Inzertu e Cogoddus

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di Giorgio Valdès

Ritengo interessante proporre alcune considerazioni riferite alla laguna di S.Gilla, che comunque presumo impegneranno anche alcuni articoli di prossima pubblicazione. A S.Gilla, sempre a mio modesto avviso, leggenda e realtà storica trovano la loro palestra ideale, e mi rimetto quindi alla tolleranza e disponibilità di chi detesta qualsiasi riferimento leggendario, perché a conclusione di questi articoli, la mitologia farà prepotentemente la sua comparsa. Tanto premesso, la foto allegata, concernente il recupero di un’anfora all’interno dello stagno di S.Gilla, della O.T.Sub del socio Nurnet Nicola Porcu, è tratta dalla pubblicazione “Cagliari tra terra e laguna” curata dall’Associazione Culturale Sa Illetta. Che il recupero sia avvenuto a poco più di un metro d’acqua appare evidente, ma tale evidenza è confermata dall’immagine delle altre due anfore, ugualmente recuperate sotto il fango dello stagno. Mi raccontava l’amico Nicola Porcu, che i buchi piccoli che appaiono sull’anfora punica di sinistra (III sec. A.C.) si devono alla pesca denominata “a inzertu”, mentre quelli grandi sono causati da “is cogoddus”. Nell’”inzertu” si utilizzava una fiocina che colpendo a casaccio il fondale fangoso, garantiva spesso una pesca fruttuosa, vista l’abbondanza di pesce che caratterizzava le acque della laguna; ma era anche frequente la possibilità che i denti della fiocina forassero involontariamente le anfore e gli altri reperti coperti dal fango. “Is cogoddus” sono invece dei picchetti che venivano infissi sul basso fondale ed erano funzionali ad un altro tipo di pesca. Anche in questo caso, a farne le spese erano, oltre ai pesci, anche le anfore come quella, sempre punica, raffigurata sulla destra (V sec.a.C.).