Una nuova consapevolezza

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Il nostro sogno è creare una nuova tendenza. Il nostro intento è di riuscire ad elevare la consapevolezza della potenza/potenzialità dell’eredità spirituale e materiale ricevuta dai nostri avi, nelle persone che ci seguono, alle quali Nurnet può infondere simpatia. Gli oggetti (le emergenze archeologiche, i monumenti della nostra cultura preistorica) sono “rapporti sociali resi durevoli” sostiene l’antropologo Daniel Miller. Quello che vogliamo affermare è che soggetto (noi persone) e oggetto (il nostro patrimonio materiale/spirituale) oggi, non sono (e non devono essere) più pensabili come entità separate, ma piuttosto come “essenze” interdipendenti all’interno di un processo di interazione continua durante il quale vengono create sia le nuove coscienze degli esseri umani, sia la riscoperta, funzionale alla vita di oggi, degli oggetti materiali lasciatici in eredità da proditori antenati. La Sardegna non è un isola caraibica; il nostro mare è altrettanto spettacolare ma può attrarre ospiti da tutto il mondo solo per tre, quattro mesi all’anno. La Sardegna non è una meta nota per il suo patrimonio artistico, le nostre città non sono città d’arte ma tutta la nostra regione è un immenso museo a cielo aperto ricco di reperti archeologici inconfondibili.

Qui, ha avuto luogo una civiltà originale che tanto ha lasciato. Da noi ha avuto luogo il mito dei costruttori dei megaliti che triangolavano le loro pietre con il cosmo, e tutto ciò è oggi visibile. Nella nostra terra nascono il “mito dell’incubazione” nelle Tombe dei Giganti, ove la gente ancora usa curarsi nel modo più sano possibile, e il “mito dell’ordalia” nei pozzi sacri, come in quello di Santa Cristina di Paulilatino: “avremmo potuto accontentarci d’una semplice descrizione delle possibilità tecniche di questo osservatorio lunare”- scrive Arnold Lebeuf (francese archeoastronomo, docente di storia delle religioni presso l’università di Cracovia ) – “ma un monumento di una tale perfezione tecnica ed estetica rappresenta una meraviglia architettonica, un santuario unico, eccezionale per le sue proporzioni e le sue qualità formali e ottiche.” Gli diamo ragione! E di tali meraviglie ne abbiamo ereditato dai nostri padri almeno altre 150, disseminate da nord a sud dell’isola.

In tutti i nostri paesi, piccoli o grandi centri, la cultura tradizionale è viva più che mai e le espressioni più genuine delle nostre antiche costumanze sono tangibili nel canto, nel ballo, nella musica e in molte arti. Non stiamo inventando niente, vogliamo tuttavia raccontare la verità a chi viene a trovarci: possiamo offrire un territorio ancora sano, come i suoi cibi, i suoi prodotti ortofrutticoli, la sua acqua sorgiva, i suoi vini. Possiamo far ringiovanire i nostri ospiti anziani grazie alla purezza del nostro ambiente e possiamo far loro vivere oltre i cent’anni. Cosa che già facciamo con i figli naturali di quest’isola. Abbiamo solo bisogno di credere fortemente che un futuro fatto di ecologia, archeologia, natura, cultura e intelligenza da noi, in Sardegna, sia già iniziato.

(Mlqrt)