IL TEMPO DEI FENICI. Stiglitz : L’ISOLA PIÙ GRANDE DEL MONDO. INCONTRI MEDITERRANEI E OLTRE. (Continua 2)

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di Antonello Gregorini

“Nel nuovo millennio, l’ultimo prima della nostra era (il I a.C. NdA), si impone una nuova geografia, sia rispetto a quella precedente nella quale era avvenuta la scoperta del grande mare, con I VIAGGI NURAGICI A ORIENTE e quelli micenei sino all’Atlantico, sia nella nostra percezione, finora basata sulla visione greca, egeo-centrica.

Grazie ai movimenti dei Fenici per la prima volta abbiamo la piena integrazione fra i tre mediterranei, quello orientale dove hanno casa questi gruppi di persone, quello occidentale dove i Nuragici svolgevano i propri movimenti marittimi grazie alla centralità della nostra isola e, infine, il Mediterraneo atlantico, estensione geografica ma anche storica del nostro (quello sardo NdA), e nel quale avviene la prima navigazione congiunta fra Fenici e Nuragici, per lo meno quella antica finora attestata.”

immagine da http://www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Shardana.htm

 

Il Tempo dei Fenici, anche in questo secondo capitolo del libro della Ilisso, è introdotto in una prospettiva che a noi appare innovativa. I Fenici percorrono delle rotte che preesistevano ed erano note agli abitanti della Sardegna, che qui sono chiamate “Nuragici” per comodità espositiva (vedi immagine sotto esplicativa).

Alla fine del II e inizio del I millennio a.C., in Sardegna erano in corso delle evoluzioni sociali che vedevano l’abbandono del nuraghe come abitazione fortificata, nucleo del villaggio, a favore di embrioni di centri proto-urbani costituiti da architetture più articolate e complesse, anche se meno imponenti e robuste.

E’ il tempo dei complessi d’incontro fra appartenenti a “clan” diversi, ma in qualche misura federati, per lo svolgimento di riti, commerci e assemblee, dove il pozzo e la fonte sacra hanno una centralità determinata anche dalla finezza costruttiva e architettonica. (http://www.nurnet.net/blog/il-complesso-di-monte-santantonio-siligo/) (https://www.academia.edu/1594095/Ripostigli_e_complessi_di_bronzi_votivi_della_Sardegna_nuragica_tra_bronzo_recente_e_prima_et%C3%A0_del_ferro._Proposta_di_una_scansione_cronologica)

L’edificio centrale, rivestito con muratura isodoma di conci a T – Florinas Punta Unossi
La capanna delle riunioni – Florinas Punta Unossi

 

E’ il tempo di costruzioni più lineari, realizzate con conci lavorati finemente e isodomi, a T, spesso bugnati per decoro, con conformazioni ripetibili, che consentono l’incastro e la variazione delle tensione dell’arco in pianta. Una sorta di prefabbricazione ante litteram, con riduzione dell’impegno per produzione e trasporto dei materiali a parità di robustezza delle strutture.

Il nuraghe diventa il paradigma della grandezza degli avi e delle imprese del passato, viene posto al centro dei vani per le assemblee, o nella necropoli monumentali per eccellenza (Mont’e Prama), a simboleggiare la coesione sociale e la comune provenienza (vedi immagini sotto).

 

Immagini da http://pierluigimontalbano.blogspot.com/2015/07/archeologia-il-modello-di-nuraghe-di.html; wikiperdia.it;beniculturali.it

 

“L’incontro tra gruppi di persone che chiamiamo con il nome collettivo di FENICI con quelli che, con nome altrettanto generico, chiamiamo NURAGICI, è segnato da modalità e cronologie differenti a seconda dei luoghi e del divenire delle varie e articolate comunità dell’Isola, all’epoca pienamente partecipi delle infinite attività che si estendono tra il Mediterraneo occidentale e quello atlantico.”

Dall’ XI secolo a.C. in diversi siti nord africani e iberici compare una importante componente fenicia accompagnata da una nuragica, nell’ambito di navigazioni finalizzate a rapporti economici con le popolazioni di questi luoghi e all’acquisizione delle risorse metallifere del lontano Occidente. Sull’isola abbiamo le prime evidenze di incontri fra questi due gruppi nel sito di Sant’Imbenia dove, attorno a una torre nuragica, polilobata e complessa, si sviluppa un articolato villaggio, all’interno di una baia-approdo sicuro, nelle vicinanze di importanti miniere e di ricche aree coltivabili. (https://www.facebook.com/NURNET2013/posts/2100943579984355)

Il modello trova analogie anche sulla costa orientale dell’isola, continua Stiglitz, anche se a nostro avviso trova analogie un po’ ovunque, può dirsi in tutte le coste dell’isola. Gli approdi sono più o meno tutti controllati e vedono la presenza di torri “vedetta” ma anche di centri più complessi e articolati e sono collegati ai complessi santuariali e federali più all’interno. (http://www.nurnet.it/it/1332/I_nuragici_e_il_mare.html)

I Nuragici erano costituiti quindi da comunità attive, nel complesso circuito tirrenico e mediterraneo.

Il sito di Arcu ‘e is Forros in questo senso è emblematico in quanto in esso sono state rinvenute le prove dei contatti con l’Oriente e vari altri lidi (scarabeo “egittizzante”; anfora tirea; Tanit in bronzo; materiali etruschi e greci. (https://www.facebook.com/NURNET2013/posts/1148241418587914?comment_id=1148785545200168)

S’arcu ‘e is Forros – Villagrande Strisaili

Nei più importanti golfi ai margini della pianura del Campidano sono presenti delle comunità “nuragiche” autonome sino al VI secolo a.C. (figuriamoci quale autonomia dovessero avere all’interno, altro che “Sardegna occupata dai Fenici di altre precedenti pubblicazioni NdA). “Il Golfo di Cagliari restituisce un fitto reticolo di centri abitati che dagli approdi costieri dell’attuale città”  -di cui esistono scarse tracce-  “giungono alle risorse dell’interno.”

“Particolarmente importanti appaiono i resti dell’antico centro che si estendeva sotto l’attuale San Sperate (a mio avviso andrebbe citato anche Decimoputzu, Sant’Iroxi, Su Nuraxi e Monte Idda-Casteddu de Fanari e altro. NdA), così come i villaggi a ridosso di Monastir, Settimo San Pietro, (Samatzai, la cortina di nuraghi alle pendici del massiccio dei Setti Fradis, I rinvenimenti di Monte Arcosu, mai indagati seriamente NdA), posti in posizione strategica, filtri tra il mare e approdo cagliaritano e l’entroterra agricolo pastorale. (https://www.facebook.com/permalink.php?id=506410149437714&story_fbid=2242567192488659)  (http://www.nurnet.it/it/1553/Le_spade_di_Decimoputzu.html) (http://www.nurnet.it/it/1469/Una_vedetta_sul_mare.html)

La presenza di questi importanti insediamenti spiegherebbe il ritardo dell’insediarsi fenicio nell’area cagliaritana.

Ancora più importanti appaiono le presenze nuragiche nel Golfo di Oristano, attorno a Tharros, dove l’insediamento nuragico è evidente alle porte dell’insediamento fenicio, e dove la monumentalità del viale di Mont’e Prama ha chiaramente un valore simbolico e politico di gran rilievo.

A S’urachi, San Vero Vero, altro centro nuragico di grande rilevanza, assistiamo “all’emergere di forme e manifattura che abbandonano la tradizione “nuragica”, senza dimenticarla, a favore di quella “fenicia” (sempre fra virgolette, vedi l’immagine sopra con annotazioni di Stiglitz. NdA).

S’uraki – San Vero MIlis

 

A fine VII secolo la transizione territoriale sembra completata con la comparsa a Tharros di precisi indicatori, quali il tofet e le necropoli a incinerazione strutturate, sono il segno dell’avvenuta trasformazione urbana verso le nuove forme che, convenzionalmente, definiamo fenicie.

Nei primi decenni del VIII secolo a.C. compaiono i primi indizi di un abitato strutturato sull’isola di Sant’Antioco.

La città fu fondata nell’ambito di un insediamento nuragico importante e attivo, da cui si è portati a pensare a una convivenza fra le due comunità con integrazione progressi va attraverso matrimoni misti. (https://www.facebook.com/NURNET2013/posts/2416192851792758) (http://www.nurnet.it/it/1171/Sulky_.html)

La precoce installazione urbana del Sulcis porta allo sviluppo di un vero e proprio distretto fenicio (Sirai, Pani Loriga, e altri). Ci sono indizi che l’integrazione fra le due comunità non dovesse sempre essere stata pacifica e senza conflitti, tuttavia, secondo Stiglitz, sarebbe errato definirli “conflitti di civiltà” ma comprensibili e ordinari passaggi di potere di cui ancora ci sfuggono i contorni.

Diverso appare il discorso su Olbia, nella quale vi sono evidenti segni di presenza fenicia nell’VIII secolo a.C. Nel secolo successivo diventa evidente una forte presenza greco-focea, per poi entrare nella sfera di Cartagine nel VI sec. a.C.

Conclude Stiglitz il suo capitolo con l’auspicio che, per meglio comprendere gli avvenimenti di quell’antico periodo, si abbandoni la visione classica del modello colonialista e di scontri fra civiltà, superiori (Fenici) per cultura e capacità che sottomettono e sconfiggono gli inferiori (Nuragici). Così come sarebbe necessario andare oltre il modello della “costante resistenziale sarda”, forza e carattere indomiti, che, però, … soccombe all’invasore di turno.

Il concetto di Civiltà, ottocentesco, di stampo colonialista non aiuta la corretta comprensione dei fenomeni e delle rilevanze archeologiche.

“L’incontro, lo scambio e la convivenza trasformano gli attori, creano soggetti nuovi, e, contemporaneamente, attribuiscono a ciascuno nuove identità, restituendoci l’immagine della Sardegna non solo come “la più grande tra tutte le isole” (Erodoto), ma anche, e soprattutto, complessa “quasi come un continente” (Marcello Serra).