IL TEMPO DEI FENICI – Quel che Stiglitz non dice e Ugas non esplicita. Due tesi a confronto da integrare. (3-Continua)

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di Antonello Gregorini

Abbiamo visto che l’archeologa spagnola Aubet nell’introdurre il libro “IL TEMPO DEI FENICI”, della Ilisso, apre una dimensione nuova per la visione delle rotte e dei commerci nel Mediterraneo prima dell’avvento di queste popolazioni di mercanti e navigatori.

“QUADRO GENERALE DELL’ESPANSIONE FENICIA NEL MEDITERRANEO … si basa sull’esperienza acquisita dai precedenti rapporti interregionali che, in maniera irregolare e discontinua, avevano collegato alcune regioni assai lontane tra loro, che, più avanti diventeranno di particolare importanza per la strategia coloniale fenicia. In questi primi contatti, che potrebbero essere definiti “precoloniali”, tre regioni o circuiti commerciali – Cipro, Sardegna, Huelva – avrebbero svolto un ruolo di rilievo nell’istituzione di rotte commerciali marittime che, nella successiva epoca fenicia, mostreranno uno spiccato protagonismo nella creazione del circuito Atlantico – Mediterraneo.” (Aubet 2019) (http://www.nurnet.net/blog/il-tempo-dei-fenici-sulle-rotte-dei-sardi-1-continua/)

 

Riprendiamo dalla stesso libro anche ciò che dice Stiglitz (L’isola più grande del mondo. incontri mediterranei e oltre).

“Nel nuovo millennio, l’ultimo prima della nostra era, si impone una nuova geografia, sia rispetto a quella precedente nella quale era avvenuta la scoperta del grande mare, con I VIAGGI NURAGICI A ORIENTE e quelli micenei sino all’Atlantico, sia nella nostra percezione, finora basta sulla visione greca, egeo-centrica.”

Ciò che i due archeologi non esplicitano mai è l’origine, etnica ma soprattutto culturale, di queste popolazioni che, per convenzione accettata, definiamo Fenici.

“Fenici è il nome con il quale le popolazioni vicine, sin dal II millennio a.C. indicavano il complesso di persone che vivevano in città autonome – Tiro Sidone, Gubla (Biblo) Beritus, … I vicini percepivano questi cittadini come entità unitaria per via della condivisione della lingua, della religione, delle forme politiche ed economiche; questi ultimi, invece, si individuavano come identità cittadine distinte.”(Stiglitz 2019) (http://www.nurnet.net/blog/il-tempo-dei-fenici-stiglitz-lisola-piu-grande-del-mondo-incontri-mediterranei-e-oltre-continua-2/)

I nostro Giorgio Valdes è anni che rammenta che:

“Salvo che i Fenici non fossero emigranti di ritorno o meglio, secondo quanto afferma Dimitri Baramki, https://en.wikipedia.org/wiki/Dimitri_Baramki) curatore del museo archeologico di Beirut, costituissero la progenie di una popolazione che non possedeva alcuna dimestichezza con la navigazione d’alto mare fino a che, nel XII secolo a.C., si fuse con gli invasori, normalmente definiti come “popoli del mare”, formando così una stirpe di esperti naviganti..(Valdès 2015) (http://www.nurnet.it/it/1555/Nuragici_e_Fenici.html)

 

Il compianto SEBASTIANO TUSA, archeologo e assessore alla cultura della Regione Sicilia, affermava, in pillole, che in realtà i Fenici appresero la tecnica della navigazione d’altura dai Popoli del Mare che invasero il loro territorio, come peraltro affermato anche da Dimitri Baramki curatore del museo di Beirut. Tusa concorda inoltre con Ugas sulla provenienza degli Shardana dalla Sardegna e con il fatto che essi rappresentassero un contingente fondamentale dei Popoli del Mare.
Piena convergenza, quindi, sull’ipotesi che gli Shardana si fossero stanziati nel Libano, unendosi con le popolazioni locali ed insegnando ai commercianti Cananei la tecnica della navigazione d’altura, per poi ritornare dopo qualche generazione (*) in Sardegna.


(*) Se non prima di qualche generazione, se è da considerarsi assodato quanto afferma Garbini: “intorno al XIII secolo a.C. in Sardegna erano già presenti i Filistei, provenienti da Creta (Kaftor) e i Fenici originari della terra di Canaan, i quali “vivevano nei nuraghi” insieme alle popolazioni locali”.
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1695360403876010&id=506410149437714

 

L’archeologo che meglio ha approfondito il tema dei Popoli del Mare, in quarant’anni di studi e scavi in giro per il Mediterraneo, è il sardo Giovanni Ugas.

Qui non riproporremmo la sintesi di ciò che afferma nel libro “Shardana e Sardegna”, 2016 Edizioni della Torre, ma ne richiameranno solo le parti conclusive, dove descrive le conseguenze delle invasioni e degli stanziamenti, soprattutto nel vicino oriente e nelle terre di Canaan, della fenicia, di una componente centrale dei Popoli del Mare, gli Shardana, identificati con i Nuragici. (http://www.nurnet.net/blog/le-ragioni-dellidentita-tra-shardana-e-sardi-un-libro-da-leggere-per-intero-estratto-brevissimo-dal-libro-shardana-e-sardegna-di-giovanni-ugas-pagg/)

http://www.nurnet.it/it/1444/Ugas_e_gli_Shardana.html

 

Le Terre di Canaan

Gli Israeliti, un popolo di pastori seminomadi, giunsero nella terra di Canaan verso il 1850 a.C., dando inizio al periodo conosciuto come Epoca dei Patriarchi. Secondo la tradizione, provenivano dalla Mesopotamia al seguito di Abramo che, proseguendo il cammino del padre che aveva lasciato Ur, si insediò nella zona attorno all’odierna Beer Sheva (la biblica Bersabea). Vi sarebbero rimasti fino al 1250 a.C. circa, quando, a seguito di una carestia, si diressero verso l’Egitto, da cui poi fecero ritorno dando vita all’Esodo (circa 1200 a.C.), guidati da Mosè che tuttavia non riuscì a raggiungere la Terra Promessa, nella quale furono condotti poi da Giosuè. 

Ai primi scontri tra Israeliti e Cananei fecero seguito quelli tra gli Israeliti e i Filistei, conosciuti anche come «Popoli del Mare», provenienti dalle isole greche, insediatisi lungo la costa. Fu proprio il pericolo derivante dalla presenza dei Filistei che obbligò le Dodici Tribù di Israele, ognuna delle quali portava il nome di uno dei figli di Giacobbe, a unirsi tra di loro e a costituire una monarchia. (Carla Diamanti) (http://www.guidemoizzi.it/medio_oriente/israele_e_territori_palestinesi/conoscere/storia/albori/la_terra_di_canaan.html)

 

Nell’uso biblico il nome è stato confinato al paese ad ovest del Giordano, i Cananei erano indicati abitare “in riva al mare, e lungo le sponde del fiume Giordano” (Numeri33,51Giosuè22,9), paese soprattutto identificato con la Fenicia (Isaia23,11)[Nota 5]. I Filistei, mentre erano una parte integrante dell’ambiente cananeo, non sembrano essere stati etnicamente Cananei,(wikipedia)

Le mappe ricostruiscono le presenze dei Popoli del Mare nel Mediterraneo e nelle vaste Terre di Canaan, (UGAS 2016)

Dalle mappe risulta evidente che la “fenicia” era occupata in misura determinante dagli Shardana, cioè dire dai Sardi costruttori di nuraghi, componente rilevante dei Popoli del Mare. Tesi accettata da un significativo numero di archeologi, non solo sardi e, in particolare, da quelli sin qui menzionati.

La tesi per cui le popolazioni denominate Fenici possano essere qualificate come un prodotto di “fusione” fra la cultura sarda nuragica e quella del vicino oriente, dei grandi imperi dell’epoca, appaiono in questa prospettiva scientificamente ben supportate e non frutto di improbabili ipotesi “fantaarcheosardiste, scioviniste e neo nazionaliste”, sigh, così come invece continuano a predicare pletore, sempre più minoritarie, di qualificati archeologi, soprattutto della Sardegna.

 

La “nuova geografia del Mediterraneo tra la fine del XIII e gli inizi del secolo XII … Con la caduta dell’impero egizio, nelle fasce costiere già soggette ai faraoni si diffondono popoli prima ignoti come i Filistei, i Sikel e gli Shardana.Ben presto stando al Vecchio Testamento, … troviamo duenque Dor al posto dei Sikel e Galil Goyim, la Galilea, in luogo dei Sardi, definiti genericamente Goym. … Neppure i Cananei, l’antica popolazione locale, risultano in relazione con un’unica realtà statale, ma piuttosto con le città e i distretti territoriali del loro circondario, come Akko, Tiro, Sidone e Biblo sulle coste e Azor all’interno (si noti che sono le stesse città richiamate da Stiglitz come quelle che poi diedero fondo alle popolazioni “fenicie”. NdA).

 

“I Popoli del Mare favorirono un nuovo modello sociale ed economico che spalancò le porte del Mediterraneo al libero commercio, al libero lavoro, alla proprietà privata, a istituzioni aristocratiche e tendenzialmente democratiche con forme di rappresentanza elettive. … Vengono meno in generale le richieste di prodotti artigianali e di lusso e di grandi opere di architettura e scultura, ma la produzione cipriota del XII-Xi sercolo a.C., figlia della grande tradizione scultore egizia e ittita prelude ai movimenti artistici dell’età geometrica della Sardegna (bronzi figurati, statue di Monte Prama) e della Grecia. … Nel Vicino Oriente emergono differenziazioni culturali nelle diverse zone dovute agli apporti dei nuovi coloni e alle diverse modalità di intreccio con le comunità locali. Nelle coste cananee centro – settentrionali, dove verosimilmente si insediarono gli Shardana già nell’ultimo ventennio/decennio del secolo XIII, prevale la componente culturale locale cananea e gli influssi esterni appaiono poco appariscenti a parte le innovazioni dell’armatura dei guerrieri. Anche a Cipro, interessata come il Libano dalla presenza degli Shardana, persiste la lingua e la cultura legata al mondo miceneo. (Ugas 2016)

 

Ma perché gli Shardana non imposero le loro tradizioni politiche, i loro usi e culture. Perché sotto questo aspetto appaiono più deboli e subiscono le influenze delle popolazioni indigene?

Una risposta la si potrebbe trovare nei recenti studi e conseguenti teorie che vedono gli Shardana, i Sardi, come popolo privo di una tradizione politica solida e gerarchizzata, capace quindi di imporsi unitariamente. una società sarda, nuragica,  non gerarchizzata e apolide.“ Così come la descrive  Ralph Araque Gonzalez

http://www.nurnet.net/blog/organizzazione-sociale-nella-sardegna-nuragica-il-progresso-culturale-senza-elite-antropologia-culturale-della-sardegna/

 

“I villaggi nuragici, confederati, ci appaiono come città-stato autonome che competono e cooperano nel quotidiano con altre città-stato, che si incontrano per le feste e per i commerci, fanno fronte comune contro il nemico.” https://horoene.wordpress.com/2019/05/13/organizzazione-sociale-nuragica-una-civilta-senza-elite-di-ralph-araque-gonzalez/

 

“Questa nuova epoca generata dalle conquiste dei Popoli del Mare fu la porta di una nuova civiltà, che unì i popoli dell’Est e dell’Ovest del Mediterraneo, una tappa fondamentale nel cammino verso l’età moderna, … (Ugas 2016)

Le narrazioni di Aubet, Stiglitz, Tusa, Ugas e gli altri sembrano incastrarsi alla perfezione.

Tuttavia, viene da dire, per concludere, l’epopea della Sardegna, della fulgida e appariscente civiltà dei costruttori nuragici e delle popolazioni precedenti, costruttori delle Domus de Janas e dei villaggi eneolitici, diffusi, cospicuamente popolati e numerosissimi per l’epoca, in un continuum senza soluzione, non è collegata con metodo scientifico, all’epopea dei Popoli del Mare, alle sue conseguenze storiche.

A questa seguì l’epopea dei Fenici, cosiddetti per convenzione, sia scientifica sia divulgativa, che approdando in Sardegna, verosimilmente, si trovarono di fronte genti con cui condividevano un passato, geni e tradizioni.

Tutto sembra così semplice e lineare, scritto e riscritto e dimostrato.

Tuttavia, ancora, tutto ciò è inesistente nei libri di storia scolastici sui quali si educano le identità dei nostri ragazzi.

UN VERO DELITTO CULTURALE A CUI ANDREBBE MESSO RIMEDIO.