La Sardegna antica, crocevia di rotte mediterranee.

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di Beatrice A.L. De Rosa.

Con il progredire degli studi e delle conoscenze, appare sempre più chiaro il ruolo che la Sardegna ebbe in età antica, quale crocevia delle rotte mediterranee e luogo di incontro di esperienze e di culture differenti, con interrelazioni che la legano al Vicino Oriente, al mondo egeo, all‟ambiente etrusco, alla grecità di Occidente ed al tessuto delle colonie fenicie del nord Africa, della Sicilia e della Spagna. dal mondo greco, o forse dai contatti, dagli scambi e dalle relazioni che si creano in questa parte del Mediterraneo, che nascono, intorno all’IX secolo a.C., una serie di segmenti diretti verso Occidente20. La rotta seguiva verso Creta, da cui si passava a Kythera, alle coste del Peloponneso e, attraverso il canale d’Otranto, alle coste meridionali della Calabria; la tappa successiva erano le isole Eolie, la Sardegna meridionale e Pithekoussai. Dalla Sardegna ci si dirigeva poi verso la penisola iberica.

Questa ipotesi è sostenuta dai dati archeologici, che per i secoli VIII e VII sono testimoniati dalla presenza di bronzi ispanici nel deposito sardo di Sa Idda, dal ritrovamento a Toscanos di frammenti di anfore del tipo Bartoloni B1, dal repertorio anforario del Cronicario, dalle anfore di Huelva, e dai rinvenimenti ceramici effettuati lungo le coste dell’Andalusia, dove la presenza di vasi nuragici di tradizione autoctona inseriti in un contesto fenicio, documentata per la prima volta nella penisola iberica, confermano e rafforzano le relazioni. Fulvia Lo Schiavo e Francesco Nicosia nei loro studi hanno messo in luce la consistente presenza di oggetti villanoviani in Sardegna con forme di ampia distribuzione territoriale e con fenomeni di irradiamento dei prodotti anche in cantoni lontani e assai interni nella parte settentrionale e centrale dell‟isola

La frequentazione della Sardegna iniziò già nel II millennio a.C. Esiste una ricca documentazione di fonti antiche che testimoniano la varietà di apporti e di interessi di cui l‟isola fu centro; si ricordano una serie di racconti mitici e di leggende greche e latine in cui emerge chiaramente l‟eco di frequentazioni antichissime risalenti alla fine dell‟età del Bronzo. Sembra utile soffermarsi sui racconti di Sardo e di Norace, descritti da Pausania e riassunti da Solino: “Non importa dunque narrare come Sardo nato da Eracle, e Norace da Mercurio, l‟uno dall‟Africa e l‟altro da Tartesso della Spagna, arrivassero fino a quest‟isola e da Sardo prendesse il nome il paese, e da Norace la città di Nora…”; oltre al carattere chiaramente eziologico della leggenda, vi si possono leggere i rapporti che univano la Sardegna all‟Africa ed alla Spagna. Abbiamo poi la leggenda greca su Cadmo di Tiro, il cui nome, di origine cananea-fenicia, significa appunto Oriente, o i testi omerici, che ci informano come inizialmente i Fenici partirono verso Occidente in veste di commercianti, lontani per lunghissimi periodi dalla loro patria e che per questo cercavano di inserirsi pacificamente e completamente nell‟ambito “cittadino” nel quale si trovavano. Una notizia biblica afferma che i Filistei detenevano tra l‟XI ed il X sec. a.C. il monopolio del ferro; questa informazione è supportata sull’isola da un dato archeologico: in un‟area della Sardegna settentrionale ricca di miniere di ferro, come confermano i toponimi moderni come Montiferro e Bortigali, si trova un toponimo fenicio, giunto ad oggi nella forma “Macompsisa”, la cui prima parte significa “mercato”: “Maqom”. È interessante notare che nessun centro fenicio sia sorto in quell‟area e che i Punici vi arrivarono solo dopo la conquista cartaginese; sembra quindi possibile collegarlo ad una presenza commerciale linguisticamente fenicia, forse proprio a quei Filistei che cercavano il ferro. Una situazione analoga si può registrare per Neapolis, dove a metà degli anni ’90 è stato rinvenuto un frammento di sarcofago filisteo.

Al XIV sec. a.C. rimandano le più antiche testimonianze della presenza micenea in Sardegna; si tratta di alcune ceramiche, che sebbene numericamente scarse, assumono un grande significato storico, confermando l‟esistenza di approdi costieri aperti a prospectors stranieri e di una circolazione già attivata lungo le vie di penetrazione interna, probabilmente fluviali, che portano oggetti esotici ben lontano dalla costa. Tra il 1300 ed il 1030 a.C. la presenza di materiale ceramico miceneo (Miceneo IIIb e IIIc) diventa molto più estesa in tutto il perimetro dell‟isola; le coste sarde, dall‟arco meridionale del golfo di Cagliari agli approdi sud-occidentali del Capo di Pula e del golfo di Palmas, dal profondo golfo nord-occidentale di Alghero agli scali orientali delle coste di Orosei, sono meta di naviganti egei che creano rapporti commerciali con le popolazioni locali, rapporti che in breve diventano scambi interculturali, indice di un quadro di circolazione complesso e ramificato, caratterizzato da varietà di provenienze. Gli esempi più chiari sono quelli del nuraghe Antigori di Sarroch, alle porte delle via interna di penetrazione verso il Sulcis, a ridosso degli approdi del Capo di Pula, da cui provengono numerosi frammenti ceramici di provenienza micenea, associati a prodotti di fabbrica peloponnesiaca, cretese, cipriota e locale, e quello del nuraghe Domu s’Orku, ubicato sempre nella stessa area, dove materiali ceramici si trovano in associazione con quelli indigeni. Altre testimonianze arrivano da una grotta nell’area di Pozzomaggiore, dal nuraghe Corti Beccia di Sanluri, da su Nuraxi di Barumini, dal nuraghe Nastase di Tertenia, dall’insediamento indigeno di Monastir-Monte Zara.

 

Ricostruzione grafica del Nuraghe e del villaggio di Sant’Imbenia (Alghero- SS) tratto da "Nuraghe e villaggio Sant’Imbenia" di Susanna Bafico.