Sardegna e Siberia (centro-meridionale) il legame degli antichi sciamani

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C’è una sottile linea antropologico-culturale che unisce la Sardegna arcaica con il centro-Asia e la zona mongolica della Siberia. Sono tante le somiglianze tra queste terre così diverse. E si tratta di somiglianze che traggono origine da un lontanissimo, ancestrale passato fatto evidentemente di grandi fenomeni migratori da occidente ad oriente e viceversa. La prima che mi viene in mente è la tecnica del canto armonico difonico. In Sardegna viene chiamato canto a tenores [1] e due delle quattro voci che compongono il quartetto; il "bassu" e la "contra" utilizzano tecniche corrispettivamente molto simili alle tuvane "Kargyraa" e "Borbangnadyr" che sono le due specialità tipiche della tradizione difonico tuvana. Tale tradizione di canto risale molto indietro nel tempo. Secondo leggende locali i tuvani cominciarono a cantare utilizzando la tecnica Khomei per stabilire un contatto con le entità spirituali che pervadono tutte le cose ed acquisire la loro forza attraverso l’imitazione dei suoni naturali. Di fatto nelle credenze tuvane il suono è la via preferenziale per gli spiriti della natura per rivelarsi e comunicare [2].

Chi ha avuto la fortuna (personalmente, e con sommo dispiacere – per ora- mi devo tirare fuori da questa piccola schiera di baciati dalla dea bendata)di conoscere la sciamana Buriyata Nadia Stepanova venuta di recente in Italia,  mi ha riferito che, anche  nella Repubblica della Buryatia in Siberia, hanno il loro Dio ‘Babai’[3]. Chiaramente per noi sardi, una parola del genere, con la sua assonanza simile, praticamente uguale, alla nostra ‘Babbai’, divinità autoctona maschile degli ultimi nuragici, non è passata inosservata. Ho quindi voluto eseguire una piccola ricerca per scoprire chi fosse il Babai siberiano. Si tratta di un personaggio mitico, un saggio eremita antenato, che, secondo la leggenda [4] ambientata nell’isola di Olkhon (uno dei 5 poli energetici dello sciamanismo) ha avuto il primato di sconfiggere il male rappresentato da Erlen Khan, signore dell’oltretomba e fratello di un altro malvagio, chiamato il “crudele Signore Burkhan”. Su richiesta di una giovane donna, disperata per l’assassinio del marito per mano del malvagio Burkhan, il Babai dei Buryata, meglio conosciuto come Guta Babai , decide di scendere dalla montagna e di sfidare a duello il malvagio aguzzino della donna e di altre anime innocenti, sue vittime. Presentatosi a lui, per prima cosa gli chiese di abbandonare la città, ma il malvagio rifiutò e minaccio di fare una strage di innocenti, allora il Guta Babai, propose di risolvere tutto con un duello. Tuttavia, essendo entrambi consapevoli della parità delle loro forze (lo yin e lo yang; concetto filosofico della dualità perfetta, degli opposti, degli uguali e contrapposti) optarono per un duello molto singolare basato sulla magia: Babai propose al malvagio Burkhan di raccogliere della terra in una tazza e chi, la mattina seguente, l’avrebbe trovata rossa avrebbe perso il duello ed avrebbe lasciato l’isola. La leggenda narra il seguente epilogo. “Durante la notte la terra raccolta da Burkhan era già diventata rossa ma suo fratello inviò degli spiriti maligni per aiutarlo, i quali scambiarono le tazze.

Ma le anime degli innocenti uccisi da Burkhan erano più forti del tranello di Erlen Khan e proprio queste fecero tornare marrone la terra del saggio eremita e macchiarono di sangue rosso quella del malvagio Burkhan che la mattina successiva riconobbe la sconfitta e lasciò Olkhon. Da quel momento il saggio eremita Guta Babai visse nella caverna ed il suo spirito non l’ha ancora abbandonata.” Per questo motivo è ancora motivo di adorazione. Come si può leggere tra le righe, la leggenda tuvina è impregnata di buddismo, religione che ha finito per influenzare molto la spiritualità siberiana.

Per quanto riguarda il Babai sardo, che in lingua punica era attestato col nome di “SID ADDIR BABAY“, allo stato attuale, dopo miriadi di sovrapposizioni, sincretismi e sostituzioni religiose, sembrerebbe che né leggende né racconti mitologici ci siano stati tramandati dai nostri avi se non giusto alcune attestazioni che risalgono all’età romana, come se se ne fosse persa la memoria. In realtà non è esattamente così: è infatti probabile che Babai non fosse altro che la corruzione (poi ne spiegheremo come) in lingua punica del nuragico Ellu (base etimologica dall’akkadico Ellu= ‘puro’, ‘splendido’) riferito principalmente a Ellil, Illil, Enlill simile al semitico El (il Dio superiore, colui che governa i cieli)[5] L’invocazione sardiana (e sarda) Ello! Equivale all’invocazione ‘a Dio piacendo’ ed è tuttora in uso in Logudoro.

Ma allora che c’entra Elu con Babai? Secondo il glottologo Salvatore Dedola, In realtà Baba era dea principale e femminile dell’antico popolo sardo sin dal neolitico e dea anche dei Sumeri a Lagash (La Dea madre descritta dall’archeologa M.Gjmbutas e venerata contemporaneamente anche nel centro-Asia), la cui sacralità veniva invocata in primavera per diversi giorni. A Lagash per esempio, per assicurare la fecondità universale si celebravano le nozze sacre tra il grande Dio della città e la Dea Baba in unione che poi effettivamente veniva celebrata da due suoi rappresentanti sulla terra (un re o una regina con un sacerdote o una sacerdotessa). Tuttavia questo succedeva, come abbiamo scritto all’inizio di questa parabola, ai tempi in cui le società erano matriarcali. Interessante notare come l’appellativo Baba, inizialmente femminile, poi, quando quasi tutte le civiltà sono diventate patriarcali, per tutta una serie di fenomeni socio-culturali-religiosi e migratori, si trasformi in entità maschile, cioè nel sardo Babbai, ‘babbo’. Ivi compreso (scrive Dedola con ironia) l’appellativo che ancor oggi rivolgiamo al genitore e che un tempo sarebbe stato riferito al suo omologo ma di sesso femminile.

Di Melqart Re

 

 

[1] Ezzu, Alberto, (2009). "Il Canto degli Armonici – Storia e tecniche del canto difonico", Ed. Musica Practica, Torino.

[2] Hilary Finchum "Tuvan Overtone Singing: Harmonics Out of Place, Sound And Video Analysis & Instruction Laboratory (SAVAIL) in the Department of Folklore and Ethnomusicology at Indiana University.

[3] Manuela Congiu- Presidente ass. cult. "Dal Cielo e dalla Terra"

[4] La grotta sull’isola. Pubblicato da Storie Invisibili in luglio 28, 2013.

[5] Salvatore Dedola- Monoteismo preistorico in Sardegna