DEL RICONOSCIMENTO E DELL’IDENTITA’

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di Antonello Gregorini

La scienza economica fonda la propria teoria sulla presunzione che il motore della Storia, e della stessa economia, sia la ricerca del profitto o più semplicemente del benessere materiale.

Ma è davvero così o ci si deve limitare solo a questo?

Alcuni dei maggiori filosofi moderni vedono nella lotta per il RICONOSCIMENTO la maggiore forza trainante della Storia umana.

Le diseguaglianze economiche sono un fattore importante, tuttavia anche nella storia recente vediamo che le pretese di riconoscimento identitario hanno suscitato movimenti politici ed elettorali di forza quanto meno analoga a quelli fondati sul riconoscimento economico.

Ciò è vero in politica ma è vero, soprattutto, per la psiche e la storia dei singoli.

“Il senso interiore della dignità cerca riconoscimento. Non basta che io abbia il senso del mio valore se altri non lo riconoscono pubblicamente o, peggio, se mi denigrano o non riconoscono la mia esistenza.

L’autostima nasce dalla stima espressa dagli altri.

Poiché gli esseri umani ambiscono per natura al riconoscimento, il senso moderno dell’identità evolve rapidamente in politica identitaria, nella quale gli individui pretendono il pubblico riconoscimento del loro valore.

In questo modo la politica dell’identità abbraccia gran parte delle lotte politiche del mondo contemporaneo.

Per poter comprendere la politica identitaria contemporanea, dobbiamo prima fare un passo indietro e sviluppare una comprensione più profonda e più ricca delle motivazioni e del comportamento umani. Ci occorre, in altre parole, una teoria migliore dell’animo umano.

(F. Fukuyama 2019. Il sole24ore)

Per stare alla nostra realtà isolana appaiono in questo illuminanti le parole di un’editoriale pubblicato ieri sull’Unione Sarda, ripreso anche dalla nostra pagina, in cui si dice: “Per chi vede nelle disavventure del riconoscimento un vulnus, il racconto della Sardegna antica come concentrato del Mediterraneo significa imparare a dismettere lo STIGMA DELLA MARGINALITA’, … Forse è tempo di riconoscere a Sergio Frau qualche merito per aver insistito con la sua verità sulla Sardegna antica, CENTRO DEL MEDITERRANEO, con libri e mostre (M.A. Mongiu)

Esiste ormai abbondante letteratura, anche scientifica, sempre da noi ripresa, che mostra come la marginalità della Sardegna, l’oscuramento della sua Storia, il depauperamento delle tradizioni, sia alla base di gran parte dei nostri problemi sociali ed economici ma anche delle devastazioni e svendite ambientali o paesaggistiche.

Lo scopo di rendere centrale la nostra identità storica e di rifletterla in tutte le sue possibili connotazioni economiche è stato, sin dal principio, l’anelito che ha spinto i soci della Fondazione Nurnet a costituirsi.

In questi anni, con enormi difficoltà, spesso sommersi da critiche e diffamazioni, insieme a tanti altri amici, abbiamo cercato di far comprendere l’importanza degli studi già esistenti ma censurati, anche se privi di RICONOSCIMENTO istituzionale, accademico, o da questi ambienti contestati.

Nel contempo abbiamo preso in mano e riletto i testi scientifici, provenienti dall’ambiente dell’archeologia, ma non solo, cercando di mettere in risalto ciò che per noi appariva interessante o non abbastanza emergente. Dell’identità possibile di una comunità, così come di una persona, fanno parte molteplici aspetti, non tutti scientifici ma anche quelli emozionali, appartenenti alla sfera religiosa, dell’arte, delle credenze, del paesaggio e di tantissimi altri aspetti.

Il diritto all’identità è oggi riconosciuto anche da convenzioni internazionali, non più solo dal buon senso dei giusti.

Molto di ciò che interpretiamo come segno di condizione sociale, quel qualcosa per cui dipende il rispetto, riflette in realtà anche maggiori opportunità di miglioramento di molteplici aspetti del capitale sociale.

Su questo non ci si può dividere per corporazioni e tribù, perché, se è vero che, “Nelle società in cui la corruzione è divenuta sistema, politici e burocrati dirottano le risorse pubbliche verso il proprio gruppo etnico,la propria regione, la propria tribù, famiglia, il proprio partito o verso le proprie tasche perché non si sentono vincolati agli interessi generali della comunità.”, allora, è più che mai vero che, il nostro massimo sforzo deve andare a favore degli interessi comuni e, per le ragioni qui esposte, al RICONOSCIMENTO, formazione e cura di una diversa identità, fondata nell’unicità della nostra Storia, a favore di tutti i benefici collaterali possibili.