I monti dell’argento

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di Giorgio Valdès

Il tragitto era stato lungo e la fame cominciava a farsi sentire. Il giovane Kau e il padre Danu e si sedettero esausti all’ombra di un grande leccio che sembrava voler affondare le radici nella scura roccia di basalto, giusto il tempo per rifocillarsi e quindi riprendere il cammino verso casa. Il pasto frugale comprendeva sardine salate, pane di ghiande e qualche frutto colto lungo il cammino. L’acqua non mancava di certo e sgorgava fresca dalle tante “mitzas” che alimentavano il grande fiume che scorreva verso oriente. Danu si voltò un attimo e indicando uno spuntone di roccia che svettava alle loro spalle, disse a Kau: “Sappi, figlio mio, che quella sporgenza si chiama “Bruncu Crisaone” o “Crisaore”, proprio come si racconta si chiamasse il padre di Gerione, primo signore di Tartesso, che aveva governato queste terre tanti e tanti anni prima dell’ultimo re Argantonio. Argantonio proveniva da una terra molto lontana, dove un giorno di tanto tempo fa scoppiò l’interminabile guerra di Troia, che vide contrapposti i greci e i troiani, a loro volta alleati dei guerrieri Shardana, in testa ai quali era un nostro antico progenitore, chiamato Per-Ra. In quel lontano paese, bagnato dal mare d’oriente, esisteva un rilievo che portava il nome di Argantonio il quale, una volta giunto nella nostra isola, volle a sua volta attribuire il suo nome a un monte che si trovava presso il suo nuovo regno, e lo chiamò appunto Arzanadòlu. Lo vedi, è proprio quella punta che svetta lì in alto, tra le cime dei Monti dell’Argento”.

Nell’immagine: il monte Arzanadolu in una foto di Panoramio.