Il Montiferru

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di Giorgio Valdès “questa cima si chiama Monte Urticu, e siccome da lì avrei potuto scorgere molti altri miei segnali piazzati sulle differenti vette della parte centrale dell’Isola e visto che sul Monte Entu sarebbero restati invece nascosti, fu proprio in quel punto che sistemai un grande segnale, di cui rimangono probabilmente ancora dei resti. È sufficiente dire che da qui distinsi verso nordovest l’isola dell’Asinara e verso sudest la torre di San Pancrazio di Cagliari e la penisola di Sant’Elia; tra questo luogo e l’Asinara c’è una distanza che supera i 108 chilometri in linea retta, mentre la torre di San Pancrazio ne dista 120.” Così scriveva Alberto La Marmora nel suo “Voyage en Sardaigne”, dopo aver piazzato un segnale trigonometrico sulla sommità del Monte Urticu, la cima più alta (1050 m.) del massiccio del Montiferru, che a sua volta ha un’estensione di circa 700 kmq. La presenza di copiose sorgenti, dovuta in particolare alla conformazione geologica della montagna e alle fessurazioni che consentono di alimentare grandi bacini sotterranei e copiose falde acquifere, è sicuramente una delle ragioni che avevano determinato una forte antropizzazione del territorio sin dall’età del bronzo, confermata dalla presenza di un numero straordinariamente alto di nuraghi. La presenza di minerali ferrosi potrebbe essere un’altra delle ragioni che avevano causato il proliferare degli insediamenti umani, ma tale ipotesi solleva ancora non pochi interrogativi e divide chi sostiene e chi invece nega l’ipotesi di utilizzo del ferro in periodo nuragico. Non avendo competenze specifiche in questa materia, metto una “x” ed evito di esprimermi in merito; limitandomi comunque a osservare l’esistenza di un numero cospicuo di nuraghi a presidio di diversi corsi d’acqua presenti sul territorio, tra cui in particolare il rio Mannu, che sfocia in prossimità di Punta Foghe. L’attenzione riposta nei confronti di questo rio, fa presumere che un tempo esso venisse utilizzato per il trasporto delle produzioni locali sino al punto di imbarco ubicato in corrispondenza della Punta Foghe e anch’esso presidiato da un nuraghe. Tra i tanti nuraghi il Nuracale di Scano Montiferro è forse quello che più caratterizza il bacino del rio Mannu, ma è anche vero che nell’area compresa tra gli abitati di Bosa, Sindia, Suni, Magomadas, Tinnura, Flussio, Tresnuraghes, Sagama, Sennariolo e Scano Montiferro, esistono strutture nuragiche come il Donnigheddu, il Simmamaro e il Sagola, che in un lontano passato dovevano aver assunto un ruolo primario in ambito territoriale. Ciò si desume anche dalla loro rilevanza nel sistema degli allineamenti virtuali, dei quali si è accennato in precedenza, riportati nella tavola allegata al post  FB pubblicato sulla pagina Nurnet connessa a questo articolo.