SERRENTI. La Sardegna prenuragica e nuragica in un comune del Campidano

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Abbiamo aggiornato il Geoportale per il territorio di Serrenti sulla base dei dati contenuti in un lavoro di Daniele Carta del 2010.

Il risultato è interessante perché offre una leggibilità superiore alle precedenti cartografie. Con appropriate risorse sarebbe ulteriormente migliorabile, per scopi prettamente scientifici e non di divulgazione e turismo quali quelli di Nurnet.

Qui di seguito riportiamo una parte del riassunto in italiano del lavoro del dottor Carta, che andrebbe letto, per chi è appassionato, con il monitor aperto sul Geoportale, zummando e vedendo simboli e descrizioni.

Se qualcuno del pubblico avesse piacere di indicarci qualche refuso e delle migliorie possibili per noi sarà gradito apportarle.

 

Protonuraghi, nuraghi, villaggi

Tra i segni della Civiltà nuragica protonuraghi e nuraghi sono quelli più distinguibili, sebbene siano spesso molto rovinati o smantellati per il recupero di materiale da costruzione, rendendone spesso diffici­le l’identificazione e la classificazione. Sono noti 27 (+5?) tra protonuraghi e nuraghi:

  • 9 i nuraghi arcaici,
  • 10 i nuraghi complessi,
  • 7 i nuraghi monotorre,
  • 1 di tipologia non determinabile,
  • in 5 località troviamo resti dubitativamente interpretabili come nuraghi.

Troviamo i protonuraghi tutti nella parte orientale del territorio di Serrenti, nei punti più elevati (al­tezza media 232 m sul livello del mare, calcolata sui 9 protonuraghi del BM, contro una quota media, rilevata su 22 nuraghi frequentati nel BR-BFI di 181 m) spesso adattati alle emergenze rocciose natura­li.

Per la maggior parte sono di piccole dimensioni e, per quanto osservabile, a pianta ellittica o irre­golare. Sembrano di maggiori dimensioni quelli di Monti Mannu, Monti Atziaddei, Monti Crastu e Sa Corona, gli ultimi due forse ingranditi o ristrutturati tra BR e BFI.

Tra i nuraghi evoluti, rientrano nella tipologia con addizione concentrica quello di Nuraxi, quadrilo­bato, simile per forma al Su Nuraxi di Barumini (fase del Nuragico I Inferiore di Lilliu) e quello di Bruncu Siliqua con torre centrale dal diametro di 14 m e almeno tre torri secondarie.

Una delle costru­zioni nuragiche meglio conservate del territorio è il Nuraghe Oliri A, del tipo con addizione frontale, simile al nuraghe Sa Domu ‘e s’Orcu di Sarroch o al Nuraghe Asusa di Isili.

Il sito, non lontano dal confine con Guasila e Samatzai, in un’area ricchissi­ma di testimonianze archeologiche, è circondato dai resti di un villaggio e di una cinta muraria esterna.

Qui, inoltre, si osservano ancora inserite negli spazi tra i blocchi calcarei del muro orientale che unisce le due torri zeppe in grigia “pietra di Serrenti” e, tra i crolli, alcuni blocchi lavorati in basalto che doveva­no far parte del coronamento.

Ancora del tipo con addizione frontale è il nuraghe di Bruncu Maccioni, sono invece piccoli nuraghi con addizione frontale trasversa quelli di Cannedu e Monti Crabu, mentre sono piccoli nuraghi complessi, non meglio defini­bili, quelli di Sa Lua Mancosa, Is Piedadis, Monti Tellura e Nuraxi Oliri B.

Sono conosciuti nel territorio comunale 22 villaggi nuragici tra grandi e piccoli e non tutti frequentati contemporaneamente.

Spesso si trovano nei pres­si di un nuraghe, come nel caso del sito di Bruncu Pubusa, in altri (Giuanni Acca, Sattu Divisu, Bruncu Abis e Sa Serra) ne sono privi. In alcune situazioni, come per Bruncu Siliqua, non è chiaro il rapporto tra il nuraghe complesso, apparentemente privo di villaggio nelle immediate vicinanze, e l’ insediamen­to, presente ma leggermente discosto a sud-ovest nei pressi della sorgente di Mitza Maria Frongia (inse­diamento bipolare o due episodi insediativi distin­ti?).

Una problematica simile si pone per il sito di Nuraxi – Pauli Onigus dove il nuraghe complesso di Nuraxi mostra nelle sue immediate vicinanze po­chi e incerti indizi di un abitato, mentre resti di un villaggio si osservano a Pauli Onigus, località distan­te circa 200 m a sud ma separata dal corso del Riu Cardaxu.

L’estensione dei villaggi, in base ai mate­riali osservabili in superficie varia quasi sempre tra i 7000 e i 10000 mq a parte il caso del villaggio di Is Arruinalis, con resti perlopiù del BFII-FI che occupa un’area di circa 4 ettari.

 

Il Bronzo medio

Sono censiti nel territorio di Serrenti 11 siti con trac­ce di vita riferibili al Bronzo medio: i protonuraghi complessi, con attorno villaggi, di Monti Atziaddei, Monti Crastu, Monti Mannu, allineati a guardare il margine orientale del Campidano (e l’antica via, già percorsa sin dal Neolitico, che parte dal Golfo di Cagliari e tocca i siti di San Gemiliano di Sestu; Monti Olladiri, Monti Zara e S’Ollastu di Monastir; Arruinalis de Segafenu, Sa Corona-Serra Cannìgas di Nuraminis, sino ai siti citati delle campagne di Serrenti, ed oltre di Sa Conca Manna di Furtei; Sa Muralla di Sanluri; Ortu Còmidu, S. Anastasìa di Sardara; Puistèris, Cuccurada di Mogoro; Domu Beccia, Arbu di Uras), e il nuraghe misto, già for­tezza del Bronzo medio di Sa Corona (Bruncu de is Angionis Birdis).

A est di questi, sulla cima dei colli più alti, a controllare le valli che portano alla Trexenta, troviamo i protonuraghi semplici di Monti de su Marchesu, Monti Acutzu, Monti Ibera e Monti Proceddu. Tutti i villaggi conosciuti si trovano nel­le vicinanze di un protonuraghe, tranne quelli di Is Arruinalis e Mitza Monti Mannu che si trovano alle falde meridionali ed occidentali di Monti Mannu.

Le dimensioni e la posizione dei protonuraghi di Monti Crastu e Monti Mannu inducono a credere che questi potessero essere i centri più importanti di cantoni o subcantoni protonuragici del Campidano, o almeno che, insieme agli altri protonuraghi com­plessi, potessero controllarne una grossa parte.

I protonuraghi di Monti Proceddu, Monti Tellura, Monti Acutzu e Monti de su Marchesu, molto probabilmente erano posti a guardia dei confini di cantoni della Trexenta, i cui centri più importanti dovevano trovarsi negli attuali territori comunali di Guasila o Samatzai, quello di Sa Corona (Bruncu de is Angionis Birdis) doveva controllare almeno i pro­tonuraghi di Monti Atziaddei (?), Genna su Carru e quelli di Monti Cuamnaxi (Coa Margine) e Sa Corona di Villagreca. A oggi non sono note sepoltu­re del Bronzo medio nelle campagne di Serrenti.

Da queste informazioni deduciamo che già in que­sto periodo il territorio era densamente popolato, specialmente nella parte collinare subito ad est del Campidano.

I materiali del Bronzo medio (al più frammenti di tegami e ciotole carenate), quasi tutti della facies di S. Cosimo e rinvenuti in superficie, provengono per la maggior parte da Monti Crastu, Monti Atziaddei, Monti Ibera, Monti Porceddu e Monti Acutzu, troviamo materiali della facies, da meglio comprendere con ulteriori e specifici studi, di Monti Mannu solo nella località serrentese che le da il nome.

Non abbiamo allo stato attuale chiare testimonianze della fase di Sa Turricula.

Verso la fine del Bronzo Medio sono documentati in Sardegna grossi mutamenti politici, accompagnati molto spesso da guerre per ingrandire i territori dei signori che acquisivano sempre più potere sul po­polo, testimoniati anche nel territorio di Serrenti: a grossi incendi (?), conseguenti a scontri armati, pos­sono essere riferiti i resti di intonaci argillosi concot­ti, ritrovati presso i protonuraghi di Monti Atziaddei e Monti Proceddu, distrutti e disabitati verso la fine del Bronzo medio o al massimo all’inizio del Bronzo recente, insieme a quelli di Monti Mannu e Monti Ibera.

 

Il Bronzo recente e finale I

Da 11 siti frequentati nel Bronzo medio arrivia­mo ai 35 del Bronzo recente e finale (senza con­tare la struttura, dalla cronologia non chiara, di Santu Srebestu).

Al dato attuale tutti sembrano vivere contemporaneamente, tranne i protonura­ghi di Monti Acutzu, Genna su Carru e Monti de su Marchesu che risultano frequentati, a quello che possiamo vedere, solo sino all’inizio del Bronzo re­cente, l’insediamento di Porcedda che ha restituito solo pochi cocci del Bronzo finale e l’insediamento di Monti Angurdu, frequentato non prima della fine del Bronzo finale.

In base alla tipologia dei resti possiamo così suddi­videre i siti:

23 (+5?) nuraghi dei quali 2 sono nu­raghi con addizione concentrica e villaggio (Nuraxi, Bruncu Siliqua);

2 i nuraghi con addizione frontale e villaggio (Oliri A, Bruncu Maccioni);

2 con ad­dizione frontale trasversa (Cannedu, Monti Crabu),

4 con addizioni non meglio specificabili (Sa Lua Mancosa, Is Piedadis, Monti Tellura, Nuraxi Oliri B),

2 nuraghi misti (Monti Crastu, Sa Corona),

7 nuraghi semplici (Bruncu Pubusa, Cuccuru Turri, Funtana Gureu, Magalli, Monti Ollastu, Nuraxi Oliri C, Perda Sinnus), 3 protonuraghi/nuraghi frequentati tra BM e BRI (Genna su Carru, Monti de su Marchesu, Monti Acutzu),

5 siti con indizi dell’ esistenza di nuraghi semplici (Genna Serrenti, Monti Craccuri, Monti Mannu C, Porcedda, Sa Tumba), inoltre il nuraghe non più visibile di Monti Orbinu.

I villaggi riferibili a questo periodo attualmente noti sono 19, siti nei pressi di un nuraghe o privi di que­sto. I villaggi senza nuraghe frequentati in questa fase sono quelli di Mitza Monti Mannu, Is Arruinalis, Giuanni Acca, Sattu Divisu, Sa Serra, Bruncu Abis.

Troviamo i nuraghi, semplici e complessi, prevalen­temente a nord e a est di Serrenti, nella parte collina­re e ricca di pietrame del territorio, e i villaggi senza nuraghe, non grandi e verosimilmente popolati da contadini, tutti a ovest e sud dell’attuale centro abi­tato, laddove inizia la pianura del Campidano.

In questo periodo il centro di maggiore rilievo sembra essere il nuraghe complesso con villaggio di Nuraxi, il quale doveva controllare quasi tutti gli insedia­menti e i nuraghi di Serrenti, tranne quelli dell’area a nord-est (quella di Oliri-Sa Tellura), che dovevano far capo al nuraghe Dei o Bruncu Nassiu Barra di Guasila, e quelli a oriente del Rio Cannedu, forse sotto il controllo del nuraghe Sa Domu de s’Orcu di Samatzai (o dello stesso nuraghe di Sa Corona di Serrenti).

Il nuraghe semplice (?) di Porcedda, a nord del Rio Perda Longa, era compreso nel territorio di quello complesso di Sa Conca Manna di Furtei.

L’economia, molto ricca in questo periodo, doveva avere la risorsa maggiore nell’agricoltura, praticata perlopiù nelle zone pianeggianti verso il Campidano, e meno nell’allevamento, per il quale ben si adatta­no le zone collinari orientali.

Altre risorse alimentari venivano dalla caccia e dalla pesca, soprattutto di an­guille, che poteva essere praticata presso lo Stagno e il Flumini Mannu e dalla raccolta (lumache, asparagi, funghi).

Le fusaiole ritrovate negli insediamenti (Sa Tumba, Is Arruinalis) sono testimoni della lavora­zione dei tessuti, i pani di rame rinvenuti a Sa Serra documentano l’esistenza di botteghe per la fusione dei metalli.

Il territorio, oggi quasi del tutto privo di vegetazione, doveva essere più verde e ricco d’ac­qua al tempo dei nuraghi: le sorgenti, oggi trascu­rate, fino a trent’anni fa erano pulite e ben tenute.

Già in quei tempi è da credere che attorno a molte di esse venissero edificate piccole strutture circolari, fatte con grossi blocchi e coperte da piccole volte con un’apertura per l’acqua, per mantenerle pulite, come possiamo osservare nei resti di Funtana Gureu e, con minore chiarezza, presso Funtana Cibudda, Mitza Mesu e altre sorgenti.

Continua dal Neolitico, attraverso l’Eneolitico l’Età nuragica, fino all’Età romana e al Medioevo, con po­che modifiche, l’utilizzo della via che passava lungo l’orlo orientale del Campidano, alla quale si dove­vano agganciare le vie per la Trexenta e la Marmilla.

Possiamo riconoscerla con buona approssimazio­ne per tutto il tratto che attraversa le campagne di Serrenti: da sud, arrivando dall’agro di Villagreca, doveva passare dove oggi è la via che, dai piedi di Monti Leonaxi, a est di questo, va sino al nuraghe di Perda Sinnus e a quello di Funtana Gureu, all’al­tezza del quale saltava il corso del Rio Cannedu per passare ai piedi dei Monti Atziaddei e Pedrosu, at­traverso la sella tra questi ed il rilievo sul quale sorge Serrenti, sino al cimitero (presso il quale sorgeva l’ antica chiesa di Santa Barbara) e all’insediamento di Santu Srebestu.

Poco avanti, passato il Rio Cardaxu, trovava il nuraghe con villaggio di Cuccuru Turri, il villaggio di Is Arruinalis e quello di Mitza Monti Mannu e continuava, superato il Rio Perda Longa sino al nuraghe Sa Conca Manna di Furtei.

Un’altra via, in parte parallela a questa (e più recente?) la pos­siamo riconoscere seguendo da sud-est a nord-ovest gli insediamenti nuragici di Sa Tumba, Pauli Onigus- Nuraxi, Bruncu Siliqua, Giuanni Acca. Altre vie, già percorse dall’ Età prenuragica seguivano il corso dei torrenti: da Funtana Gureu, allacciata con la gran­de via campidanese orientale, partiva la via per la Trexenta che seguiva il corso del Rio Cannedu, in­contrando i nuraghi di Is Piedadis, Monti Crabu, Cannedu, quelli di Oliri e di Magalli, un’altra se­guiva, partendo dal Flumini Mannu all’altezza di Cuccuru Pontis e Bruncu Gattus di Serramanna, il Rio Cardaxu per giungere ai villaggi nuragici di Sattu Divisu, Sa Serra, Nuraxi, Monti Crastu sino ad incrociare la grande via orientale all’ altezza di Cuccuru Turri e continuare verso nord fino ai nura­ghi di Bruncu Maccioni e Monti Proceddu.

La maggior parte dei materiali del Bronzo recente e finale I si osserva nelle località con villaggi privi di nuraghe, perlopiù nella parte occidentale del territo­rio, sconvolti e resi visibili dalle arature.

In pietra si rinvengono frequentemente teste di mazza, pestelli, macine e macinelli, schegge di ossidiana, tutti stru­menti legati al lavoro agricolo, in terracotta le forme più frequenti sono quelle del tegame, dello scodello­ne con labbro ingrossato, del vaso a colletto, dell’olla con labbro ingrossato, frammenti di vasellame gri­gio-ardesia della facies di Antigori del Bronzo recente e grigia della facies di Oristano del Bronzo finale I. Si osservano inoltre abbondanti resti di pasto, al più gusci di cardium, ostrea, murex e mytilus, provenienti probabilmente dallo stagno di S. Gilla.

Parrebbe ascrivibile al periodo nuragico, per la for­ma circolare e la tipologia della struttura muraria, l’edificio presso i resti della chiesa di San Silvestro Papa. Il fatto che si trovi a pochi metri da essa e non lontano da quella intitolata a Santa Vitalia lascia supporre (a livello di ipotesi, verificabile solamente con uno scavo archeologico) che questi resti siano da collegare ad un luogo di culto di Età nuragica tramutato in Età bizantina in quello di San Silvestro Papa, fatto che si osserva pure in altre località (famo­si i santuari nuragici di Santa Anastasia di Sardara, Santa Vittoria di Serri, Santa Cristina di Paulilatino, diventati luoghi di culto cristiani).

Non si conosco­no a oggi resti di tombe di giganti.

 

Il Bronzo finale II e il Ferro I

Oggi si contano nel territorio di Serrenti almeno 12 località con testimonianze del Bronzo finale II – Ferro I (facies S’Urbale e Genna Maria): Bruncu Maccioni, Bruncu Siliqua, Cuccuru Turri, Cannedu, Giuanni Acca, Is Arruinalis, Monti Angurdu, Monti Crabu, Monti Crastu, Nuraxi-Pauli Onigus, Sa Serra, Sa Tumba.

Tranne Monti Angurdu, località che inizia ad essere frequentata solo verso la fine del Bronzo finale, tutti gli altri sono insediamenti che sono già attivi sin dal Bronzo recente, alcuni anche da pri­ma.

Solamente presso Is Arruinalis, Monti Angurdu, Monti Crastu troviamo testimonianze anche delle fasi Orientalizzante ed Arcaica (VII-VI sec. a.C.).

Osserviamo come il numero dei centri attivi si sia più che dimezzato rispetto a quelli del Bronzo recente: già verso la fine del Bronzo finale molti siti si spopolano e altri, che assumono maggiore importanza, raccol­gono queste popolazioni.

Ciò è evidente nell’area di Is Arruinalis: durante il Bronzo recente, nei pressi di questo villaggio, si rilevano gli insediamenti di Mitza Monti Mannu, Genna Serrenti e Cuccuru Turri, già all’inizio del Primo Ferro troviamo attivi solamente i centri di Is Arruinalis e Cuccuru Turri, con il primo che si ingrandisce sempre più. Cessa, a quanto pare, la vita presso molti nuraghi, che hanno perso la loro funzione originaria.

Alla fine della fase Geometrica continua a diminui­re il numero dei siti frequentati: troviamo testimo­nianze relative ai secoli VII e VI a.C. solo in Monti Crastu, Is Arruinalis e Monti Angurdu, dove si sono osservati cocci decorati con bande rosse dipinte della fase Arcaica. In quest’ultima fase è da credere che il centro di Is Arruinalis si sia ingrandito sino ad arrivare ad un livello “protourbano”, come è noto che avvenne in altri insediamenti del Campidano e della Marmilla (Tuppedili di Villanovafranca, San Sperate). Come per le altre fasi nuragiche non cono­sciamo tracce di sepolture.