Le chiavi del capitale umano di Nurnet

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Di Nicola Manca.      

Nell’immagine di Antonello Gregorini – Ipogeo Lu Murrone – Chiaramonti (partiolare della nicchia d’alloggio dell’idolo)

^ “Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato” [Albert Einstein]

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Quanto vale un quadro di Van Gogh? E quanto vale il pensiero e le competenze del pittore stesso? E’ con questa riflessione che voglio iniziare l’editoriale di quest’oggi. Una riflessione che sintetizza ciò su cui Nurnet ha puntato e vuole puntare: le idee. Il 5 aprile è stato presentato il Geoportale, nato da una collaborazione con il CRS4: il risultato è visibile a tutti. E’ un lavoro di scambio intellettuale, condivisione e scontro di vedute che sono state all’ordine del giorno durante la fase di gestazione. Numerosi sono stati i plausi, lo spazio sui giornali, sui blog e alla tv e – incredibilmente – poche le critiche. Questo perché non è costato soldi pubblici, ha impiegato “manovalanza” volontaria, non ha rubato idee e progetti altrui. Ora che i Sardi potranno iniziare a usufruire del portale, da dietro le quinte si sta continuando a lavorare per migliorarlo, renderlo più funzionale e ad esso collegare altri progetti in grado di far da volano allo sviluppo locale. Ma tutto questo è possibile soprattutto grazie a due componenti fondamentali: l’ascolto e la gratitudine. L’ascolto perché – e io stesso ne sono primo testimone – quando qualcosa viene raccontata, proposta, accennata, si trova qualcuno che sia disposto a sentire ciò che si ha da dire e a darti la sua opinione in modo del tutto disinteressato dal punto di vista personale, che spesso termina con un: “bravo, mi piace! Fai!”. E queste parole ti danno fiducia, ti danno lo stimolo per voler spendere parte del tuo tempo nel riversare le tue idee, le tue competenze nel grande contenitore di Nurnet. La seconda è la gratitudine: perché nessuno si vuole appropriare di nulla se non della propria storia per il bene della Sardegna. Quindi in questo scenario di vita comunitaria quando uno ha fatto bene gli si è sempre riconosciuto il merito. Ed è incredibile stupirsi dell’ovvio e di ciò che dovrebbe essere la norma, quando questo “grazie” ti viene detto! In sostanza si vuole tener conto delle capacità della persona e non del suo status. Chi collabora con Nurnet lo fa sentendosi parte di un progetto, non un estraneo. Al suo interno ci sono architetti, ingegneri, studenti di economia, geometri, guide turistiche, disoccupati. Una miscellanea di saperi, di esperienze che, prese insieme, valgono molto di più del loro peso da singoli. E allora quanto vale Nurnet? Non possiede molte risorse economiche, non possiede i quadri di Van Gogh. Però con le conoscenze di tutti coloro che partecipano al progetto, messe a sistema, sta producendo risultati concreti, sotto gli occhi di tutti. E allora se Nurnet fosse un’azienda quanto varrebbe? Dal punto di vista contabile poco. Ma se solo si potessero misurare le capacità di tutti i volontari che perseguono la causa di valorizzazione del patrimonio storico ci vorrebbe qualche ragioniere disposto a fare gli straordinari. Questo perché le idee sono effimere e non si possono misurare ma sulle idee noi puntiamo e vogliamo riconoscere il giusto merito a chi le condivide con noi. Perché poi le idee diventano quadri e i quadri emozionano sempre il cuore dello spettatore.