CART RUTS: antichissimi Geoglifi per comunicare con le divinità?

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di Marco Chilosi

Con questo termine (solchi di carro) si definisce una tipologia molto particolare di “misteriose tracce” lineari prevalentemente parallele scavate su terreni rocciosi e considerate unanimemente come non-naturali ma correlate con attività umane. Sono costituite da serie di solchi paralleli, con profondità variabili spesso cospicue, fino a circa mezzo metro, a profilo a V, U o arrotondato. Molto numerose e famose sono quelle di Malta, ma sono presenti in molte aree del Mediterraneo, in Turchia, Tunisia, Libia, Egitto, Spagna, Italia, Francia, Svizzera, Grecia, Portogallo, Azzorre, Canarie, Inghilterra, Azerbaijan, Messico, etc.

Ne parliamo poiché diverse ed interessantissime cart-ruts sono presenti anche in Sardegna, spesso associate a necropoli ipogee (Domus de Janas). I dati, le pubblicazioni scientifiche, i libri, le discussioni sulle cart-ruts sono prevalentemente focalizzati su quelle di Malta, mentre le informazioni su quelle della Sardegna sono scarsissime, a parte poche interessanti segnalazioni ed immagini proposte nel mondo degli “appassionati” [1-5].

Cosa sono le cart-ruts?   La confusione è grande, le teorie numerose, le prove scientifiche poche.

Un quesito fondamentale è quello cronologico. La datazione è scientificamente molto difficile se non impossibile, per cui  viene modulata dai differenti studiosi  sulla base delle loro teorie [6,7]. Le indicazioni “indirette” suggeriscono una datazione molto antica, in periodo preistorico, anche per la frequente coesistenza di cart-ruts e siti preistorici.

La teoria dominante ed “ufficiale” dall’inizio della loro scoperta fino ad oggi è quella che interpreta i solchi come prodotto del passaggio continuativo, per secoli, di mezzi di trasporto (figura 1).

Innumerevoli sono gli studi, le ipotesi sulla natura dei veicoli (slitte, carri a due o quattro ruote trainati da animali), ed anche prove sperimentali per dimostrare la compatibilità delle tracce con queste teorie [8-11]. Si rimanda ad una recente ed approfondita Tesi di Laurea dell’Università di Padova per approfondimenti [12].   Per alcuni studiosi potrebbero essere veri e propri manufatti, cioè i solchi sarebbero stati realizzati con strumenti seguendo un “progetto” (sono in effetti riscontrabili in alcuni casi i segni degli strumenti di scavo), per facilitare il passaggio di carri o slitte utilizzati per trasporto di legna, pietre, materiale di cava [4;11]. Sarebbero quindi non naturali, ma prodotti delle attività umane. L’ipotesi si basa sulla regolarità dei solchi, prevalentemente paralleli, che corrono per lunghe distanze (centinaia di metri). A supporto dell’ipotesi è l’evidenza di solchi su strade di epoca storica (ad esempio a Pompei – figura 1) e su tracciati sicuramente riferibili a vie di comunicazione. In questi casi però  le tracce hanno profondità minore, sono regolari e l’associazione con vie di comunicazione è palese per percorso, presenza di lastricati, etc. Le critiche all’estensione di questa interpretazione a tutte le cart ruts, comprese quelle misteriose tracce presenti in luoghi isolati e lontani da percorsi economicamente rilevanti, sono numerose. Le tracce infatti sono di profondità eccessiva, spesso a sezione a “V”, terminano spesso improvvisamente, sono localizzate in luoghi impervi, senza riferimenti logistici plausibili, con percorsi irrazionali (superamento di ripide colline facilmente aggirabili, etc.)(figura 2).

Sulla base di queste rilevanti obiezioni sono state proposte altre interpretazioni, tra cui quelle che considerano i solchi prodotti per convogliare le acque piovane a scopo agricolo, per bonificare terreni esausti, o come confini [13]. Tutte interpretazioni non molto plausibili perché incoerenti con l’economicità e razionalità dei manufatti e per l’evidenza più rilevante: la associazione con siti preistorici, necropoli, luoghi sacri. Interpretazioni correlabili alla moderna ossessione “funzionale” e poco mistica della società umana attuale.

Nonostante diversi tentativi di affrontare il problema con “metodo scientifico” utilizzando strumenti e metodologie sofisticate [14,15] le sopra descritte interpretazioni (ed in particolare quella “stradale”) restano non convincenti.

Tralasciamo ovviamente le interpretazioni più fantasiose: prodotti naturali collegabili a fenomeni elettrici, rotaie per il decollo di astronavi, prodotti extraterrestri e simili.

Più recentemente sono state proposte interpretazioni alternative più convincenti, che considerano le  cart-ruts come “manufatti” non correlati a funzioni pratiche, ma riferibili a riti religiosi, in siti “sacri” particolarmente importanti. Per Massimo Frera, autore di una interessante monografia sulle cart-ruts di Malta, Lazio e Sardegna,  queste variegate tracce sarebbero, in sintesi: “manifestazione rituale, probabilmente connessa ad un pensiero religioso che aveva al suo centro la riflessione sui poteri della Grande Madre e sull’acqua, sua teofania” [16].

Di notevole interesse è il recentissimo e approfondito studio che ha evidenziato nelle Cart-Ruts in diversi siti (Malta, Gozo, Canarie) riferimenti astronomici di possibile significato “calenderiale”[17](figura 3).

L’interesse e la competenza dei popoli preistorici in campo astronomico è ben nota e rilevabile scientificamente in numerosi siti in Europa, Sud America, Australia, etc. L’archeo-astronomia è considerata attualmente disciplina scientifica con solide basi, anche in Sardegna [18], e lo studio delle cart ruts si aggiunge alle altre interessantissime ed importantissime evidenze riguardanti la rilevanza religiosa e sociale che gli antichi Popoli assegnavano all’osservazione degli astri, riportandone in differenti forme una sublimazione “terrena”, impregnando di religiosa astronomia i luoghi più sacri, i templi, le necropoli. E questo rivolgersi agli astri in molti Popoli e Civiltà diviene scambio di messaggi, un “colloquio” con le divinità che su differenti piani e dimensioni sembra includere quelle “proiezioni” immaginifiche di simboli e “scritture” misteriose che sembrano evidenziare, ricordare, segnalare alle divinità i siti di trapasso tra i vivi ed i morti. Ed in quelle sedi infatti, troviamo la maggiore densità di rappresentazioni divine, antiche di millenni, come nelle Domus de Janas con le loro stupende rappresentazioni del dio Toro e le statuine della Dea-Madre. E associate, con statistica rilevanza, a queste necropoli dell’età del bronzo troviamo, e non solo in Sardegna, le misteriose cart ruts, linee parallele e incroci, manufatti ottenuti con fatica notevole, evidentemente non giustificabili come mero prodotto di “trasporti eccezionali”, ma immagini finalizzate alla comunicazione con il “Cielo”. E le loro dimensioni e i loro orientamenti ci confermano questa interpretazione, poiché sono grandi, lunghe, profonde (figura 4). I loro misteriosi “progetti” si possono scorgere e “comprendere” solo da lontano,  come probabilmente volevano i loro creatori, non certo pensando a volatili o alieni, ma alle “divinità” celesti, le costellazioni in cui immaginavano risiedere gli dei protettori cui volevano indirizzare il messaggio, il segnale, la preghiera [19].

E questo tipo di colloquio col cielo lo possiamo trovare in altri ben più famosi e studiati contesti. Le tracce terrene dedicate agli astri sono conosciuti come “geoglifi”, immagini e segni incisi nel terreno, visibili e comprensibili solo dall’alto. I più famosi sono quelli di Nazca, in Perù. Sono famosi per l’incredibile numero, per la vastità, per le figure che rappresentano. I geoglifi  Peruviani più famosi rappresentano spesso figure di animali (interpretati da alcuni come riferimenti a costellazioni), ma molte appaiono lineari, con linee geometriche, parallele,  trasversali (figura 5).  Come anche le, meno note ma incredibili  linee di Sajama nella Bolivia occidentale, lunghe complessivamente più di 16.000 chilometri (figura 6). E le interpretazioni dei geoglifi, anche queste numerose e spesso contrastanti, riportano comunque a riti sacri, al culto dell’acqua, a precisi riferimenti astronomici, costellazioni, orientamenti, al comunicare con gli dei  (si veda per approfondimenti la sterminata documentazione sui geoglifi peruviani). Ma ritornando alla Sardegna, le conoscenze astronomiche degli antichi erano notevoli, e di queste conoscenze sono intrisi tutti i monumenti che ci hanno lasciato, dai tempi più antichi al periodo Nuragico, con orientamenti, riferimenti astrali, architetture e progetti che sembrano dedicati a sguardi celesti [20].

Sorprendentemente, le cart ruts non sono mai considerate come geoglifi, nonostante il fatto che per dimensioni e struttura rientrino pienamente nella definizione (A geoglyph is a large design or motif, generally longer than 4 metres, produced on the ground and typically formed by clastic rocks or similarly durable elements of the landscape, such as stones, stone fragments, live trees) [https:// en.wikipedia.org/wiki/Geoglyph].  I geoglifi vengono ottenuti sia tramite la disposizione di rocce, frammenti di rocce, ghiaia o terreno (geoglifo “positivo”), sia tramite la rimozione di essi (geoglifo “negativo”). Le cart ruts, evidentemente geoglifi negativi (scavati) particolarmente impegnativi non solo rientrano nella definizione di geoglifi per dimensioni e complessità, ma in particolare per la loro associazione con siti archeologici, collegamenti astronomici, presumibile funzione cultuale. Ma rispetto alle linee di Nazca, le cart ruts della Sardegna sono di millenni precedenti (almeno riferendosi alla cronologia corrente sui geoglifi peruviani).

E’ da notare che “l’incidere” linee sulla roccia è considerato elemento mistico antichissimo, fin dal Paleolitico, con tracce lineari, spesso parallele, coppelle, riferimenti alla fertilità ed al culto dell’acqua [21-25]. Alcune di queste tracce sembrano “miniature” delle cart ruts, con riferimenti astronomici e calanderiali (figura 7).

 

Ci troviamo quindi di fronte ad un paradosso (il solito): le cart ruts presenti in Sardegna potrebbero essere tra i più antichi geoglifi, nel contesto di territori notevolmente conservati, potenziali elementi di approfondimento, studio e comprensione delle antiche Civiltà. Questi magnifici manufatti, vere e proprie macro-opere d’arte, sono però quasi sconosciute, abbandonate e certamente non studiate con l’evidenza che meriterebbero. Le sole informazioni disponibili si possono ottenere per la generosità e l’interesse di pochi “appassionati” o per mero confronto con le più “prestigiose” e note cart ruts di Malta. E in quella piccola isola la pubblicità e lo “sfruttamento” anche turistico/economico di queste tracce è notevole, sono oggetto di studio, di finanziamenti europei [26], di visite guidate. Per non parlare dei geoglifi del Perù, risorsa economica di un’intera regione, con itinerari turistici di fama internazionale, organizzazione di visite aeree, etc.

In Sardegna sono presenti diversi esempi di cart ruts associate a Domus de Janas (Crocefissu Mannu a Porto Torres, Pranu Efis a Pimentel, Is Forreddus a Villa Sant’Antonio, Sas Concas a Padria, ma apparentemente prive di interesse archeologico ufficiale (almeno consultando “scholar”). Altre non note tracce sono segnalate dagli appassionati a Cagliari, Isola di San Pietro etc. Osservando le immagini ottenute da fotogrammi di una ripresa con drone disponibile in rete [https://www.youtube.com/watch?v=EUFkkp11DSY] le cart ruts della necropoli di Crucifissu Mannu appaiono vastissime, perfettamente conservate ed affascinanti.

L’area solcata dalle Cart-Ruts è ampissima, e non ha nulla da invidiare alla molto più nota Clapham Junction di Malta (figura 4). A Crocefissu Mannu i solchi hanno lo stesso orientamento, con percorsi paralleli assolutamente incompatibili con un uso pratico legato ai trasporti con carri o slitte (trasportare cosa e dove?). Tutte disposte su una emergenza rocciosa che sovrasta le cavità della vasta necropoli. Rispetto alla cronologia si ritiene generalmente che i solchi siano posteriori alla realizzazione degli ipogei e sormontano aree di crollo. Ma è possibile notare che le “corsie” parallele si interrompono chiaramente sul ciglio di due profonde ed ampie incisure nella roccia che non sembrano “crolli”, ma dromos, i corridoi d’accesso alle domus (figura 9).

Queste immagini suggeriscono (o dimostrano) che le tracce sono almeno coeve alle domus, espressione dello stesso progetto legato al culto funerario, grandiosa opera che si presenta nella sua complessità e solennità. E se quelle cart-ruts sono parte integrante delle Domus de Janas (almeno alcune particolarmente importanti) di cui possiamo con scientifica certezza definire l’orizzonte cronologico, quelle della Sardegna si dimostrerebbero coeve o più antiche di quelle di Malta (datate ufficialmente dal bronzo al periodo punico-romano) [9].

Per concludere, il riconoscimento, lo studio e la corretta interpretazione (ovviamente da confermare con dati e metodologia scientifici) delle cart ruts della Sardegna ha molteplici e rilevanti ricadute:

  1. La conservazione delle tracce è a rischio se la loro importanza storica non viene compresa a pieno. La “banale” interpretazione come “solchi prodotti dal passaggio di carri” se anche può avere un discreto interesse per lo studio e la ricostruzione storica dei mezzi di trasporto nell’antichità (la maggior parte delle ipotesi ufficiali si riferiscono al periodo romano) è sminuente e non sufficiente a difenderle da eventuali aggressioni “edilizie”.
  2. La comprensione dell’unicità dei contesti (in particolare la coincidenza statisticamente molto significativa tra cart ruts e necropoli ipogee) rende più leggibile ed affascinante la fruizione intellettuale e turistica di questi siti, contribuendo a rilevarne la progettualità unitaria e la “visione” religiosa, con rilevanti ricadute di interesse scientifico e turistico. Le magnifiche Domus de Janas (almeno quelle caratterizzate dalla coesistenza di questi geoglifi) verrebbero ad arricchirsi di una dimensione “celeste” oltre a quella sotterranea, divenendo “monumenti” multidimensionali.
  3. L’ identificazione delle cart ruts come una nuova tipologia di “geoglifi” (si pensi al successo di quelli Peruviani) può contribuire a fornire quel “salto di qualità” nella riqualificazione e riproposizione del patrimonio archeologico pre-Nuragico. Certamente molto è ancora da studiare, da approfondire, tracciando una mappatura completa delle cart ruts della Sardegna, per poter confermare e sostanziare queste intuizioni.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] https://pieragica.wordpress.com/2017/06/02/cart-ruts-in-sardegna-lesempio-di-padria-sas-concas/

 

[2] https://pieragica.wordpress.com/2017/05/25/cart-ruts-in-sardegna-lesempio-di-su-crucifissu-mannu-di-porto-torres/

 

[3] https://www.facebook.com/search/top/?q=cart%20ruts&epa=SEARCH_BOX

[4] Sarbia F. http://pierluigimontalbano.blogspot.com/2017/08/archeologia-solchi-paralleli-nella.html

 

[5] https://www.facebook.com/NURNET2013/posts/pimentel-pranu-efis-cart-rutsle-cart-ruts-carreggiate-sono-dei-binari-scavati-su/1061596357252421/

[6] Rodrigues F, et al. Dating the Cart-Ruts of Terceira Island, Azores, Portugal. Archaeological Discovery, 2018, 6, 279-299. http://www.scirp.org/journal/ad

[7] Bugeja A. Methods of date assignment for cart-ruts in the Maltese islands: discussing relationships with bronze age settlements on promontories. The Oracle 2001;2:23-35

[8] Trump DH. 1998: The Cart Ruts of Malta. Treasures of Malta 4(2), 33–7.

[9] Trump DH. 2008. Cart-Ruts and their impact on Maltese landscape. Ed. Midsea Books Ltd. Malta

 

[10] G Schneider – The Oracle (Journal of the Grupp Arkeologiku Malti), 2001 – old.viastoria.ch

[11] Magro Conti J., Saliba P.C. 2005, The significance of Cart- Ruts in ancient landscapes, Malta. Midsea Books (February 7, 2017)

[12] Rodighiero V. Segni della terra: i cart-ruts a Malta. Tesi, 2015/16. (https://www.academia.edu/30719918/Segni_della_terra_i_cart-ruts_a_Malta)

[13] Sagona, C.  Land use in prehistoric malta. A re‐examination of the maltese ‘cart ruts’. Oxford Journal of Archaeology, 2004;23: 45

[14] Mottershead D., Pearson, A., & Schaefer, M. (2008). The cart ruts of Malta: An applied geomorphology approach. Antiquity, 82(318), 1065-1079.

 

[15] Baratin L, et al. The different methods to document and interpret the archeological sites containing cart-ruts.  CIPA 2005 XX International Symposium, 26 September – 01 October, 2005, Torino, Italy

[16] Frera M.  Halade Mystai – Iniziandi al mare! Cart ruts, una nuova interpretazione. Edizioni  Secula 2008.

[17] Arnaiz-Villena A.*, et al.  Malta and Lanzarote (Canary Islands, Spain) Cart-ruts and Rock Prehistoric Calendar at Zonzamas, Lanzarote -“Quesera”/Cheeseboard.   International Journal of Modern Anthropology  (2018) Vol: 2, Issue No: 11, pp: 214 – 231

[18] Mura T, Garau S, Atzeni A. Manuale di archeoastronomia in Sardegna. 2018. Condaghes.

[19] http://www.nurnet.net/blog/ipotesi-fantastiche-della-rappresentazione-del-toro-nelle-domus-de-janas/

[20] http://www.nurnet.net/blog/larchitetto-idraulico-nuragico-mostrava-simboli-sessuali-agli-dei/

[21] www.giuntafilippo.it/genova-2/01-preistoria/02-l-homo-sapiens-cro-magnon-in-liguria

[22] www.artepreistorica.com/2009/12/incisioni-rupestri-a-s-maria-rezzonico-e-cremia-alto-lario-como

[23] www.valtassaro.it/la-pietra-del-lulseto-una-roccia-santuriale-preistorica-nellappennino

[24]ww.facebook.com/photo.php?fbid=10157565497479435&set=pcb.10157565504179435&type=3&theater

[25] https://edinterranunnaka.wordpress.com/2015/10/23/antico-alfabeto-sardo-su-pietra-esempi-di-scrittura/

[26] https://timesofmalta.com/articles/view/eu-grants-euro-146-000-for-project-on-cart-ruts.103915.

 

FIGURE

 

Figura 1. Diversi esempi di cart-ruts, solchi paralleli interpretati “ufficialmente” come tracce di carro.  L’unica “convincente” come traccia di carro è a Pompei, su strada romana (in alto a sinistra).

Figura 2. Esempi di cart ruts incompatibili con l’ipotesi “stradale” (pendenza eccessiva, variabilità della larghezza, incroci). A: Gozo; b: Luseto, Val Tassero; c: Pimentel; d: Crocefissu Mannu.

Figura 3. Ricostruzione astronomico-calendariale di particolari “figure” riscontrate in differenti cart-ruts (vedi rif. 17).

Figura 4. cart ruts di Crocefissu Mannu (a) a confronto con quelle di Clapham Junction a Malta (b,c,d). Simili dimensioni e orientamento.

Figura 5. Linee di Nazca (Perù).

Figura 6. Linee di Sajama (Bolivia).

Figura 7. “l’incidere” linee sulla roccia è considerato elemento mistico antichissimo, fin dal Paleolitico, con tracce lineari, spesso parallele, coppelle, riferimenti alla fertilità ed al culto dell’acqua.

Figura 8. Cart-ruts della necropoli Crocifissu Mannu, Porto Torres (fotogrammi da https://www.youtube.com/watch?v=EUFkkp11DSY)

Figura 9. Particolari come in figura 8 in cui si evidenzia l’interruzione delle tracce in corrispondenza di due incisioni regolari che non appaiono come “crollo”, ma corridoi di accesso alla Domus (dromos). Questa osservazione dimostrerebbe che le tracce sono coeve o precedenti allo scavo della tomba.