LA FORTEZZA DI CONFINE – PUNTA S’ARROCCU, CHIARAMONTI

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di Antonello Gregorini

Mario Unali, da Chiaramonti, ha dedicato la vita alla cura e alla memoria dei monumenti e del paesaggio del suo paese.

Per anni ne ho letto gli scritti, qui su Nurnet, spesso ammirato le immagini, ma, a volte, mi rendo conto, non ho ben colto, a fondo, la profondità delle immagini e degli scritti che lui ci propone.

Nella compilazione migliorativa del Geoportale di Nurnet, realizzata con il contributo di Fondazione di Sardegna e della Concessionaria ACENTRO, sono arrivato all’area di Ozieri, Logudoro, e mi sono imbattuto nel simbolo di UNICUM che normalmente assegniamo ai manufatti non categorizzabili nelle più note categorie. Cliccando sopra è comparsa la stringa di testo descrittiva: “Fortezza di Punta S’Arroccu”. Tante volte ho letto questo nome senza però percepire l’ubicazione di dove fosse posizionato il monumento. La visione degli stessi scritti con le immagini ricavate dal Geoportale e da Google Earth offrono ben altra profondità al lettore attento.

In questa breve ne propongo pertanto un ulteriore approfondimento, corredato da immagini cartografiche opportunamente arricchite con simboli e testo.

Non possiamo pensare che i confini fra i clan di epoca pre-nuragica o nuragica fossero gli stessi nati dalla successiva suddivisione storica che, ancora oggi, resiste. Probabilmente per un caso, tuttavia, la Fortezza di S’Arroccu, è posta esattamente a meta e su uno di questi, fra Anglona e Monte Acuto.

Da essa si dominava visivamente tutta l’Anglona sino a Badesi, verso Nord; tutto il Logudoro, la Valle del Coghinas, la vastità della piana ricoperta di villaggi e torri nuragiche, verso Sud.

In questo senso la posizione planimetrica e orografica non poteva non essere strategica e non poteva essere sfuggita ai guerrieri pastori che ne decisero la costruzione.

Da qui, inoltre, si controlla visivamente anche l’area dell’altra più nota muraglia di Sa Mandra Manna, Tula, che, per conformazione, appare molto simile e frutto di analoga logica territoriale e architettonica.

Segnalo al lettore le analogie con le altre, ormai diverse, muraglie pre-nuragiche e nuragiche. Tra queste la celeberrima Monte Baranta, Olmedo; ma anche la meno nota di Tresnuraghes. sull’altopiano di Albaredda; o, ancora, quella di Tergu,  Fortezza nuragica di Monte Elias, sopra Castelsardo.

Inquadramento sul Geoportale Nurnet della Fortezza S’Arroccu, posto al confine fra Anglona e Monte Acuto, regioni storiche della Sardegna e dei Regni Giudicali

 

Così Mario Unali descrive la Fortezza/Muraglia.

“La fortezza prenuragica di “Punta de s’Arroccu” si trova precisamente nella regione molto ampia denominata “Elighia”, proprio nel crinale di “Sassu Altu ad una quota di metri 598 s.l.m. quando questo guarda nel sottostante territorio di “su Campu de Othieri”. La sua imponenza in termini di sviluppo e dei grossi monoliti che la costituiscono, ne fa un esempio di opera militare ciclopica.

 

Vista verso la piana di Ozieri/Logudoro, verso Oschiri (Foto Mario Unali)

 

E’ di forma abbastanza irregolare e il muro di cinta che la costituisce, largo dai tre ai quattro metri, non segue un disegno regolare, ma, da l’impressione che voglia unire tutti gli spuntoni di roccia esistenti in natura, inglobandoli in un unico insieme. I grandi massi poligonali di trachite sono sistemati organicamente tra pietre più piccole talora bene abbozzate.

 

 

Vista della muraglia pre-nuragica o nuragica (foto Mario Unali)

 

Il muro è lungo diverse decine di metri e, partendo dal costone di Elighia confine territoriale col comune di Ozieri, si allarga a linea spezzata e vagamente curvilinea, sull’altipiano, per poi tornare verso il costone più a nord nuovamente verso il dirupo con un salto di qualche centinaio di metri. A nord della fortezza vi è un ingresso che se non fosse inglobato nella muraglia si potrebbe definire quasi una tomba dei giganti, alto quasi due metri profondo 1,50 con grandi pietre trasversali che lo ricoprono come un dolmen a piattabanda.

L’ingresso all’area della fortezza (foto Mario Unali)

 

Proprio davanti a questo ingresso ad una distanza di una decina di metri si sviluppa una seconda muraglia che si chiude a semicerchio sulla prima quasi a formare una sorta di atrio o antemurale, finalizzato ad una migliore difesa verso eventuali incursori che potevano giungere dall’altipiano e mai dalla parte opposta in quanto in presenza del dirupo. Diametralmente opposto, quindi a sud-ovest, un secondo ingresso di dimensioni più piccole e meno appariscente del primo ma di buona fattura. Guardandolo di fronte si ha la sensazione di vedere il primo ma con ridotte dimensioni con a destra una piccola nicchia prima dell’ingresso.

Vista da Goggle Earth 3D verso la piana di Ozieri/Logudoro, verso Oschiri

Il fascino e l’imponenza della costruzione determinano nel visitatore ammirazione e rispetto. La scelta del luogo ha origine, da una attenta osservazione dell’orografia del luogo, finalizzata ad opera militare adatta alla difesa di un territorio e dei suoi abitanti.

La rupe impervia e inaccessibile che si staglia sulla pianura sottostante costituisce una naturale difesa contro l’ipotetico invasore e da qualche decennio vi nidifica l’aquila reale e altri rapaci endemici. (Mario Unali) www.archeologosardos.it

 

 

Vista 3D da Google Earth, verso Badesi, la Gallura e la Corsica