Sardegna, un Mito nel Mediterraneo

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di Giorgio Valdès

Un amico archeologo indica i seguenti numeri, che per altri esperti di settore sono addirittura in difetto e comunque i continui ritrovamenti incrementano senza soluzione di continuità: oltre 12000 nuraghi, 100 villaggi, 300 protonuraghi, 250 pozzi e fonti sacre, 50 templi a megaron, 3500 domus de janas, 1200 tombe di giganti, 400 dolmen, 1500 menhir. E ciò nonostante gran parte delle strutture megalitiche siano state smantellate dal disinteresse e dall’ignoranza di chi, nel corso dei secoli, ha disinvoltamente spietrato terreni agricoli e pascoli, ha costruito edifici sopra le strutture nuragiche, ha riutilizzato conci di nuraghi o frammenti di menhir e di tombe di giganti per realizzare fondazioni e muri di fabbricati o addirittura, nel periodo delle chiudende, ha ritenuto conveniente e comodo utilizzare gli stessi conci per erigere muretti a secco per delimitare poderi e tancati. E’ quindi ragionevole ipotizzare che se l’intero patrimonio del periodo compreso tra il neolitico e l’età del bronzo si potesse puntualmente censire e segnare con un puntino di penna su una cartina della Sardegna, quest’ultima diverrebbe completamente nera. Basta allora riflettere per un attimo su tali considerazioni per intuire quale ruolo primario abbia svolto la nostra isola nell’ambito dell’intero bacino mediterraneo “ai tempi che erano antichi per gli antichi” e perché, come affermano alcuni, sia stata la culla di tanti affascinanti miti e leggende che la storia ci ha tramandato. http://www.youtube.com/watch?v=TjyQyGr9hgI Nell’immagine: la “Casa Zapata” di Barumini, realizzata sopra un nuraghe.