SANT’ANTIOCO: ESISTE IL NURAGHE SOTTO IL FORTE?

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di Antonello Gregorini
In seguito al post di ieri riguardo la mappatura dei siti prenuragici e nuragici dell’isola di Sant’Antioco è nata una istruttiva discussione con lo scrittore Massimo Rassu, il quale sostiene che, sotto il Forte, vi siano dei ruderi ma che, tuttavia, questi siano di epoca punica o romana.
Così scrive sul suo blog:
IL FORTE SABAUDO DI S.ANTIOCO
Una delle innumerevoli fortificazioni che costellano le coste sarde e’ il “Fortino nuovo”, detto anche il “Castello”, a ridosso della cittadina di S.Antioco.
Esso fu costruito nel 1812 a protezione dell’abitato dalle incursioni barbaresche: nella notte tra il 21 e il 22 luglio dello stesso anno, infatti, ottocento corsari tunisini erano sbarcati nell’isola, avevano saccheggiato il paese, trascinando schiave ventidue persone, e incendiato l’unica e peraltro inutile batteria, il “Forte del Ponte”, che sorgeva sull’istmo, accanto al ponte romano.
In conseguenza di cio’, il capitano d’artiglieria Ambrosio Capson, nell’agosto seguente, disegnava e progettava un nuovo forte sulla collina che domina il paese, detta “Sa Guardia de su Pisu”, sui resti di un luogo di culto fenicio-punico. Il capitano Capson segui’ la costruzione del “Fortino Nuovo” fino al momento del suo trasferimento all’Artiglieria di Marina, e la direzione dei lavori passo’ nelle mani dell’ufficiale Efisio Melis. Costui inviava periodicamente al Comando – Sezione Guerra delle richieste di finanziamenti per il completamento dell’opera, per l’armamento e la guarnigione, e infatti, ancora nel settembre del 1815 il forte non era stato ultimato e aveva una guarnigione insufficiente.
Cosi’, quando un migliaio di Barbareschi, comandati dal rais Siddi Abzuna, sbarcarono all’alba del lunedi’ 16 settembre 1815 in localita’ Is Pruinis, S.Antioco si trovo’ impreparata alla difesa. I popolani e la guarnigione si asseragliarono nel nuovo fortino e resistettero agli assalti per tutta la mattina; con l’inganno i mori riuscirono a penetrare nel forte, dove i pochi superstiti, tra cui il comandante Efisio Melis, si batterono sino all’ultimo facendosi uccidere sul posto. Il sacrificio di questi uomini comunque non fu vano, la loro resistenza permise a molti paesani di fuggire, anche se numerosi furono i prigionieri: le persone portate via furono centotrentatre. Inoltre i Barbareschi razziarono tutto cio’ che poteva essere portato via e distrussero tutto il resto.
Dopo questo ennesimo atto di pirateria, le potenze europee decisero di far fronte comune contro i regni islamici nordafricani, percui cessarono le razzie.
La fortificazione successivamente venne meglio armata e rinforzata, ma non dovette piu’ affrontare episodi bellici: fu dismessa dall’amministrazione militare nello stesso secolo.
Come si vede dalla pianta, il forte e’ una piccola costruzione di 270 mq, eretta su un edificio sacro punico che ne vincola la planimetria. La sua forma e’ caratterizzata da un insieme di piu’ figure quadrangolari sovrapposte agli spigoli, a livelli differenti. Una garitta a piu’ feritoie proteggeva l’ingresso con ponte levatoio, progettato ma mai costruito. Uno spiazzo, nell’angolo Sud-Est, essendo il punto piu’ alto, fungeva da torretta con gradini che portavano al piano sottostante, attraverso camminamenti di ronda a piu’ livelli lungo i muri perimetrali. Al di sotto di questo spiazzo si trovano due ambienti con volta a botte, cioe’ il corpo di guardia e la garitta suddetta. Da questa piazza d’armi, dove e’ sistemata un’apertura arcata in pietra per il cannone, rivolta ad Est, si va in crescendo verso l’altro livello dove, in un’altra piazza d’armi divisa da un muro di spina con polveriera incorporata, sono poste altre due aperture arcate per gli alloggiamenti degli altri cannoni. Sotto il lastricato antistante l’atrio, vi e’ una cisterna, anch’essa voltata a botte. Infine una teoria di feritoie, strombate all’esterno, corrono per tutto il perimetro della fortezza. Attualmente la fortificazione e’ ben conservata, ma non risulta utilizzata per attivita’ culturali.”
Storia interessantissima e suggestiva, tuttavia non prova, con metodo scientifico, la reale origine della costruzione megalitica sottostante il Forte.
Appare certo che non siano mai stati condotti studi archeologici, scavi, o altro, che possano dare risposta alla domanda del titolo.
La ricostruzione virtuale della Sulky fenicia, prodotta con fondi pubblici sotto la direzione scientifica di accademici sardi, ripresa da un video di Sardegna Archeologica scientifica (Sardegna Uno-Simona Scioni), anch’essa prodotta con fondi regionali, riporta un nuraghe complesso, con pertinente villaggio, in cima al colle dominante Sant’Antioco.
“L’estate scorsa, la gente della cittadina aveva fatto una richiesta di scavo per tirare fuori il nuraghe e c’era stato un breve tentativo, durato 15 giorni esatti, di scavare una piccola trincea che portasse, dopo, ad uno scavo del nuraghe.
Lo scavo, tuttavia, non era andato avanti e la trincea (vedi foto sopra ripresa sul fronte del Forte)  si era bloccata dopo 15 giorni rimanendo tale.
Inoltre a fianco del Forte sono state costruite delle case e non è improbabile che le narrazioni popolari siano frutto del racconto dei “costruttori”.
Così, fra vedere e non vedere, nell’aggiornamento del Geoportale, noi, il “Nuraghe Su Pisu” lo inseriamo.
Noi di Nurnet, e chi scrive, non abbiamo la pretesa di essere scientifici, scriviamo con scopi di valorizzazione e divulgazione. Facciamo narrativa e non siamo soggetti a vincoli accademici e gerarchici, burocratici.
Riguardo il “Nuraghe sotto il Forte di Su Pisu” penso che “ognuno possa sostenere quello che vuole perché tanto nessuno ha mai visto nulla della struttura sotto il Forte, visto che l’edificio esiste da prima della nostra nascita.
Non vi è letteratura in merito, quindi non è mai stato alcuno studio per cercare di capire cosa ci possa essere. Non è mai stato fatto alcuno scavo.
Ognuno può sostenere quello che vuole perché, tanto, nessuno ha mai visto nulla della struttura sotto il Forte Su Pisu, visto che l’edificio esiste da prima della nostra nascita. Ciò che si vede è roccia affiorante.
I vecchi antiochensi, in assenza di scavi o indagini geofisiche, hanno titolo più di qualunque altro a fare narrazione, “storiografia popolare”, che andrebbe indagata, trascritta, verificata.
La voce dei vecchi, da sempre, parla di quel nuraghe, altrimenti i giovani antiochesi non ne avrebbero mai nemmeno sospettato l’esistenza.
La tholos non è venuta fuori con un’ispezione. Il castello però ha una parte interrata che potrebbe essere stata ricavata nella tholos del nuraghe.”