Si dice che…

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Si dice che…

La storia della presenza umana in Sardegna abbia inizio nel Paleolitico inferiore, come testimonia il rinvenimento di oggetti in pietra databili tra 450.000 e 120.000 anni fa. Gli oggetti, in selce e quarzite, vennero rinvenuti nella parte settentrionale dell’isola, in Anglona, e sono inquadrabili, dal punto di vista tipologico, nelle industrie litiche classificate coi nomi di "clactoniano" e "tayaziano". (1)

Dopo la glaciazione di Riss si ebbe una lunga interglaciazione durata 61.000 anni, nella quale il clima doveva avvicinarsi a quello subtropicale con piogge abbondanti e grande umidità che indubbiamente contribuirono ad aumentare le zone paludose dove l’uomo imparò a navigare, costruendo le imbarcazioni con la canna (materiale peraltro abbondante), forse simili ai fassones tuttora usati nell’oristanese. (2)

Che i primi uomini approdati sull’isola fossero di ‘Neanderthal’, certamente più tardi, essi furono soppiantati, come nel resto della terra, dall’Uomo Sapiens-Sapiens del tipo Cro-Magnon. Pensando all’impresa con la quale i popoli primitivi sono arrivati in Australia, superando un tratto di mare oceanico ben più impegnativo, diventa reale e concreta la venuta in Sardegna. (2)

Si possono fare solo congetture sulla provenienza degli uomini che per primi colonizzarono l’isola, due sono le tesi più accreditate: dalle coste della Toscana o dalle coste del Midì francese. (2)

L’uomo neolitico perfezionò la tecnica litica creando manufatti rifiniti; l’ossidiana, roccia vulcanica effusiva, permetteva la costruzione di utensili e armi facilmente, fu una vera materia d’esportazione essendo richiesta e ambita in tutto il bacino del Mediterraneo; questo minerale abbondava nell’isola, nel monte Arci e fu sfruttato fin dal Neolitico antico. (2)

Nelle vicinanze di Trieste, si hanno ben nove depositi databili dai 13.000 ai 6000 anni fa, che hanno restituito ossidiane. In uno, dei due più antichi di essi, i Sardiani lasciarono le ossidiane del Mediterraneo occidentale (trovandovi peraltro anche quelle recate dalle genti carpatiche). Da qui, essi intrapresero la via che fu naturale collegamento di culture, fra Alto Adriatico e Mediterraneo, con i paesi dell’Europa danubiana. Talmente valida, tale via, che la sua funzione strategica, l’uomo moderno, proprio in questi giorni ha rivalutato, progettando un canale navigabile fra Trieste e Bratislava. (3)

Tracce indelebili delle frequentazioni sardiane delle rive del Danubio e delle aree contermini, si riscontrano, a detta degli specialisti, in quelle ceramiche la cui tipologia viene definita come campaniforme (2700-1900 BC), che peraltro in mano ai ceramisti sardiani (sempre secondo gli specialisti) risulta essere origine d’una autonoma interpretazione artistica. Stigmatizziamo, solo di passaggio, in relazione ai messaggi ivi contenuti, quanto disdicevole resti tuttora, la fiacca definizione di decorazioni a tratteggio obliquo, triangoli con puntinato orizzontale, banda liscia a zig-zag, ecc., ad essi attribuita. Come si arguisce da quanto sopra, se pur ammesso (ma da nessuno dimostrato) che i Sardiani abbiano importato quella tipologia vascolare, poiché gli specialisti riconoscono in quella sardiana una specifica particolarità, pare evidente che gli attori di tale peculiarità artistica, abbiano provveduto ad una debita divulgazione, nei loro viaggi nell’area danubiana, della loro novità, innescando ivi un ulteriore processo innovativo. (3)

Foto Grotta Verde: * Grotta Verde, Alghero. Per G. Tanda (1998) i reperti più antichi della Grotta Verde sono databili al 4500 a.C. Secondo R.H. Tykot (1994), le datazioni calibrate più lontane sono da riferirsi al 5300 BC. Tale loro valutazione è però solo rivolta all’inquadramento temporale della ceramica e dei materiali databili, non certo alla datazione della più antica frequentazione del sito ed alle restanti sue umane testimonianze. (3)

Foto Ossidiana: di Villaggio “Sa Ruda” laboratorio di litica e osso. Cabras. Sinis- Oristano.

1: www.sardegnacultura.it 2: www.storiasardegna.altervista.org 3.- Mikkey Tzoroddu. www.sardegnastoria.it

(Mlqrt R)