DOMUS DE JANAS. Nella mente dell’antro.

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di Antonello Gregorini

Dopo aver catalogato e georeferenziato migliaia di domus di janas sul geoportale di Nurnet ancora mi sorprendo a veder certe foto.

La scelta del luogo ove realizzarle non doveva essere semplice e probabilmente nasceva dopo anni di sopralluoghi e ragionamenti o di riti esoterici, ispirazioni naturali e simboliche.

Gli antichissimi abitanti della Sardegna dovevano avere a riguardo delle tradizioni molto importanti di cui, purtroppo, non abbiamo rilevanze scritte.

Tutto ciò che possiamo comprendere è lasciato al metodo scientifico di rilevamento e studio, ma anche all’intuito.

Poco o niente ci è rimasto di quella tradizione orale e solo attraverso le costruzioni e i simboli, ciò che resta nella lingua, possiamo ricostruire parte del loro pensiero.

Penso a “quanto riportato da Bruce Chatwin in Le vie dei canti, (Aborigeni Australiani)  i racconti del Tempo del Sogno sono tramandati in forma di canti; ognuno di questi canti descrive il percorso seguito da una creatura ancestrale nel suo viaggio originario, e ha una struttura musicale che corrisponde, come una sorta di mappa, alla morfologia del territorio attraversato da tale percorso. … I miti del Tempo del Sogno sono volti a spiegare l’origine della cultura del popolo aborigeno (o dei popoli aborigeni) e l’origine del mondo, o più precisamente delle sue caratteristiche geografiche e topografiche. Benché infatti il Tempo del Sogno sia spesso menzionato come epoca della creazione, alcuni autori e studiosi sottolineano che si tratta più precisamente di “miti della formazione” (del prendere forma); nel Tempo del Sogno il mondo esisteva già, ma era “indifferenziato”. Era abitato da esseri metafisicitotemici, generalmente rappresentati come creature gigantesche con forma di animali. ” Wikipedia

https://www.fodors.com/ (simbolo dell’arte rupestre degli aborigeni australiani

 

Non sono un archeologo e tanto meno un antropologo, non sono soggetto a limitazioni accademiche. Sono e voglio essere libero, pertanto, di fare narrazione e divulgarla.

Quali parametri dovevano scontare i preistorici sardi nella scelta del luogo ove dimorare per l’eternità e da cui, probabilmente e idealmente, trasmigrare?

Le scelte sulla scelta dei luoghi e delle architetture erano dei singoli o comunitarie?

Avevano anche loro il mondo “ancestrale” fatto di sogni, di “tempi dei sogni”, riferiti alla creazione e alle ragioni universali?

Le domus de Janas erano quasi sempre orientate a Sud, al Sole, alla Luce.

Contenevano delle opere di scolo delle acque, dall’interno e nell’intorno, perché?

Sono sempre davanti a paesaggi spettacolari, pittoreschi, come in questo caso della domus de janas di Sa Conca Ruja di Orosei. Davanti al Golfo, davanti al Mare.

Chi impegnava le risorse per realizzare queste piccole grotte, spesso a più stanze, spesso decorate con elementi architettonici, religiosi e mistici?

Quante persone poteva impegnare la costruzione di una domus de janas?

Le costruiva il singolo o utilizzava dei “servi”, degli schiavi eventualmente sconfitti in conflitti pseudo bellici?

Quanta parte della vita e della loro cultura era impegnata in quest’opera di preparazione “all’eterno ritorno”?

Come potevano scavare con quella precisione nella roccia durissima come il granito, senza avere il ferro, i metalli, o altri attrezzi altrettanto resistenti e precisi?

 

Tutti i simboli sembrano indicare un coinvolgimento totale del clan.

I luoghi erano sempre “ameni”, particolari anche per la conformazione del paesaggio circostante.

Rocce erratiche; concavità e rifugi naturali; tafoni.

Ammassi rocciosi convessi, esterni al terreno come teste emergenti dal suolo, su cui si ricavavano anche decine di tombe.

 

Queste sono parte delle domande che la persona curiosa si pone davanti al paesaggio archeologico delle domus de janas.

Analoghe domande potrebbero essere poste per il mondo dei nuraghi, la loro funzione, i simboli, le risorse, le ragioni di tanto impegno.

Questo è il fascino fantastico dell’archeologia, in generale di questa componente del paesaggio, a cui, evidentemente, i lettori di questa pagina non riescono a sottrarsi.

Foto della domus de janas Sa COnca Ruja di Maurina Rosu (Orosei), che ringrazio per avermi ispirato questo post.