Le costellazioni tra Mito e Storia

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(tratto dal libro “In terra come in cielo” di Augusto Mulas e Marco Sanna)

(…) La carta geografica del Mondo; quale se la figuravano i Babilonesi, era il riflesso di quella dei mondi celesti; non il frutto di osservazioni e misurazioni, ma la riproduzione, in termini di geografia terrestre, della mappa delle regioni celesti. Purtroppo, almeno dal punto di vista della conoscenza scientifica, l’uomo moderno ha ormai dimenticato, quasi del tutto, il rapporto ancestrale che unì in maniera viscerale i suoi antenati con gli elementi più importanti e visibili della volta celeste.

Solo per limitarci ad alcuni esempi molto vicini ai nostri giorni sull’utilizzo pratico che l’uomo ha fatto del movimento degli astri e dei pianeti, non più di cinquanta anni fa, le anziane donne di alcuni paesi dell’entroterra sardo, in riferimento in particolare a Gavoi, determinavano lo stato di avanzamento della gravidanza e valutavano se la stessa fosse stata compiuta appieno attraverso il computo delle fasi lunari. (Si racconta che tzia Iuanna Lucchette, un anziana abitante di Gavoi, rassicurasse una giovane puerpera sullo stato di salute della creatura che portava in grembo, alla quale era stato diagnosticato un parto prematuro, con le seguenti parole: “ Ista tranquilla Maria, sa pizzinna istata ‘ene, poite at picatu sos puntos de sa luna”.)

Notevole dovette essere l’importanza che ricoprì la stella Venere all’interno del mondo agro-pastorale nostrano. Essa infatti è stata identificata con l’epiteto di ‘stella della cena’ (in lingua sarda logudorese “ Isteddu de Kenadorzu”), poiché il suo sorgere, poco prima della sera, era posto in relazione con l’ora della cena, ma veniva anche identificato come il momento più favorevole, durante i mesi della buona stagione, per condurre al pascolo libero le pecore.

(…) Indicativo è l’etimo che lo Spano (in Ortografia Sarda – Cagliari 1840, pag 38)) attribuisce alla stella d’Orione – chiamata in dialetto “Sa Seguzadorza”- che, tradotto, significherebbe “ che segue, che viene dopo” che appariva per prima al mattino d’estate , determinando il momento in cui le pecore potevano essere condotte al pascolo. Impressiona al riguardo la somiglianza tra il nome che gli antichi sardi diedero a questa stella e il nome che gli arabi attribuirono alla stella più luminosa delle Iadi, cioè Aldebaran, che, tradotto, significa “quella che tien dietro” (alle Pleiadi).

 

 

 

(*) Fonte: Augusto Mulas- Marco Sanna: In terra come in cielo- Condaghes- pag.13-14-15 Foto (originale in b.n e senza riproduzione grafica sulla dx, prelevata da Wikipedia, presente nel libro con seguente didascalia): “Il disco astronomico trovato a Nebra (Germania) risalente al 1600 a.C. Circa, è considerato una delle più importanti scoperte archeologiche del XX secolo. Nella parte superiore, tra il sole e al luna, sono rappresentate le Pleiadi.”

(Mlqrt)