Keftiou, i metalli, il mare, l’ossidiana

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di Giorgio Valdès

Si era accennato alla possibilità, più che concreta, che il paese di Keftiou, la Kaftor biblica patria dei Pheleset/Filistei e generalmente assimilata a Creta, non s’identificasse con quest’isola egea, denominata invece Minous, bensì con una terra situata nell’estremo occidente marino, tra le isole del “Grande Verde”. Berni e Chiappelli, nel libro “Haou-Nebout, i Popoli del Mare”, riportano al proposito interessanti riferimenti tratti dagli scritti dell’egittologo francese Jean Vercoutter (1911-2000), tra i quali un brano della “Stele Poetica” di Tothmose III in cui è scritto “ ho fatto sì che tu calpestassi i paesi dell’Ovest, Keftiou e Isy….”, e un altro ripreso da un testo che accompagna le raffigurazioni presenti sulla tomba del nobile Amenemheb (XVII dinastia – 1550/1291 a.C.), dove sono citati “i re del pese Keftiou e Menous”. Brani che fanno supporre un’ubicazione occidentale di Keftiou e che Minous/Creta fosse invece una sua colonia nel Mediterraneo orientale; ipotesi che a sua volta giustificherebbe la provenienza occidentale dei minoici cretesi, attestata dai recenti studi genetici, ma potrebbe fornire riscontro anche alle perplessità sulla terra d’origine dei Pheleset/Filistei. Come accennato in un precedente post, l’orientalista e semitista italiano Giovanni Garbini, nell’identificare Keftiou/Kaftor con Creta, indicava quest’ultima isola come patria dei Filistei, per quanto a Creta non si siano mai trovate tracce della loro presenza. I Filistei, con buona probabilità, provenivano invece da una terra occidentale, la cui prossimità alla Sardegna spiegherebbe la solida e duratura alleanza con gli Shardana. Non può d’altronde escludersi che Shardana e Filistei fossero entrambi stanziati nella nostra isola, dove sono state rinvenute tracce filistee a S.Maria di Nabui (Golfo di Oristano), Macomer (l’antica Macompsisa), Serra Orrios (Dorgali) e a S’Arcu ‘e is Forros (Villagrande Strisaili). Esistono tuttavia altri brani, sempre estratti dagli scritti di Vercoutter, in cui egli afferma che Keftiou era “un paese ricco di materie preziose, perché possedeva delle miniere, che servì da intermediario tra le regioni minerarie e l’Egitto, e ancora che ebbe numerosi e abili artigiani metallurgici”, osservando tra l’altro che il commercio di Keftiou riguardava “sia i prodotti finiti che la materia prima”. A questo proposito è rilevante osservare che la Sardegna è stata storicamente la “terra dei metalli”, primaria produttrice d’argento, di rame e di altri metalli e che sardi e Filistei erano notoriamente abili artigiani metallurgici. Sempre Vercoutter scrive inoltre che “ i prodotti di fattura Keftiou si ritrovano in Siria del nord così come anche a Mari. Per di più la presenza di oro e soprattutto di argento in lingotti incita a considerare il paese Keftiou come intermediario fra uno o più paesi produttori di questi metalli e l’Egitto”. Vercoutter riporta, tra i vari prodotti minerari anche i lapislazzuli, ma la loro presenza può giustificarsi con il ruolo di mediazione assegnato a Keftiou dallo stesso egittologo francese, il quale afferma infine che ” l’Egitto faceva venire o andava a prendere una determinata pietra dal paese Keftiou”, che egli identifica con l’ambra, proveniente proprio da Keftiou dov’era chiamata “memno”. Tuttavia, a proposito di questa pietra un altro grande egittologo, l’inglese sir Alain Gardiner (1879-1963) così scriveva: “può darsi che la cosiddetta ambra non fosse una resina lavorata, ma il bel minerale di un nero brillante detto ossidiana” (“La Civiltà Egizia”). In merito a quest’ultima asserzione, vorrei osservare che la pietra di cui parla Vercoutter e che Gardiner presume fosse ossidiana, poteva ragionevolmente essere estratta dalle cave del Monte Arci, considerata la sua provenienza dalla Keftiou occidentale, e commercializzata via mare partendo dalle coste del Golfo di Oristano prospicienti lo stesso monte Arci.

 

 

Appena a nord di questo golfo si elevano i monti di Santulussurgiu, un tempo chiamati “Menomeni” o “Insani Montes”, ed è al proposito curioso osservare come questi rilievi, particolarmente conosciuti al punto d’essere costantemente evidenziati nelle antiche mappe della Sardegna, portassero un nome simile al “memno” con cui secondo Gardiner veniva denominata l’ossidiana. Insomma, le ipotesi sono varie, come altrettanto vari parrebbero essere gli argomenti di riflessione.