Il Mago Nuragico. Racconto

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Serri, santuario nuragico della Dea (oggi intitolato a S.Vittoria) 1000 anni prima di Cristo (di M.Atzei)

 

"Nu- Ra- Ghe, nu-ra-ghe.." .- urlava ripetutamente lo stregone, “cielo, sole e terra”. Cercava di addormentarsi per dedicarsi interamente al suo sogno. Ora cantava una sottile cantilena che lo avrebbe fatto dormire. Dentro il pozzo, chino sull’acqua, si cospargeva il capo e le braccia, il petto e lo stomaco di quell’acqua pura e sacra.

Era un vecchio zoppo e forse, non era mai stato giovane. Ora cercava la forza che gli avrebbe dato quella giovinezza che non aveva mai avuto. Gli serviva perché sua figlia, si sarebbe presto maritata.

All’improvviso cadde nel suo sonno: sognò che all’inizio di tutto, nella notte dei tempi, mamma Terra era un’enorme pianura sconfinata. Mamma Terra era avvolta dalle tenebre. Tutti la chiamavano Ghe.

Non c’era nessun Ra, così chiamavano il sole, e neanche il cielo Nu con la sua luna e le stelle dentro di lui.

Tuttavia, malgrado ci fosse solo la Terra, in un posto lontano vivevano gli abitanti di Nu, gli uomini delle stelle nel cielo.

Questi erano degli uomini straordinari. Benché avessero le zampe da cervo e i capelli come fili d’oro e lucenti non tradivano nessuna età e parevano senza tempo, forse perché esistevano da sempre e sempre sarebbero esistiti nel loro Paradiso.

Intanto, sopra Ghe, sulla Terra, non si vedeva quasi nulla. Essa continuava ad essere avvolta nell’oscurità. Le fitte tenebre nascondevano l’intera superficie.

S’intravedevano tuttavia dei buchi di una certa grandezza, dei fori circolari come delle fosse vuote. Erano i fori che un giorno sarebbero diventati pozzi pieni d’acqua come quello in cui egli stava dormendo e sognando.

Che stranezza: non c’erano piante e neppure animali.

All’interno di quelle strette voragini prive d’acqua, stanziavano degli ammassi indefiniti di materiale molliccio, come informi spugne gommose e lattiginose.

Quegli ammassi informi erano gli Antenati e avevano un’essenza vitale e spirituale, e la possibilità di trasformarsi, un giorno, in esseri umani.

Sotto Terra, invece, le cose andavano diversamente: nelle profondità del sottosuolo, un cielo azzurro e ricco di stelle e costellazioni di sorprendente bellezza, conteneva un altrettanto bello e incandescente sole e una luna bianca e luminosa che mutava, che ciclicamente si riempiva e ciclicamente si svuotava.

Tutte le forme di vita possibili, animali e vegetali, giacevano sotto questo firmamento addormentate nel loro sogno.

Petali multicolori, alberi lussureggianti di fronde, frutta e fiori di ogni tipo, farfalle, uccelli, zucche grandiose, cocomeri, cervi imperiosi e grasse lepri. Tutti dormivano e sognavano il loro sogno.

All’alba del settimo giorno, non si sa bene per quale motivo, o forse senza un vero motivo, al Sole venne una tremenda voglia di andare a vedere cosa poteva esserci dall’altra parte della Terra.

Forse si era stancato di stare al di sotto, chi lo sa.

Ne parlò alla Luna. Si confidò con le stelle e con loro padre, Nu, il cielo. Tutti si mostrarono d’accordo con Ra, il sole.

Allora Ra ruppe ogni indugio e all’improvviso squarciò la crosta terreste che lo separava dall’altra parte della superficie e inondò Ghe, la Terra, di accecante luce bianca. Penetrò nelle buche in cui gli antenati dormivano e sognavano.

Dal profondo dei loro fossi, che finalmente cominciavano a riempirsi d’acqua scrosciante proveniente dalle profondità, gli Antenati si distesero e si allungarono.

Cominciarono ad emergere anche loro da quelle buche, scrollarono le spalle e la testa, aprirono gli occhi e le loro braccia assunsero forza e vigore.

Le loro mani si aprirono e divennero prensili e mobili. Poi urlarono e cantarono, si svegliarono e ballarono sotto il sole, saltellando sulla terra.

E così, abbandonarono i loro fossi e da quei fossi nacquero tanti pozzi quanti erano gli antenati. Da quel giorno, quei pozzi finalmente pieni d’acqua, divennero sacri a tutti i sardi perché avrebbero sempre rappresentato il luogo della creazione.

Al termine del sogno il mago si svegliò, si stropicciò gli occhi e si specchiò nell’acqua sul fondo del pozzo: si vide più giovane e bello.

Uscì da pozzo e s’accorse immediatamente che non zoppicava più: il rito della guarigione aveva sortito gli effetti desiderati e lui sarebbe vissuto in salute ancora per un bel po’.

Prese il suo sacco e si diresse presso il circolo di pietra costruito nei pressi del lato occidentale, non molto lontano dal pozzo.

Ra, il sole, splendeva alto in Nu, nel cielo; e Ghe, la Terra, era ora pronta ad accogliere su di se i numerosi ospiti.

A breve, sua figlia sarebbe arrivata al circolo e per qualche giorno si sarebbe celebrato un elettrizzante rituale matrimoniale che l’avrebbe unita per sempre al suo uomo.

 

 

 

 

 

Foto: Santuario nuragico di Serri- veduta aerea- Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Via del Collegio Romano, 27 00186 Roma