SARDOPATICI NON SIGNIFICA FALSARI. LA CIVILTÀ’ SARDA (Nuragica per convenzione) ESISTEVA QUASI UN MILLENNIO PRIMA DI ROMA… e influenzava il Mediterraneo intero.

pubblicato in: Archeologia e paesaggio | 0
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di Bartolomeo Porcheddu (Docente a contratto di Lingua Sarda)

Ogni qualvolta si intravede un ipotetico falso storico, vengono rispolverate come esempio di negatività le false Carte di Arborea.

Eppure, la storia è piena di falsi molto più illustri rispetto al romanzetto arborense di Pillitu. Basti pensare che gli Etruschi si erano spacciati per Tirreni, costruendo deliberatamente la favola del figlio di re Ati, Tirreno, che partito dalla capitale Sardi della Lidia era andato a colonizzare l’Etruria. Nella trappola tesa dagli Etruschi erano finiti studiosi di rilievo come Erodoto, prima che Xanto Lidio, uno storico del posto, rivelasse al mondo la verità: «Nessun figlio di re Ati si chiamava Tirreno e nessun figlio di re era mai emigrato dalla Lidia».

Che dire poi della favola inventata dai Romani sul loro capostipite Enea, che ancora resiste nei libri di storia, o di quella orchestrata dai Franchi su una loro ipotetica discendenza dai Troiani? Tutti a cercare antenati illustri fuori dalla loro storia e dal loro territorio.

Noi Sardi che invece vogliamo essere solo Sardi veniamo tacciati di egocentrismo, sebbene abbiamo dalla nostra parte i dati scientifici del DNA che ci dicono che siamo gli stessi di 7.000-10.000 anni fa e che siamo discendenti da quel popolo che ci ha lasciato in eredità circa 20.000 siti archeologici che vanno dal Neolitico recente al Bronzo finale. Questi sono numeri reali e non falsità. Sono cifre impressionanti se rapportate al resto del Mediterraneo.

Come si fa a non tenere conto di questi dati?

Forse è anche per il fatto di non credere che tutto questo sia vero abbiamo lasciato che il nostro patrimonio archeologico andasse in rovina ed è per gli stessi motivi che abbiamo tenuto i Giganti di Monte Prama trenta anni negli scantinati e ancora oggi non riusciamo ad aprire gli scavi archeologici del sito.

Riguardo alla lingua sarda, siamo presenti nelle prime forme di scrittura, dal Disco di Festo ai Geroglifici egiziani. Possediamo una stele, quella di Nora, del IX secolo avanti Cristo, scritta in caratteri del primo alfabeto, che ci rivela che in quel tempo eravamo ancora protagonisti della storia.

Quello sardo, dalla Cultura di Ozieri alla fine della civiltà nuragica, è un percorso millenario tenuto sempre sulla cresta dell’onda. Pensare che il nostro popolo vissuto per tutti quei lustri (2.500 anni) prima ancora che comparisse l’impero romano non ci abbia lasciato un’eredità linguistica peculiare, questa si che è una falsità.

Sostenere oggi che i Romani abbiano portato nell’Impero la loro lingua con i “casi” provenienti dal greco e che dopo la caduta di Roma questi “casi” si siano dissolti nel nulla in un territorio vasto quanto l’Europa occidentale (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Inghilterra) e in un periodo così breve per la linguistica (500 anni), questo si che è un falso storico.

La non corretta lettura del latino ha trasformato il mare che ci circonda da “Tyrrhenu[m]”, pronunciato “Turrenu”, in “Tirrenu”, allontanando dalla lingua sarda il significato intrinseco della parola legato alla “Turre”.

L’italianizzazione dei nessi consonantici latini (cons. + I + voc.) ha prodotto un falso linguistico generalizzato, per cui oggi leggiamo “mediu[m]” e non “mesu”, “testimoniu[m]” e non “testimòngiu”; la doppia /LL/ cacuminale un altro falso linguistico, per cui leggiamo “molle[m]” e non “modde”, e così via.

Il falso delle carte di Arborea è stato scoperto nel volgere di qualche anno, quello della lingua latina madre della lingua sarda ha resistito più di duemila anni, forse con la complicità o la negligenza di linguisti e storici che, come Erodoto, sono caduti nella trappola tesa dai Romani. In latino “fabula” significa, tra gli altri: favola, leggenda, conversazione fantasiosa, scenica, discorso, ecc., dando al lettore libera interpretazione e discrezione sull’argomento.

In sardo, invece, fà[b]ula è solo “bugia”. I maestri degli inganni quindi non siamo noi, sebbene ci sentiamo Sardocentrici e crediamo di essere stati il Centro del Mondo antico.