IL TEMPO DEI FENICI… sulle rotte dei Sardi (1 continua)

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di Antonello Gregorini

Dopo il “Tempo dei Nuraghi” dell’anno scorso, la strenna natalizia del Banco di Sardegna quest’anno ci ha portato “Il Tempo dei Fenici”.

Nurnet, con chi scrive, sarà felice di dedicare a questo testo una lettura critica, per un approfondimento e divulgazione per il suo pubblico, soffermando la lettura soprattutto sulla parti più pertinenti la Sardegna.

Nel leggere ho provato piacere nel veder ribaltato i ‘inopinabile concetto di “Sardegna occupata dai Fenici” (Minoia 2017) e l’apparire di specificazione e classificazioni nuove, almeno rispetto ad affermate narrazioni del secolo scorso, prevalenti nella divulgazione dell’epoca nuragica, che riportano l’antica Sardegna al giusto ruolo nei commerci e nella Storia del Mediterraneo.

Lo stesso concetto di Civiltà o Popolo dei Fenici, in questi ultimi anni, incontra notevoli critiche nel mondo degli appassionati di Storia della Sardegna. In tanti, per dirla in sintesi, ritengono che la storiografia classica abbia amplificato enormemente il ruolo e la capacità di queste popolazioni di mercanti che all’alba del primo millennio a.C. realizzarono i loro fondachi in vastissime porzioni del Mediterraneo.

Da “Il tempo dei Fenici” Ilisso – Stiglitz

La contrarietà, in particolare in Sardegna, nasce dalla convinzione che l’emersione forzata dei Fenici, come portatori di Civiltà e colonizzatori occupanti e vincenti, abbia comportato la “sommersione” della Civiltà Sarda proto storica.

Il libro della Ilisso, in questo senso apre a prospettive che ai più appariranno come nuove e, ad altri, sembreranno vere e proprie revisioni di quanto sin qua sentito.

La prefazione e l’inquadramento è lasciato a un’archeologa e storica spagnola, Maria Eugenia Aubet, professoressa di Preistoria presso l’ Università Pompeu Fabra, la quale esordisce ricordando che sono pochissime le fonti scritte lasciateci dai Fenici, a causa dell’abitudine all’utilizzo di materiali deteriorabili per le loro annotazioni. Tuttavia sono tali e tante le fonti archeologiche, nella madre patria e nelle colonie, che possiamo considerare ben definito il “QUADRO GENERALE DELL’ESPANSIONE FENICIA NEL MEDITERRANEO.”

Questo “… si basa sull’esperienza acquisita dai precedenti rapporti interregionali che, in maniera irregolare e discontinua, avevano collegato alcune regioni assai lontane tra loro, che, più avanti diventeranno di particolare importanza per la strategia coloniale fenicia.

Da internet. Donazioni dei Popoli del Mare al Faraone , da springer.com –On the making of copper oxhide ingots: evidence from metallography

 

In questi primi contatti, che potrebbero essere definiti “precoloniali”, tre regioni o circuiti commerciali – Cipro, Sardegna, Huelva – avrebbero svolto un ruolo di rilievo nell’istituzione di rotte commerciali marittime che, nella successiva epoca fenicia, mostreranno uno spiccato protagonismo nella creazione del circuito Atlantico – Mediterraneo.”

Queste rotte si affermano fra il XV e il XII, fin quando la crisi delle grandi strutture politiche centralizzate – Micene; Impero Ittita; Egitto; Ugarit ecc. – lasciò un vuoto del quale approfitteranno nuovi protagonisti.

La distribuzione dei lingotti oxhide nel Mediterraneo – da MONTEPRAMA.blogspot.com

 

Lo straordinario numero di lingotti Oxhide di rame cipriota ritrovati in contesti nuragici (non solo Sardegna) colloca l’apice di questi commerci negli anni fra il 1150-950 a.C. e l’epoca fenicia.

Di particolare rilievo appare il deposito di commercio e produzione di armi ritrovato a Huelva, di chiara filiazione atlantica. Spade analoghe a quelle di Huelva sono state ritrovate in Sardegna, a Siniscola e Decimoputzu. Altri indizi derivano dall’affinità dei pezzi d’argento, ricchi di piombo, rame e oro, in siti fenici della Galilea (Tell Keisan; Tel Dor; Tel’Akko XI-X sec. a.C.) con alcuni siti minerari della Sardegna o di Huelva/Rio Tinto.

Lingotto oxhide, immagine da internet

“Considerato il complesso panorama offerto dal Mediterraneo centro-occidentale antecedente l’arrivo dei Fenici, non sembra un caso che le prime spedizioni commerciali fenicie che hanno lasciato traccia archeologica sin dalla fine del IX sec. a.C. facessero rotta precisamente verso Huelva e la Sardegna. Due regioni abitate da una densa popolazione indigena che controllava i ricchi giacimenti minerario-metallurgici, nelle quali i primi contatti con il commercio fenicio servirono come preambolo della colonizzazione.”

Fra le città fenice fu senz’altro Tiro quella che emerse maggiormente dopo la crisi del XII sec. a.C.

La fondazione di Kition a Cipro, la presenza fenicia sull’isola nel X sec. a.C. affermano l’avvio di quel processo di sviluppo e colonizzazione che portò i loro fondachi e le navi sino all’Atlantico.

Per stare alla Sardegna i primi indici di presenza fenicia vengono rilevati nel villaggio di Sant’Imbenia, Alghero. (https://www.facebook.com/NURNET2013/posts/2100943579984355)

Come a Huelva la presenza fenicia è evidente in un luogo vicino a importanti miniere di rame (Calabona) specializzato nella produzione dei lingotti per l’esportazione.(https://www.facebook.com/NURNET2013/posts/dalla-miniera-di-calabona-alghero-rame-sardo-per-i-vikinghi-del-xvii-ac-ma-mille/1478879682190751/)

“Evidentemente le origini della diaspora fenicia in Occidente sono connesse alla ricerca e allo sfruttamento dei metalli, in un periodo in cui erano attive alcune stazioni commerciali permanenti nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, come Kition a Cipro e, probabilmente, quella di Kommos a Creta.” (http://maimoniblog.blogspot.com/2017/08/kommos-creta-e-le-sue-53-cose-nuragiche.html)

“In Sardegna, la più antica colonia fenicia fu fondata tra il 750 e l’800 a.C. a Sulky o Sulci (sant’Antioco) dove i materiali fenici più arcaici furono localizzati nell’area del Cronicario. http://www.nurnet.it/it/1171/Sulky_.html

Come Tharros, Sulky, rappresenta il tipico modello centro-Mediterraneo di colonia fenicia, un insediamento di grande estensione o con chiare aspirazioni territoriali, come documentato, tra gli altri, dal vicino centro di Monte SIrai. https://www.sardegnaturismo.it/it/esplora/area-di-monte-sirai

Su scala più modesta, rispetto a Cartagine, Mozia, o la stessa metropoli madre di Tiro, è lo stesso modello che si osserva in Sardegna e che si svilupperà successivamente nell’estremo Occidente.

 

Continua 2 – Stiglitz : L’isola più grande del mondo. Incontri mediterranei e oltre