Una reggia analoga a Barumini nella Città Metropolitana.

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di Antonello Gregorini

Questo che di seguito riportiamo è il testo contenente la narrazione del ritrovamento casuale, e dell’avvio del procedimento di studio e valorizzazione, del Nuraghe Nanni Arrù, di cui abbiamo già parlato in un precedente post  sulla nostra pagina facebook e un filmato

L’idea che sia esistita una reggia con annesso villaggio dominante l’area e il bacino idrografico, nonché l’approdo fluviale dell’attuale Flumini di Quartu Sant’Elena, ci riporta ai discorsi, ripresi tante volte, sulle origini dell’antropizzazione dell’area cagliaritana.

Come anche di recente affermato da Stiglitz, nel recente libro “Il Tempo dei Fenici”  e da noi recensito, risulta ormai evidente che l’area metropolitana attuale, con le sue eccezionali risorse naturali e logistiche, fosse uno degli approdi più importanti della Sardegna e di probabile maggiore antropizzazione anche in epoca Nuragica.

Infatti

“a noi piace pensare che il più grande dei nuraghi e degli insediamenti, come è sempre stato nella storia della Sardegna, fosse sul colle principale di Cagliari, e che di esso non sia rimasto niente perché smantellato per realizzare le costruzioni successive.

Il mare allora era più basso di circa un paio di metri, e dobbiamo pertanto immaginare una battigia davanti al nuraghe Diana (Quartu Sant’Elena, Is Mortorius) posta ben oltre l’attuale posizione, probabilmente all’altezza della linea dei beach rock (residuo di barriere coralline di altre ere) che può facilmente vedere chi, con maschera e pinne, si immerge davanti alla spiaggia di Capitana.

Nuraghe lungo costa su doppio approdo (rappresentazione di G. Exana).

Tutte le foci dei fiumi più importanti erano presidiate, così come le valli e gli impluvi collinari o montani. Tutti i golfi e gli approdi più comodi e rilevanti dell’Isola sono contornati da nuraghi e villaggi più o meno importanti, così come i passi montani o collinari.
Qualcuno sostiene che nell’epoca delle grandi foreste potesse essere ritenuto più facile spostarsi lungo la costa, a bordo di imbarcazioni leggere, che potevano trasportare anche merci,  piuttosto che seguire i sentieri impervi dell’interno. Allo stesso modo dovevano essere sfruttati gli alvei dei torrenti, liberi da boschi e da arbusti, poiché ripuliti annualmente dai flussi impetuosi delle acque.  … Sembra allora impossibile che Cagliari non fosse città nuragica e, pur in assenza di rinvenimenti, a noi, incurabili sognatori e cagliaritani di nascita, piace pensare che proprio qui, invece, fosse sito il centro principale della Sardegna e che esso fosse andato distrutto a causa di un cataclisma marino, o di altro genere, e poi depredato per le edificazioni successive.
Addentrandoci in Campidano, e osservando con minimo buon senso la topografia e le topologie, non è difficile identificare la presenza di ciò che ci si aspetterebbe di trovare in rapporto alla quantità di nuraghi esistente nel resto della Sardegna.
Da Casteddu de Fanari, importante costruzione contornata da mura turrite, posto sopra la piana fra Decimoputzu e Vallermosa, possiamo vedere le varie regge ancora esistenti sopra le colline non coltivabili e rocciose.
Su Nuraxi di Samatzai, quadrilobato con torre centrale e antemurale turrito, costruito su un colle di calcare bianco sul quale, ancora oggi, si possono individuare le tracce di un ampio villaggio(Un nuraghe per tutti – Gregorini 2017)

Ma anche sotto gli abitati di Quartu – Quartucciu – Monserrato sono stati ritrovate le tracce di villaggi nuragici. Monte Oladiri a Monastir. Il grande abitato di San Sperate, naturalmente interrato, come Decimoputzu o Decimomannu, sono aree generate da riporti alluvionali, è normale  quindi  che gli antichi edifici siano sotto metri di terra.

Un nuraghe fu segnalato a Mont’urpinu, così come in via Brenta, sotto i resti della medievale Santa Igia.

Per non parlare di Capoterra e Sarroch, Bruncu ‘e Ibba; Baccu d’inghinu; Antigori e Sa Dom’e S’orku, sino all’abitato nuragico sotto la città antica di Nora, oltre le numerose tombe dei giganti attestate sulle pendici di quei monti.

Sostanzialmente tutto l’arco del Golfo di Cagliari era presidiato da edifici Nuragici, dalle loro pertinenze, fabbriche e attività rurali.

L’emersione di questa ulteriore reggia, a noi sconosciuta nella sua consistenza sino a qualche giorno fa, non può che confermare le tesi della Cagliari nuragica, immaginare la flotta di imbarcazioni sotto il Colle di Sant’Elia controllate dalla torre nuragica di Monte Mixi (colle ormai quasi atterrato dalle attività di cava), oppure da quella che doveva esserci sotto la chiesa di Bonaria.

Anche in questo caso siamo portati ad auspicare che vengano rivisti i testi di Storia e che le amministrazioni valorizzino anche questi itinerari, perché Cagliari, prima che fenicia, punica, romana, bizantina, giudicale, pisana, spagnola, piemontese, fu un importante centro e approdo nuragico.

 

http://web.tiscali.it/terzomillenniofuturo/associazione/soci/corona/app01.html

“L’Area Archeologica di Nanni Arrù
L’area nuragica di Nanni Arrù è stata scoperta dal Corona durante i suoi sopralluoghi nell’area omonima. Il nuraghe non era visibile, in quanto, gran parte della sua struttura risultava completamente interrata, inoltre nascosto da una fitta macchia di cisto, con altezza superiore ai mt. 2.50, avente un diametro di mt.50. Nel febbraio del 1993, il Corona durante le sue ricerche nell’area di San Martino, limitrofa alla nostra area, andava cercando l’antica chiesa medioevale di San Martino e per trovarla si introduceva e cercava dentro queste grandi macchie di cisto presenti nella zona. Stessa cosa ha fatto nell’area di Nanni Arrù dove si addentrava tra gli spazi stretti delle siepi assai chiuse, inutile dire che nonostante giubbotti strappatti, graffi a non finire riusciva ad addentrarvi più volte, esaminò l’area a piccoli spazi ma trovava solo pietre di riporto dai campi vicini. Negli ultimi tentativi la sua costanza venne premiata infatti scopriva ed individuava delle pietre che seguivano un certo andamento circolare, non era la Chiesa di San Martino ma qualcosa di più grande ed antico forse un nuraghe. Il Corona segnalò subito l’area alla Soprintendenza Archeologica che fece intervenire i suoi archeologi ed operai, ben presto capirono che si trattava di un nuraghe forse quadrilobato con diverse torri. L’importanza del sito archeologico era evidente ma la mancanza di fondi non permise una campagna di scavi. Il Corona si prodigò presso le autorità politiche quartuccesi nella speranza di convincere l’amministrazione a reperire dei fondi comunali neccessari per questi scavi, purtroppo non accettarono a causa della loro scarsissima sensibilità e soprattutto perchè i soldi sapevano come meglio…………. spenderli. Ma l’occasione arrivò dopo un’anno con l’approvazione della legge Regionale per l’occupazionen la n°26, il Corona ricevette una telefonata dall’Assessore ai lavori pubblici Pierpaolo Fois che vista la sua competenza gli chiese di redigere un progetto di massima di scavi per le aree archeologiche del territorio, unico incoveniente la mancanza di tempo infatti dopo una settimana scadeva il termine di presentazione del progetto alla Regione Sardegna. Questa era una occasione unica non solo per dare lavoro ai disoccupati di Quartucciu, ma anche per compiere gli scavi archeologici su almeno tre aree archeologiche, questa occasione era anche l’inizio della realizzazione di quel progetto occupazionale proposto dal Corona nel convegno del 1989. Per questi motivi il Corona decise di aiutare l’amministrazione comunale, ed essendo un progetto di utilità pubblica, predispose il progetto gratuitamente. Per poter realizzarlo dovette fare le ricerche presso la Regione, la Soprintendenza archeologica, biblioteche, lavorò mattina e sera e notte facendo le relazioni per ogni area archeologica individuata : Area nuragica di Nanni Arrù, Tomba dei Giganti in is Concas e Tomba Bizantina di Cuccuru Linu. consegnando il tutto al quarto giorno, poi il comune fece predisporre il progetto su elaborati comunali, fu fatto approvare dal Consiglio comunale e consegnato alla Regione un giorno prima della scadenza. Il progetto venne poi approvato dalla Regione ed erogati finanziamenti per 250 milioni ogni anno per una durata di tre. La campagna scavi venne decisa per tre mesi ogni anno, trovarono lavoro una quarantina di disocuppati quartuccesi, operai, ed alcuni dai comuni limitrofi, archeologo, disegnatori, assistenti di cantiere etc.; gli scavi vennero attuati nel 1994, nel 1995 il Comune si dimenticò di chiedere il proseguo, 1996 e 1997. Nel 1999 fu attivata una campagna scavi con la legge Treu. Gli scavi sono stati organizzati tecnicamente dal Comune di Quartucciu, gli scavi sono stati seguiti scientificamente dalla Soprintendenza Archeologica per opera dell’ Ispettore Direttivo Dott.ssa Donatella Salvi. Quest’ultima oltre ad essere presente sul campo dava delle rigide direttive, in sua assenza, alla dott.ssa Patrizia Zuncheddu. Gli scavi a tutt’oggi hanno individuato una interessante struttura quadrilobata cioé un mastio centrale e quattro torri ed altre nove torri nel muro di cinta di delimitazione dello spazio cortilizio ove vi erano le abitazioni. Il Corona è stato il primo a notare una possibile similitudine di questa area archeologica con quella di”su Nuraxi”di Barumini, la sua scoperta l’ha pubblicata nel giugno 1998 nel mensile sardo”Sardegna Magazine New”alla p. 9 dal titolo : Quartucciu: Il complesso nuragico di Nanni Arrù simile nella sua struttura a”su Nuraxi”di Barumini”.”