiede impongono al territorio gli stessi vincoli. Questa coincidenza è un dato tecnico, non un auspicio. Un’infrastruttura da miliardi potrebbe finanziare stabilmente la struttura di gestione che nel 2019 è mancata. Sarebbe una compensazione in natura coerente con il capitolo 7: non un ristoro una tantum, ma la capacità permanente di tenere in piedi un riconoscimento internazionale.

Detto al rovescio, che è il modo in cui va posto nel negoziato:

se l’Einstein Telescope si insedia su questi cinque comuni e fra dieci anni le Barbagie avranno perso ulteriore popolazione e il declino della società pastorale sarà definitivo, che l’UNESCO ha già indicato come minaccia, il progetto avrà protetto il silenzio del sottosuolo e non la comunità che ci vive sopra.

Capitolo 6b — Lo smarino in un progetto ambientale strategico

6b.1 Un problema che può diventare risorsa

Lo scavo di ET produce un volume enorme di materiale di risulta: lo studio Atzeni et al. 2020 stima circa 5,5 milioni di metri cubi di scavo (~30 km di gallerie), di cui circa 2,5 milioni riutilizzabili nello stesso cantiere (strade di accesso e opere); resta un eccedente di poco più di 3 milioni di metri cubi da collocare.

Vale la pena dirlo: un terzo abbondante dello scavo rientra nell’opera stessa, quindi il problema dello smarino è più piccolo di come viene raccontato — e questo rende la proposta di riuso più realistica, non meno.

Gestito in modo tradizionale — trasporto e conferimento in discarica o in cave — è una criticità: costi elevati, traffico pesante, emissioni, disturbo alle comunità. Ma lo stesso materiale, se indirizzato bene, può diventare una risorsa. È la differenza tra un rifiuto da smaltire e un sottoprodotto da impiegare.

6b.2 La proposta: dallo smarino alla difesa del territorio

La proposta è di destinare il materiale di scavo a interventi di resilienza costiera e di difesa dal dissesto idrogeologico: trasformare un sottoprodotto dell’ingegneria in materia prima per infrastrutture verdi. Le coste sarde sono esposte all’innalzamento del mare e all’erosione; l’interno ha problemi di dissesto. Lo smarino può alimentare opere che il territorio già chiede.

6b.3 Le cautele, perché la proposta regga

Perché non sia liquidata al primo esame tecnico, va detta con precisione:

– Che materiale è. Le rocce di scavo (micascisti, graniti, quarziti) danno massi, pietrame e ghiaia: ottimi per scogliere, mantellate, argini, sottofondi e opere di difesa del suolo. Non danno sabbia da ripascimento delle spiagge (che richiede granulometria fine). La distinzione va tenuta, altrimenti un tecnico la smonta.

– La distanza è il nodo del bilancio. Sos Enattos è interna; le coste più esposte (Cagliari, Oristano, Olbia) distano 100-180 km, e muovere milioni di tonnellate su gomma per quelle distanze può annullare il vantaggio ambientale. Il bilancio regge soprattutto per la costa vicina — la Baronìa, Siniscola-Posada-Orosei, ~30-45 km; per le coste lontane serve dimostrarlo caso per caso o prevedere ferro/mare.

– Lo strumento normativo esiste: il DPR 120/2017 (terre e rocce da scavo) consente il riuso come sottoprodotto, previa caratterizzazione ambientale. La proposta è praticabile, non velleitaria.

6b.4 L’argomento che la rende difficile da respingere

Lo studio Atzeni 2020 ipotizza di riempire con lo smarino tredici cave dismesse entro ~50 minuti di trasporto, la cui capienza complessiva — 3,2 M m³ — lo studio dichiara pari al volume del materiale eccedente («the total volume of spare materials»: i circa 3 milioni che restano dopo il riutilizzo in cantiere, arrotondati a 3,2 — non i 5,5 di scavo totale): una destinazione one-shot e satura, che si esaurisce riempiendo tredici cave una volta. La difesa costiera e la messa in sicurezza idrogeologica, invece, hanno una domanda praticamente illimitata — di costa e di versanti da proteggere ce n’è molta più della capienza di tredici cave. Chi obietta “ma il materiale serve alle cave” deve spiegare perché preferire una destinazione irripetibile a una che protegge abitati, infrastrutture e habitat.

6b.5 Perché è una compensazione, non un costo

Lo smarino va comunque movimentato e collocato: indirizzarlo a opere di difesa del suolo trasforma un costo di smaltimento in valore per il territorio — una compensazione in natura, concreta, che non richiede trasferimenti in denaro. È la leva 7 del capitolo 7, ed è coerente col principio del libro: il territorio non riceve un ristoro una tantum, ottiene un’opera che gli serve.

Un progetto analogo porterebbe lustro alla regione che lo propone, sarebbe una best practice internazionalmente riconosciuta, porterebbe inoltre ulteriore lavoro nel territorio, questa volta a favore di interventi per la sostenibilità e adattamento al cambiamento climatico.

Capitolo 6c — «Terre della Civiltà pastorale e dell’ascolto universale»: una proposta

6c.1 L’idea, in una frase

Sullo stesso territorio si insediano due cose che sembrano lontanissime: una civiltà pastorale e nuragica antica di millenni, e l’osservatorio di onde gravitazionali più sensibile mai progettato. La proposta è semplice, ed è un’offerta prima che una richiesta: poiché condividono il territorio, condividano la stessa base di conoscenza.

6c.2 Perché «ascolto»

Le due cose vivono della stessa condizione: il silenzio. Il silenzio sismico e antropico che serve al rivelatore per misurare è lo stesso vuoto di rumore che ha lasciato in piedi, indisturbati, i nuraghi. E tutte e due, in fondo, sono forme di ascolto: lo strumento ascolta l’universo, cercando increspature dello spaziotempo troppo deboli per qualunque altro luogo abitato; l’archeologia ascolta e parla di una civiltà che non ha lasciato scrittura, e che parla solo attraverso ciò che ha costruito. La parola tiene insieme i due poli senza forzarli.

6c.3 L’offerta concreta

Qui la proposta poggia sul dato vero, non su quello comodo. Non diciamo che l’area è a densità archeologica eccezionale: rispetto alla superficie i siti censiti sono meno della media dell’isola (cap. 3.5). Il punto è l’opposto, e più forte: è un’area documentata meno del resto della Sardegna, e sta per ospitare lo scavo più grande della sua storia. Lo scavo è irreversibile.

Da qui l’offerta: che l’infrastruttura scientifica diventi l’occasione, irripetibile, per completare il censimento archeologico di un territorio che le ricognizioni hanno guardato poco — una campagna di documentazione preventiva all’altezza della scala dell’opera, prima e durante lo scavo. E che la base di conoscenza sia condivisa: il censimento georeferenziato già oggi disponibile (dell’ordine di 800 siti entro venti chilometri dal tracciato, su una geometria o sull’altra) è la stessa mappa che serve a chi progetta le gallerie e a chi vuole valorizzare il patrimonio. Un anello culturale, o un qualunque progetto di fruizione, senza quel censimento si disegna a occhio; con quel censimento diventa possibile.

6c.4 Perché è una proposta difficile da rifiutare

È un’offerta che nessuno può respingere senza dire che preferisce non sapere. Non chiede denaro né vincoli nuovi: chiede di sapere cosa c’è, prima di scavare dove non si torna indietro. Ed è coerente con il principio del capitolo 7: non un ristoro una tantum, ma una capacità permanente che resta al territorio — la conoscenza del proprio patrimonio — e che nasce da un percorso condiviso, non calato dall’alto. È, ancora una volta, la differenza fra un territorio soggetto e un territorio oggetto della trasformazione.

Capitolo 7 — Compensazioni per il territorio: cosa pretendere

7.1 Perché si parla di compensazioni

Il capitolo 5 ha mostrato due fatti che vanno tenuti insieme.

Primo: la Legge 41/2023 crea un potere di autorizzazione senza prevedere alcuna contropartita scritta, e lo studio economico che fonda la parte sociale del progetto non ha mai messo nel conto il costo del vincolo per il comparto estrattivo (5.4).

Secondo: finora quel vincolo ha pesato poco — su una quarantina di istanze di cui fermate sole quelle (circa 15) riguardante l’eolico (5.8). I due fatti non si elidono, si combinano in una domanda difficile da liquidare: se il vincolo pesa poco, cosa giustifica comunque l’assenza di uno strumento scritto a fronte del territorio e dei vincoli che si cedono? E se un domani — al regime, vicino ai vertici — peserà di più, con quale criterio e quale contropartita? La compensazione, insomma, non va chiesta come ristoro di un danno già grande, ma come quadro scritto, proporzionato all’impatto reale e misurabile nel tempo. E c’è una condizione sul come, non solo sul cosa: oggi un documento scritto sulle compensazioni non esiste, e quando nascerà non potrà essere calato dall’alto — deve nascere da un processo di ascolto delle comunità. Una contropartita decisa senza chi la riceve non è compensazione, è concessione, ed è esattamente ciò che in questo territorio il precedente del Gennargentu insegna a non fare (cap. 3). Chiedere che anche qui il quadro delle compensazioni nasca da un ascolto strutturato non è una pretesa: è la differenza fra un territorio soggetto e un territorio oggetto della trasformazione.

E l’impatto reale ora ha un numero: a regime l’opera occupa 185 persone per trent’anni (cap. 4). È a quella scala, non a quella dei «36.000», che va commisurata la richiesta. Un territorio che cede vincoli di lungo periodo a fronte di 185 posti stabili ha un argomento forte e circostanziato; a fronte di una cifra gonfiata, non ne ha nessuno.

Non è una pretesa di parte. È il principio, ordinario in ogni grande opera, per cui chi ospita un impianto — e ne subisce i vincoli — ha diritto a una contropartita. La particolarità, qui, è che la legge quella contropartita non la prevede: va costruita nel negoziato.

7.2 Il principio: negoziare da pari, non chiedere un favore

Il capitolo 3 ha spiegato perché questo territorio non tratta come chi chiede un favore. Una comunità costruita sull’idea che «nessuno deve niente a nessuno» non si accontenta di essere consultata a decisione presa: chiede di negoziare da pari. E ha un precedente che ricorda cosa succede quando si dimentica questo principio — il Parco del Gennargentu: «non si può fare alcuna trasformazione contro la volontà della popolazione». Le richieste che seguono sono, prima di tutto, richieste di metodo: essere parte del procedimento, non oggetto del procedimento.

7.3 Le leve, concrete e verificabili

Ogni debolezza del capitolo 5 diventa qui una richiesta. Nessuna è un’invenzione: o è uno strumento che esiste già, o è uno standard che lo stesso progetto applica altrove.

  1. Trasparenza. Non chiediamo un favore per la Sardegna, chiediamo studi comparativi preliminari pubblici e sottoposti a verifica indipendente prima della decisione; un percorso partecipativo pubblico e documentato prima delle decisioni; un diritto di opposizione nella VIA dichiarato in anticipo e per iscritto.
  2. L’acqua: pubblicare, completare, modellare l’impatto. Non chiediamo di “fare lo studio” — in parte esiste già (cap. 5.6). Chiediamo tre cose precise, tutte appoggiate a ciò che i proponenti stessi hanno messo per iscritto:

(a) pubblicare gli elaborati idrogeologici già prodotti (oggi marcati «Protected» e non consultabili o forse inesistenti);

(b) estendere la rete piezometrica ai livelli superficiali, come gli autori stessi indicano necessario nell’abstract di Opatija;

(c) produrre il modello di impatto su sorgenti e pozzi allo stesso livello del sito concorrente dell’Euregio, che quel modello (FEFLOW, abbassamento freatico) lo ha già presentato. È una richiesta che poggia su una frase scritta dai proponenti, non su un sospetto: per questo è difficile da respingere. Lo strumento ordinario per azionarla c’è: un accesso civico generalizzato a INFN e al Ministero sugli elaborati idrogeologici e sul verbale della Conferenza di Servizi del 7 novembre 2025. La risposta — o il diniego — sarebbe essa stessa un dato.

  1. Compensazioni scritte, non promesse. Uno strumento formale — un fondo, un canone, un ristoro — legato al fatto di ospitare l’infrastruttura, che la legge oggi non prevede. Scritto, non affidato alla buona volontà.
  2. Sblocco di fondi stanziati e mai spesi — una richiesta ferma dal 2019. Circa 7,7 milioni di euro destinati dalla Regione al comparto lapideo del Nuorese (Piano di rilancio) risultavano non ancora spesi, e già nel novembre 2019 gli industriali ne chiedevano l’erogazione dopo il parere positivo del Ministero (fonte: L’Unione Sarda, 27 novembre 2019. Se non se ne ha un aggiornamento, si chiede la ricognizione pubblica dei fondi stanziati e non spesi. Il modello di destinazione è la riconversione tipo progetto europeo Life REGS II — che però riguarda il distretto granitico di Buddusò e Alà dei Sardi, un altro distretto e un’altra area rispetto al lapideo nuorese: vale come modello, non come stesso territorio.
  3. Voce nel procedimento, prima dei decreti. Poiché il comma 9-sexies consente di modificare attività e Comuni con decreto ministeriale, si chiede che ogni modifica degli Allegati 1 e 2 sia preceduta da un passaggio informativo strutturato e dalla condivisione con i Comuni interessati. La domanda del capitolo 5 — chi decide chi ha voce — trova qui la sua risposta operativa: i Comuni, prima del decreto, non dopo. È la conseguenza diretta del capitolo 5.3 («Quanti sono i comuni dell’Einstein Telescope»): se il confine dell’area ET si ridisegna a ogni atto, esserci prima che l’atto sia scritto è l’unico modo per non trovarsi dentro o fuori a cose fatte.
  4. Un piano per gli addetti, oltre il cantiere. Il beneficio del cantiere (~10-12 anni) è una parentesi; a regime i vincoli mordono. Si chiede un piano di riconversione e ricollocazione calibrato sui numeri reali di ciascun sito, non su una narrazione unica: circa 53 addetti diretti a Siniscola, circa 180 nell’estrattivo di Buddusò, oltre mille — indotto compreso — nel distretto del marmo di Orosei (dati 2019, L’Unione Sarda 27/11/2019). Perché la transizione non si risolva in perdita netta di lavoro.
  5. Lo smarino come compensazione in natura. I milioni di metri cubi di materiale di scavo (cap. 6b) possono essere trasformati da costo di smaltimento in valore per il territorio: riuso per inerti e materie prime critiche, e soprattutto per opere di difesa del suolo e resilienza costiera. È una compensazione concreta, che non richiede trasferimenti in denaro ma indirizza una risorsa che comunque esiste. (Con le cautele tecniche del cap. 6b: tipo di materiale, distanze, volumi da PFTE, quadro DPR 120/2017.)

7.4 Una conclusione, non una protesta

Nessuna di queste richieste è contro Einstein Telescope. Al contrario: un progetto scientifico di questa portata è più forte, non più debole, se arriva su un territorio che lo ha negoziato da pari invece di subirlo. La scienza di frontiera e la comunità che la ospita non sono un’alternativa: possono essere lo stesso disegno, a una condizione — che il territorio sia soggetto, e non oggetto, della trasformazione. È la lezione che questo territorio porta con sé da prima di ET, ed è la sola che rende un’opera imposta un’opera condivisa: non si fa alcuna trasformazione contro la volontà della popolazione; la si fa con essa.

«se l’Einstein Telescope si insedia su questi cinque comuni e fra dieci anni le Barbagie avranno perso ulteriore popolazione e il declino della società pastorale sarà definitivo, che l’UNESCO ha già indicato come minaccia, il progetto avrà protetto il silenzio del sottosuolo e non la comunità che ci vive sopra.

 

BIBLIOGRAFIA E FONTI

 Volumi e saggi

Bandinu, Bachisio, Pastoralismo in Sardegna, Zonza Editori, Cagliari, 2006. (Esiste anche l’edizione ampliata e illustrata Pastoralismo in Sardegna. Cultura e identità di un popolo, Zonza Editori.)

Barsuglia, Matteo, La rivoluzione delle onde gravitazionali, Hoepli, Milano, 2025. Passi citati alle pp. 49, 53-54, 188-189.

Chilosi, Marco – Gregorini, Antonello, Il bias fenicio. Un paradigma storiografico in crisi?, Condaghes, Cagliari, 2026, collana «I Pamphlet di Condaghes». Il passo citato è tratto dall’appendice di Fiorenzo Caterini.

Sanna, Antonello – Atzeni, Carlo (a cura di), Manuale tematico della pietra, Regione Autonoma della Sardegna. Fonte della ripartizione in cinque bacini lapidei sardi.

giuseppemelisca.wixsite.com/website, 2025.

 Studi scientifici e contributi a convegno

Atzeni, G. E. – Biagi, B. – Deidda, L. G. – Vargiu, L. (2020), studio socio-economico e territoriale sull’insediamento dell’Einstein Telescope a Sos Enattos, CRENoS – Università di Sassari, Zenodo, DOI 10.5281/zenodo.. Fonte dei volumi di scavo, delle tredici cave dismesse e del passo sulle esternalità della fase di esercizio.

Cardello, G. L. – Funedda, A. – Giunchi, C. (INGV) – D’Urso, D. – Da Pelo, S., abstract sulla caratterizzazione idrogeologica del sito di Sos Enattos, 4th ET Annual Meeting, Opatija, 11 novembre 2025, sessione Site Preparation and Characterization. Slide marcate «Protected»; deliverable non pubblici.

Einstein Telescope in the Euregio Meuse-Rhine: preliminary engineering geological site characterization for siting and design, in «Bulletin of Engineering Geology and the Environment», 2025, DOI 10.1007/s10064-025-04623-2. Copia ad accesso aperto nel deposito istituzionale dell’Università di Liegi.

Vrije Universiteit Brussel, Groundwater modelling for the EMR region Einstein Telescope facility, 4th ET Annual Meeting, Opatija, 11 novembre 2025, ore 14:20. Modello FEFLOW dell’abbassamento della superficie freatica e degli afflussi in galleria.

Di Giovanni, M. et al. (2026), The impact of seasonality over the sensitivity of Einstein Telescope and the SNR of CBC signals at the Sardinia candidate site, preprint arXiv:2605.18135. Fonte delle coordinate dei tre vertici della configurazione a triangolo, che il testo dichiara pubblicate qui per la prima volta. [Preprint non ancora edito su rivista; il datum delle coordinate non e dichiarato.]

Villani, F. et al. (2025), Subsurface characterization of crystalline rocks at the Einstein Telescope candidate site (Italy): insights from seismic tomography, geoelectrical and morphostructural analyses, «Tectonophysics», 911, 230830, DOI 10.1016/j.tecto.2025.230830. Venticinque autori.

Muccini, F. et al. (2025), Airborne strapdown gravity survey of Sos Enattos area (NE Sardinia, Italy), «Remote Sensing», 17 (13), 2309, DOI 10.3390/rs17132309. Sedici autori.

 Fonti normative e atti amministrativi

Legge 21 aprile 2023, n. 41, art. 47, commi 9-quinquies e 9-sexies, con gli Allegati 1 e 2.

Decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2017, n. 120, disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo.

Decreto interministeriale 16 ottobre 2001, istituzione del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, art. 1. Scheda dell’area «Orani-Guzzurra-Sos Enattos» sul sito ufficiale del Parco.

Ministero dell’Università e della Ricerca, Piano nazionale delle infrastrutture di ricerca (PNIR) 2021-2027.

Regione Autonoma della Sardegna, Delib.G.R. n. 32/46 del 2025, «Einstein Telescope (ET) Sos Enattos. Istituzione della Cabina di regia».

Regione Autonoma della Sardegna, Delib.G.R. n. 44/34 del 2024, «Contributi per la redazione degli strumenti urbanistici dei comuni interessati dall’attuazione del programma Einstein Telescope».

Conferenza di Servizi del 7 novembre 2025, verbale e valutazione preliminare di impatto ambientale per il sito di Sos Enattos. Atti non risultati pubblicati.

Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, art. 104, «Scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee». Comma 1: divieto di scarico diretto. Comma 2: deroga autorizzabile per «le acque pompate nel corso di determinati lavori di ingegneria civile».

Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, art. 77, commi 10-bis e 10-ter. Recepisce l art. 4, par. 7, della direttiva 2000/60/CE. Fonte delle quattro condizioni a cui le «alterazioni idrogeologiche dei corpi idrici sotterranei» non costituiscono violazione.

Regione Autonoma della Sardegna, Piano di Tutela delle Acque, Norme Tecniche di Attuazione, artt. 24 e 31.

Regione Autonoma della Sardegna, Universita di Cagliari, Universita di Sassari, INAF, INFN e INGV, Accordo ex art. 15 L. 241/1990 per il coordinamento e la promozione in Sardegna di iniziative a supporto della candidatura di Sos Enattos, prot. RAS n. 17895 del 19 dicembre 2024, firme digitali fra il 17 e il 19 dicembre 2024. Fonte dell’impegno regionale di 350 milioni di euro e dell’istituzione del Comitato di gestione.

Regione Autonoma della Sardegna e partner istituzionali e territoriali, Accordo ex art. 15 L. 241/1990 per la creazione di una governance multilivello a sostegno della candidatura di Sos Enattos. Istituisce la Cabina di regia inter-assessoriale e l Unita di progetto ex art. 26 L.R. 31/1998; art. 10: nessun onere finanziario a carico delle parti. Fonte dell’elenco dei tre siti in competizione.

Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna, decreto di indizione della Conferenza di Servizi sullo studio propedeutico allo sviluppo del progetto Einstein Telescope, configurazione a triangolo, 17 settembre 2025, prot. 0031983. Proponente INFN, Laboratori Nazionali del Sud. Gli elaborati progettuali non sono allegati: il decreto rinvia a un archivio condiviso dell INFN il cui accesso, al 13 agosto 2026, risulta rimosso.

 Fonti UNESCO

UNESCO, Canto a tenore, Sardinian pastoral songs, Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, elemento n. 00165, iscritto nel 2008 (3.COM), già proclamato Capolavoro nel 2005. Citazioni verificate sul testo inglese della scheda ufficiale e qui tradotte.

UNESCO World Heritage Centre, Nuragic monuments of Sardinia, Tentative List, rif. 6557, deposito del 15 novembre 2021, criteri (iii)(iv)(v), trentuno monumenti.

UNESCO, Transhumance, the seasonal droving of livestock, iscritta nel 2019 e ampliata nel 2023; modulo di candidatura italiano, 2019.

UNESCO, Art of dry stone walling, knowledge and techniques, iscritta nel 2018, con l’Italia fra gli Stati proponenti.

UNESCO Global Geoparks, banca dati ufficiale aperta. Consultata per verificare l’assenza di geoparchi sardi fra i dodici italiani elencati.

Dati statistici e archivi

ISTAT, serie censuaria della popolazione residente 1951-2024; POSAS, popolazione residente 2019-2026; Tavola A.4 del censimento 2024. Base dei dati demografici dei venti comuni.

Archivio Nurnet, livello 1. Base del censimento dei siti archeologici lungo il tracciato; migliaia di schede risultano ancora prive di coordinate.

Geometria del tracciato in formato KML, misurata su Google Earth. Base dei calcoli di distanza dei comuni e dei siti archeologici.

Regione Autonoma della Sardegna, cronologia delle iniziative legate a Einstein Telescope, 2024-2026, «Elenco incontri ET». Fonte del conteggio delle iniziative di informazione sul territorio: settantaquattro appuntamenti. Ottenuta da fonti dirette e ufficiali.

 Documenti e comunicazioni ufficiali del progetto

einstein-telescope.it, pagina ufficiale del progetto italiano, sezione domande e risposte. Fonte della data attesa per la scelta del sito.

Regione Autonoma della Sardegna, pagina istituzionale dedicata all’Einstein Telescope. Fonte del passo sulla «scarsa presenza di falde acquifere».

Einstein Telescope EMR, projectbureau, charter con il Landschapspark «Grenzeloos Bocageland», 15 dicembre 2025; conferma indipendente del comune di Eijsden-Margraten.

Einstein Telescope EMR, projectbureau, annuncio del percorso partecipativo di diciotto mesi affidato all’Università di Hasselt, gruppo Civic and Policy Design, 25 aprile 2025 («in opdracht van het projectbureau»).

Einstein Telescope EMR, projectbureau, comunicazione del 7 marzo 2024 sulle sette info-sessioni tenute in otto comuni all’inizio del 2024.

Einstein Telescope EMR, Veelgestelde vragen, FAQ ufficiali. Fonte della dichiarazione sul diritto di partecipazione formale e di opposizione «te zijner tijd».

Nurnet, posizione pubblica del 13 marzo 2025 sull’integrazione fra una candidatura UNESCO delle Barbagie e il progetto Einstein Telescope.

Programma LIFE dell’Unione europea, progetto REGS II, riconversione del distretto granitico di Buddusò e Alà dei Sardi. Citato come modello, non come stesso territorio.

Fonti giornalistiche

«L’Unione Sarda», 27 novembre 2019. Fonte dei dati occupazionali dei bacini estrattivi e dei 7,7 milioni di euro stanziati e non spesi per il comparto lapideo del Nuorese. Dati da aggiornare.

ANSA, 24 settembre 2019. Esclusione del Parco Geominerario della Sardegna dalla rete dei Geoparchi Mondiali UNESCO.

Nota sulle citazioni testuali. I passi in lingua inglese e neerlandese sono riportati nella lingua originale quando la formulazione esatta è parte dell’argomento; le traduzioni italiane, dove presenti, sono nostre. Il refuso «that is line with» nel testo di Atzeni e altri 2020 è dell’originale ed è segnalato con [sic].

 

ALLEGATO 1. Cronologia delle iniziative legate a Einstein Telescope, 2024-2026

Elenco fornito dalla Regione Autonoma della Sardegna,

2024

Lula, 21 Giugno 2024, Incontro informativo su ET

Olbia, 2 Luglio 2024, Accordo Italia – Spagna

Selargius, 22 Luglio 2024, Incontro INAF con comunità scientifica

Lula, 29 Agosto, Sopralluogo con ingegneri, tecnici comunali, amministratori  (Fase di Progettazione Fattibilità Tecnico – Economica)

Su Gologone – Sos Enattos, 28-30 Ottobre 2024, G7 Scienza e Tecnologia sulle Grandi Infrastrutture di Ricerca

Buddusò, 4 Dicembre 2024, Evento Cave e Miniere di Sardegna (focus su rocce da scavo)

Presidenza, 19 Dicembre 2024, Accordo RAS, UNICA, UNISS, INFN, INAF, INGV

 2025

Bitti, 30 Gennaio, Convegno Teatro Ariston su ET (CRENOS)

Presidenza, Febbraio – Marzo, Illustrazione progetto a tutti gli uffici regionali preposti ai pareri

Cagliari, 18 Marzo 2025, Incontro con ricercatori Einstein Telescope Italia

Nuoro, 19 Marzo, Presentazione Manifestazione di Interesse per Aziende Sarde su Ambiti Tecnologici Einstein Telescope

Nuoro, 20 Marzo, Firma Accordo per ET con i Comuni della Sardegna

Lula, 20 Marzo, Presentazione alla popolazione del progetto ET SUNLAB

Presidenza, 10 Aprile, Illustrazione progetto ai Sindacati

Sassari, 16 Aprile, presentazione progetto ET associazioni giovanili

Cagliari, 15 Maggio, incontro Confindutria PMI Regionale

Presidenza, 22 Maggio, incontro comuni area progetto

ONLINE, 23 Maggio, call rete NODI

Presidenza, 5 Giugno, riunione comuni DL24 febbraio 2023 n.13

Nuoro, 6 Giugno, incontro con Ordine Architetti/Ingegneri Nuoro – Ogliastra

Cagliari, 10 Giugno, presentazione risultati Manifestazione di interesse aziende sarde (78 aziende, 91 progetti)

Cagliari, 19 Giugno, incontro comuni area progetto

Cagliari, 9 Luglio, presentazione nuovi laboratori ET a Monseratto + inaugurazione rete GARR – T

Lula, 11 Luglio, inaugurazione mostra su ET al MAC LULA

Gavoi, 12 Settembre, evento informativo

Sassari, 19 Settembre, incontro informativo Confindustria

Nuoro, 24 Settembre, evento ET Notte dei Ricercatori

Olbia, 25 Settembre, inaugurazione padiglione ET al MED FEST (10k visitatori in 4 giorni)

Cagliari, 30 Settembre, cabina di regia plenaria

Lula, 5 ottobre, mostra ET “Autunno in Barbagia” (1000 presenze in 2 giorni)

Orosei, 6 Ottobre, evento INGV

Cagliari, 7 Novembre, Conferenza dei Servizi preliminare (fattibilità tecnica e autorizzativa)

Lula, 27 Novembre, Incontro a Sos Enattos con giovani architetti e amministrazione comunale

Nuoro, 4 Dicembre, Presentazione progetto ET Direttivo Camera di Commercio

Nuoro, 5 Dicembre, Relazione ET Assemblea INPS Nuoro

Selargius, 17 Dicembre, Presentazione anteprima documentario Sardegna Ricerche ET INAF

Abbasanta, 19 Dicembre, Presentazione opportunità materie scavo assemblea lapideo

Oliena, 27 Dicembre, evento presentazione ET

2026

Roma, 12 Gennaio, firma JDI Sassonia – Sardegna

Nuoro, 16 Gennaio, firma accordo RAS – INGV – Comune (sede Nuoro INGV)

Cagliari, 23 Gennaio, presentazione progetto ET ai project managers della Sardegna

Cagliari, 29 Gennaio, presentazione progetti vincenti contest architettura UNICA

Lula, 2 Febbraio, presa di servizio di 6 divulgatrici per info point ET di Lula e Nuoro

Roma, 11 – 12 Febbraio, evento nazionale ET con compagine francese

Cagliari, 19 Febbraio, cabina di regia con comuni area progetto ed assessori Industria, Innovazione, Lavori Pubblici, Trasporti (+ staff Enti Locali & Programmazione)

Nuoro, 23 febbraio, evento scuole medie Nuoro su ET

Berlino/Dresda, 5-6 Marzo, visita ufficiale RAS in Sassonia e presentazione progetto congiunto

Cagliari, 13 Marzo, inaugurazione anno accademico con relazione Marica Branchesi su ET

Lula, 17 Marzo, chiusura conferenza dei servizi asincrona su ET SUNLAB

Bruxelles, 24 Marzo, evento per presentazione al Parlamento Europeo

Lula, 3 Aprile, presentazione mostra “E se arrivasse ET?”

Lula, 7 – 8 Aprile, Workshop sulla comunicazione ET delle università

Cagliari, 15 Aprile, Cabina di Regia su Formazione e Lavoro con Organizzazioni Sindacali e Datoriali

Lula, 23 Aprile, visita Sos Enattos studenti ASTRO

Nuoro, 27 Aprile, incontro con i comuni Area Progetto + Nuoro su Formazione e Lavoro ET

Lula, 29 Aprile, assemblea sorvolo elicottero ET

Bitti, 30 Aprile, incontro con Sindaco su sorvolo elicottero ET

Onanì, 30 Aprile, incontro con Sindaca su sorvolo elicottero ET

Orune, 30 Aprile, incontro con Sindaca su sorvolo elicottero ET

Orune, 7 Maggio, assemblea sorvolo elicottero ET

Bitti, 8 Maggio, diretta Bitzi TV sorvolo elicottero ET

San Teodoro, 8 Maggio, evento pubblico su ET

Nuoro, 11 Maggio, incontro dirigenti scolastici ed associazioni di categoria su formazione e lavoro ET

Nuoro, 22 Maggio, evento regionale CISL con relazione su ET

Nuoro, 8 Giugno, audizione commissione consiliare su ET

Cagliari, 24 Giugno, incontro regionale su ET con ordine dei geologi

Cagliari, 29 Giugno, evento a Sa Manifattura su ET

Cagliari, 30 Giugno, incontro Prof. Barbknecht Sassonia

Cagliari, 1° luglio, incontro Prof. Washimi (ricercatore giapponese che lavora a Sos Enattos)

Cagliari, 2 Luglio, evento Sardegna Ricerche per le imprese sarde sul bando ambiti tecnologici ET (4mln€)

Nuoro, 10 Luglio, evento regionale Confindustria con relazione su ET

Nuoro, 17 luglio, cerimonia firma MoA Sardegna Sassonia e Lettera Umbria – Sardegna

Lula, 17 Luglio, inaugurazione info point e posa prima pietra ET SUN LAB a Sos Enattos

Cagliari, 21 Luglio, incontro ASPAL/LAVORO su formazione