Jana

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di Giorgio Valdès

“Janna” (Ena, Genna) è un termine ricorrente in centinaia di toponimi presenti in tutto il territorio regionale, che indica una porta, un accesso, un valico, un porto, il passaggio da un luogo ad un altro. Vocabolo dal senso inequivocabile, contrariamente alla più abusata parola “jana” che, inserita nella dizione “domus de janas”, identifica quelle particolari sepolture disseminate lungo l’intero territorio sardo, che la tradizione popolare indica come dimora delle fate/janas. Tuttavia, il significato di questo termine, ben più profondo, rimanda alla protostoria dell’isola e al sentimento religioso dei nostri antenati. In svariate “domus de janas”, è difatti presente un bassorilievo che l’opinione prevalente degli esperti identifica come “falsa porta”, il luogo attraverso cui transitava l’anima del defunto per allontanare gli incubi dai sogni dei dormienti o, in termini figurati, una sorta di cabina telefonica di collegamento tra il mondo terreno e quello dell’aldilà; simbolo che appare anche in alcuni menhir e in altre espressioni del nostro megalitismo. La presenza della “falsa porta” all’interno di questi sepolcri neolitici giustificherebbe il nome a essi attribuito, inteso come la “casa” in cui è presente la “porta” di collegamento tra il mondo terreno e quello ultraterreno. In seguito, nel pantheon religioso latino farà il suo ingresso il dio Janus/Giano, il cui simbolo era appunto una porta di cui deteneva le chiavi e veniva raffigurato come una divinità bifronte rivolta sia al passato sia al futuro. Dal suo nome deriverà “Gennaio/Januarius”, il mese di passaggio tra l’anno nuovo e quello trascorso, che non tornerà più. Ritengo infine interessante osservare che la falsa porta era anche un simbolo classico dell’antico Egitto, per quanto non possa sorprendere la sua presenza in Sardegna, visti i frequenti rapporti intrattenuti tra le due civiltà mediterranee. Tuttavia, a quanto mi risulta, le prime testimonianze di false porte egizie risalgono all’Antico Regno, sotto la dominazione del faraone Djoser (2630-2611 a.C.). Le domus de janas sarde in cui sono incise le false porte, come ad esempio quelle di Santu Pedru ad Alghero, di Sas Concas a Padria e di Mesu ‘e Montes a Ossi, risalgono invece al neolitico recente e finale (tra il 3400 e il 2850 a.C.) e sono pertanto di molto precedenti alla loro comparsa in Egitto. Ma a prescindere da qualsiasi discorso sulla progenitura di questo potente simbolo di rinascita, quanto appena riferito costituisce un altro indizio a sostegno della tesi che le frequentazioni tra Sardegna ed Egitto fossero di gran lunga anteriori alla metà del XIV secolo a.C., quando per la prima volta, nelle “lettere di Amarna”, sono menzionati gli Shardana.