Funtana Raminosa

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di Giorgio Valdès

“….Dopo Gerione, su Tartesso regnò Gargoris, il quale aveva scoperto come allevare le api e avviare la produzione del miele. A quei tempi” continuò Danu rivolgendosi al giovane Kau che lo ascoltava attento “ le ricchezze di Tartesso facevano gola a molti e per difendersi dai malintenzionati, Gargoris poteva contare su un copioso contingente di Cureti, sue guardie scelte, armate con lance e spade di bronzo, che dopo qualche vittoria o in determinate occasioni importanti, cantavano e danzavano il ‘ballo tondo’ come si fa ancora da noi durante le feste. Si dice che le armi dei Cureti venissero forgiate con lo stesso rame che si estrae dalla miniera posta a sud del Monte Arzanadolu, vicino al nostro villaggio *. A Gargoris successe quindi Habis, inventore dell’agricoltura, che curiosamente porta lo stesso nome che noi attribuiamo alle api, delle quali egli aveva sicuramente proseguito l’allevamento, probabilmente nel vasto terreno qui vicino che si chiama ancora ‘Ortu Abis’, l’orto di Habis”. *“La miniera di Funtana Raminosa, a Gadoni, tra la Barbagia di Belvì e quella di Seulo, si conquista dopo mezz’ora di curve tra paesaggi incontaminati, boschi di pini e castagni, straordinarie formazioni vulcaniche del paleozoico alle quali si sovrappongono i Tacchi: monti di età mesozoica che ricordano il Gran Canyon perché si ergono all’improvviso come altari al cielo. A valle scorrono diversi torrenti e uno dei più grandi fiumi dell’isola, il Flumendosa (lo si attraversa con un ponte spettacolare) che forma piscinette turchesi. L’acqua, così importante anche per la coltivazione delle miniere, ha portato a individuare il tesoro sotterraneo di Gadoni fin dai tempi nuragici. Fili intrecciati di piombo, zinco, ferro, argento e oro, in diverse direzioni, a varie profondità. Soprattutto di rame, come suggerisce il nome del giacimento. I bronzetti nuragici ritrovati da queste parti dimostrano che l’estrazione avveniva già attorno all’800 a.C…..Lungo il Flumendosa scorreva forse la ‘via del rame’ per portarlo ai popoli del Mediterraneo” (Susanna Lavazza: “Miniere al sole”).

Nell’immagine: la roccia Texile tra Seulo e Gadoni (da Shardana i Popoli del Mare di Leonardo Melis)