Le vie dell’Argento e il mito di Fetonte

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di Giorgio Valdès

Nel precedente articolo “I Sentieri dei Troiani”, ipotizzavo l’arrivo, sulle coste del Sarrabus, di un gruppo misto di reduci della guerra di Troia, che comprendeva shardana, teucri (troiani) e altre etnie. Il luogo di sbarco era probabilmente Portu de s’Illixi, appena più a settentrione di Capo Ferrato, approdo protetto dai venti del sud che avevano con altrettanta probabilità spinto questi naviganti sino alle coste della Sardegna. Portu de s’Illixi, ma anche l’intero territorio prospiciente la costa che si estende tra Capo Ferrato e Tertenia, era sorvegliato da una rete particolarmente fitta di nuraghi ordinatamente allineati. Ciò si spiega soprattutto perché il versante sud orientale e centrale della Sardegna abbondava in particolare d’argento, il metallo “lunare”, che gli antichi egizi consideravano addirittura più prezioso dell’oro, al punto che la nostra regione era chiamata “argyrophles nesos”, l’isola dalle vene d’argento. Campioni d’argento nativo proveniente dalle miniere di Monte Narba, appena a sud ovest di Muravera, sono esposti nei più prestigiosi musei minerari italiani ed europei. Per tornare ai superstiti della guerra di Troia, presumo che l’amicizia con gli shardana, compagni di avventura/sventura, abbia garantito loro un’accoglienza amichevole, perché in alternativa nessuno avrebbe potuto sbarcare in un territorio la cui ricchezza mineraria giustificava un sistema di controllo paragonabile ad un’invalicabile “cortina di ferro” nuragica. E’ probabile che parte dei nuovi arrivati si sia di seguito diretta verso il territorio di Tertenia, un’altra verso l’interno seguendo il corso del Flumendosa, fiume che a sua volta percorreva suoli ricchi di minerali. E’ altrettanto plausibile che le vicende di Tartesso, la mitica terra dei metalli, abbiano a che vedere con l’arrivo di queste genti. Il Flumendosa era in ogni caso una via d’acqua importantissima, talché in prossimità della sua foce furono rinvenuti i resti dell’abitato e relativo porto fluviale di Sarcapos, menzionati anche da Tolomeo. Sarcapos era a sua volta ubicato in località “Eringiana”, nome che richiama l’Eridano, fiume che alcuni identificano con il Po e dove la leggenda racconta precipitò Fetonte, figlio di Helios, dio del sole . Ovidio, nelle sue Metamorfosi, così descriveva la caduta di Fetonte: “Phaëton per caelum praecipitat et in Eridanum cadit ubi Naides Hespiriae in tumulo corpus condunt” (Fetonte precipita nel cielo e cade nell’Eridano, dove le Naiadi dell’Esperia seppelliscono il corpo in una tomba). Fantasia per fantasia, e se mi è consentito uno “svolazzo mentale”, considerato che le Esperidi erano figlie di Forco, re mitologico di Sardegna e Corsica, ( nel cui giardino pascolavano i cavalli di Helios alla fine di ogni giorno), perché non pensare che lo “spot” descritto da Ovidio non fosse proprio la piana di Eringiana, presso Muravera? ( Nelle immagini: l’invaso artificiale sul Flumendosa in prossimità di Orroli e la piana di Eringiana alla foce del fiume