Newgrange vs Sa Pala Larga

pubblicato in: Senza categoria | 0
Share

di Giorgio Valdès I Tuatha dé Dànan, di cui parla Leonardo Melis nei suoi scritti, erano i componenti di quella “tribù degli dei di Dànan” che, secondo la leggenda, avevano scelto il sito irlandese di Newgrange per tumulare un loro capo. Newgrange (3200 a.C. circa) e tutto il territorio circostante il grande tumulo è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. Gli irlandesi hanno intuito da tempo l’importanza turistica di questo sito, ed essendo meno schizzinosi di noi, hanno rispolverato senza tanti scrupoli il mito celtico che racconta di un dio solare che dopo aver visitato in sogno una donna, le fece concepire, proprio a Newgrange, l’eroe Cùchulainn. Al mito, che come noto è complemento inscindibile della storia in tutte le latitudini tranne che in Sardegna, dove viene regolarmente esorcizzato, si aggiungono i diversi monoliti chiamati kerbstones (pietre di bordo), che presentano doppie o triple spirali e il fatto che nel solstizio d’inverno la luce penetra nel tunnel d’ingresso della sepoltura illuminandola con straordinario effetto scenografico. L’”effetto solstizio” è analogo a quello che avviene in alcuni nuraghi della Sardegna, come quello di S.Barbara a Villanova Truschedu, mentre le spirali sono ugualmente simili a quelle che ritroviamo in svariati monumenti megalitici isolani. Ma quelle di Newgrange somigliano in special modo ai petroglifi incisi sulle pareti delle domus de janas di Sa Pala Larga a Bonorva, risalenti al neolitico finale (3200 a.C. circa) e quindi coeve al sito di Newgrange. Le perplessità nascono quando si raffronta la sepoltura irlandese con quelle di Bonorva. Il sito di Newgrange è tirato perfettamente a lucido, è dotato di un moderno e funzionale “centro visitatori”, caffetteria, self service, negozio di souvenirs e bagni per il pubblico. Le visite, rigorosamente a pagamento (mediamente 8 €/persona) e con accompagnatore, vanno prenotate per tempo e lo spettacolo del solstizio invernale è addirittura limitato a 500 persone, che possono accedere alla tomba solo a piccoli gruppi. Tuttavia, siccome le richieste per partecipare all’evento sono annualmente più di 35 mila, l’organizzazione ha pensato bene di organizzare una lotteria, in cui si estraggono i nominativi dei fortunati visitatori. Ergo, è stato progettato un sistema mediatico straordinario per rendere Newgrange l’oggetto del desiderio di decine di migliaia di turisti, che ovviamente trovano in zona tutti i servizi necessari e arrivano a frotte nonostante il tempo sia per lo più inclemente. Le misteriose e affascinanti domus de janas di Sa Pala Larga, a Bonorva, sono invece immerse in una natura lussureggiante, inserite in un parco straordinario, a sua volta immerso in compendio territoriale baciato dal sole e straordinariamente ricco di testimonianze archeologiche (non per niente siamo nella “valle dei nuraghi” e nei pressi sorge della necropoli di S.Andrea Priu) e prossime alla ridente cittadina di Bonorva. Nonostante ciò esse sono in stato di abbandono, protette in maniera precaria da una rete metallica con sovrastante strato di grigio cemento, per gran parte ammalorato, o a volte ricoperte con della terra in modo da non essere danneggiate (e tantomeno visitate), e sono frequentate quasi esclusivamente da qualche mucca al pascolo. La sepoltura con le splendide spirali in ocra rossa della “tomba del capo” è oramai invisitabile, e le analoghe spirali presenti sullo stipite di un’altra domus, sono quelle che sovrastano l’acqua stagnante visibile nell’immagine allegata. Non aggiungo altro, salvo quest’ultima riflessione: anche il S.Barbara di Villanova Truschedu attira, nel solstizio d’inverno, alcune centinaia di visitatori, ma quale beneficio economico ottiene la comunità locale da questo avvenimento?