Itinerario domenicale, nuragico e floreale. Turri e Siddi.

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di Antonello Gregorini

Nei giorni dei divieti per CORONAVIRUS non è opportuno stare in città, fra bar, supermercati e cinema.

Con il supporto di Acentro e Jeep, amici, soci e sponsor storici di NURNET e della Civiltà Sarda, su uno dei loro SUV aziendali, abbiamo fatto una meravigliosa gita in una delle lande poco conosciute della nostra Sardegna.

Nuraghe Sa COnca ‘e Sa Cresia visto da Ovest

La campagna sarda per chi sa aprire e chiudere i cancelli, è praticamente aperta. In questa stagione offre la continuità del verde, erba bassa e senza acuminati cardi.

Non è seconda a nessun altro paesaggio rurale è in alcune parti è letteralmente incontaminata e intonsa, ricca di archeologia ovunque diffusa.

La Marmilla è spesso definita il “granaio di Roma”, tuttavia, circa un millennio prima e più, era uno dei Chiefdom della Civiltà Sarda.

Essa infatti, fra Barumini e Villanovaforru, la Giara cosiddetta di Gesturi, quella più piccola di Siddi, è costellata di costruzioni nuragiche di grande rilevanza.

A Turri, un imprenditore dalla mente strategica è riuscito a creare una originale attrazione per qualunque visitatore ami la bellezza dei colori, della natura e dei fiori. Insieme allo zafferanno, il piccolo centro di cinquecento abitanti, è diventato il luogo dei tulipani in Sardegna.

Immagine da https://tulipaniinsardegna.com/

 

 

 

Quale migliore miscela per una domenica all’aria aperta con la famiglia e gli amici?

Da Cagliari, di passaggio, consiglio, agli amanti dei dolci con caffè, una sosta nella pasticceria all’ingresso di Villamar, dove la pasta sfoglia è meglio, o analoga, di qualsiasi buona pasticceria cittadina. Sono talmente curati e gentili che, per non rovinar la pasta sfoglia (po no da fai amoddiai), mettono la crema all’interno della conchiglia e del cannoncino, all’ordine.

La sorpresa di Turri era condivisa dalle centinaia di visitatori della giornata festiva, che, prudentemente, in fila all’ingresso e nel corso della visita, tenevano le distanze di sicurezza per evitare il, pur ancora, improbabile, contagio.

Un imprenditore illuminato, dicevo, proprietario di una piccola azienda florovivaistica, ha creato un parco giardino fiorito, incasellando le grandi aiuole fra file di ulivi millenari, una gora in cui scorre l’acqua limpida, un piccolo colle, di marna argillosa, tipico di quei paesaggi.

Si passeggia fra i colori, lungo sentieri contenuti da ecologici cordoli lignei, sino al pianoro sopra la “giaretta” dove, distesi sul prato naturale, si ammira l’intera Marmilla, i suoi villaggi di qualche centinaio di abitanti, i campanili, Sas Coronas Arrubias delle giare, le piccole aziende agricole, con armenti e animali al pascolo.

Un paesaggio degno del miglior Van Gogh o, per stare in casa di Biasi e Figari. Fantastica Sardegna.

Pur essendo offerta la possibilità di un comune convivio a malloreddus e salsiccia arrosto, noi preferiamo il pic nic familiare.

Saliamo sulla Giara di Siddi, fra cartelli che ben indicano itinerari storici, nuragici, chiese rurali.

Seguendo facili tornanti, arriviamo all’innesto con una delle stradine cementate, che connettono tutti i monumenti archeologici del Consorzio Sa Corona Arrubia, realizzate, negli anni novanta, per l’iniziativa del noto sindaco Pusceddu di Villanovaforru, e dei suoi omologhi.

La stradina porta sino alla piazzola antistante la tomba dei giganti di SA DOM’E E S’ORKU,  necropoli comunitaria del clan che verosimilmente aveva il “dominio” sulla piccola Giara.

A Sa Dom’e S’Orku si arriva comodamente in macchina e si parcheggia nella piazzola apposita

 

Il monumento è noto (vedi il link a Sardegna Cultura) e non ne descriverò le particolarità archeologiche e architettoniche, che sono comunque tante.

Mi soffermerei sul paesaggio e sulle sensazioni che può provocare nel visitatore.

 

Sa Dom’e S’Orku vista di fronte, da Sud

 

Sa Dom’e S’Orku vista di lato, pic nic familiare

 

La piccola Giara di Siddi, con le sue stradine e i muretti bassi consente di fare belle passeggiate alla ricerca di asparagi.

Da qui si ammirano a trecentosessanta le montagne del Gennargentu, la grande Giara, Serpeddì, le colline della Marmilla e il Monte Arci.

Dalla Tomba dei giganti, a cinquecento metri circa, è visitabile quel che resta del nuraghe Sa Conca ‘e Sa Cresia, probabilmente il luogo del villaggio dominante, posto tipicamente a poche centinaia di metri dalla necropoli, anche per intuibili ragioni sanitarie.

Il nuraghe c’è praticamente quasi tutto, solo che è parzialmente diroccato e franato, coperto di vegetazione, non facile da leggere.

In cima alla tholos un foro, verosimilmente scavato dai tombaroli, porta all’interno del nuraghe sfruttando i vani delle scale elicoidali e alcune nicchie, consente l’accesso a due delle probabili tholos.

Sconsiglio l’ingresso a chi non si mette in sicurezza, soffre di claustrofobia e ansie, non ha un minimo di capacità fisiche.

La costruzione apparteneva, in origine, probabilmente, alla categoria dei protonuraghi, a corridoio (XV sec a.C), successivamente aggiornato con le nuove tecniche di costruzione delle tholos (XV/XII sec a.C).

Sembrerebbe essere un trilobato con mastio interno. All’esterno spiccano due costruzioni parzialmente interrate, di forma ellissoidica la cui volta è franata (cfr le foto aeree)

Il nuraghe Sa Conca ‘e Sa Cresia, visto da Ovest

 

Nuraghe Sa Conc’e Sa Cresia, vista da Est, verso il costone franato

 

Una giornata perfetta, con la famiglia, gli amici, in mezzo alla natura e al paesaggio con le sue pittoresche e affascinanti trasformazioni, affastellatesi nei millenni.

Per concludere, in auspicio: La Sardegna è bellissima , andiamo a visitarla, presidiamo i luoghi, tenendoli puliti e intonsi. Raccontiamola e diamo sostegno a chi ne abita con coraggio, determinazione e sacrificio, il suo interno.