Nicola Porcu

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di Giorgio Valdès

“Dove sei Nicola?” “Nel posto più bello del mondo!” rispondeva Nicola Porcu, invitandomi a prendere un caffè di fronte al mare di Calamosca. Quante ore abbiamo passato insieme a parlare di nuraghi, di porti sommersi, dei Popoli del Mare e dei rapporti che un tempo legavano la Sardegna agli altri paesi del Mediterraneo. “Senti Giorgio, ma ti convince quel presunto pugnale che sta alla base del menhir, o non pensi invece che rappresenti l’emblema di una divinità egizia che in qualche modo è stata assorbita dalla nostra civiltà?” “Dovremmo chiederlo ad un esperto”, avevo risposto io e un mese dopo eravamo già in viaggio verso Pisa per incontrare una grande egittologa, che avrebbe quindi confermato la nostra ipotesi. Certo, si trattava pur sempre di un’ipotesi, ma ci aveva rincuorato e soprattutto aveva stimolato Nicola a proseguire nella redazione del suo libro, edito qualche anno più tardi, nel 2013, con il titolo “Hic Nu Ra, racconto di un’altra Sardegna”. Quante volte abbiamo discusso sul contenuto dei suoi capitoli e quante volte mi sono trattenuto ad ascoltarlo quando parlava di suo padre, grande uomo di mare da me conosciuto tanti anni prima e ancora più grande pioniere del turismo in Sardegna. Per lui Nicola aveva un’affettuosa venerazione, che appare evidente nella prefazione del libro. Una prefazione che riporto qui di seguito e che vorrei condividere con tutti quelli che hanno conosciuto Nicola, augurando al mio caro amico di trovare la serenità in un mondo migliore, accanto all’amato padre.

“Mio padre aveva ragione. Ricordo mio padre, grande marinaio, che quando ero studente, parlando con gli archeologi e gli studiosi del tempo, diceva: “per poter narrare e scrivere della Storia della Sardegna bisogna, prima, andare per mare. Bisogna navigare”. Io l’ho preso in parola e, prima di scrivere, per cinquant’anni sono andato per mare. Ho lavorato nel settore aprendo un’impresa di lavori subacquei-marittimi e archeologici-subacquei; ho preso il brevetto di sommozzatore professionista, mi sono iscritto in Capitaneria, sono diventato esperto in opere marittime e in perdite e danni derivanti da avarie marittime. Sono stato autorizzato dall’Istituto Idrografico della Marina ad eseguire prospezioni archeologiche e di ricerca scientifica nelle acque prospicienti le coste delle province di Cagliari e di Oristano; ho avuto, dal Ministero della Difesa, l’idoneità ad eseguire ricognizioni nei fondali marini per l’individuazione di ordigni bellici esplosivi. Ma ancor più straordinaria è stata per me la nomina nel 1982 – firmata dal Sovrintendente Professor Ferruccio Barreca, con Decreto del Ministro per i BB.CC.- di “Ispettore Onorario per l’Archeologia Sottomarina” per le province di Cagliari ed Oristano, su proposto del Professor Enrico Atzeni che ben conosceva la mia passione. La circolare, spedita agli Enti competenti, diceva: “(…) Lo stesso, pertanto, rappresenta in codesta sede la Soprintendenza Archeologica a tutti gli effetti giuridici e, nell’esercizio delle sue funzioni, riveste la qualifica di Pubblico Ufficiale”. Avevo a disposizione circa mille chilometri di costa, allora incontaminata, per le mie ricerche. Con il supporto e la disponibilità totale degli studiosi della Soprintendenza Archeologica di Cagliari e di Oristano e dello stesso Professor Atzeni, Ordinario di Paletnologia e di Preistoria e Protostoria della Sardegna presso l’Università di Cagliari, da oltre trent’anni, ininterrottamente, mi occupo e mi interesso di archeologia e di archeologia subacquea. Solo adesso credo di capire cosa mio padre, uomo di mare, intendesse trasmettere ai più grandi studiosi di Storia della Sardegna; non posso sapere se abbiano recepito minimamente quanto il marinaio volesse comunicare ma ciò che io ho attinto dal contenuto di quelle parole, forse quasi inconsciamente, mi permette di navigare e viaggiare lungo queste nuove rotte e questi nuovi percorsi”.

Nella foto: il golfo di Malfatano che ospitava il porto sommerso di Melqart, scoperto da Nicola Porcu.

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