NULE: NURAGHE VOES

“Chiesi al maestro del rame e dello stagno di farne uno con corpo di toro e la testa di uomo; pensai che gli avrebbe portato fortuna nella vita. Il corpo del toro per dargli la forza e la testa dell’uomo per donargli sapienza ed intelligenza.”

 

Zente, Zente” – Grido’ la prima vedetta che stava sulla torre. Ci mettemmo tutti a correre. Era il segnale di pericolo. Si doveva lasciare il villaggio fatto di capanne di legno e pietre, di fretta e furia, per rifugiarsi all’interno delle mura di cinta del nuraghe. Ogni capo famiglia, che poteva essere il padre o la madre o uno dei nonni, aveva il compito di portare con sè la propria famiglia, al riparo dalle potenziali insidie. Questa non era una regola esclusiva del villaggio di “Voes”, ma di tutti i villaggi nuragici.La vedetta continuava dall’alto della grande torre a comunicarci l’evolversi della situazione, mentre i guardiani e i soldati presero posto, pronti alla difesa, nell’eventualità di un attacco.

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[/span3][/columns] Allorchè tutte le porte di accesso del muro di cinta e del nuraghe furono chiuse, io colsi la palla al balzo per raggiungere la prima vedetta. Lo facevo sempre, adoravo vedere il panorama da lassù e parlare con Itius, sentinella dalla vista infallibile. Itius mi fece notare il corteo che avanzava verso di noi. Mi disse che pareva pacifico. In effetti i nostri nemici arrivavano dalla grande acqua salata e mai dai villaggi vicini. Ma nonostante si vivesse in pace, non appena si avvistava qualcuno, dovevamo rifugiarci all’interno del grande Nuraghe. La vedetta mi fece notare l’abbigliamento del gruppo che avanzava, mi disse: “Osserva i colori ed i disegni delle loro stoffe. Sono del villaggio di Lisèi, abili tessitori. La comitiva si fermo’ a breve distanza dal villaggio. Dapprima sollevarono le braccia al cielo, poi si tolsero le armi, posandole per terra, e incrociarono le braccia sul petto. Era il segno che venivano in pace. Ma che volevano questi signori dal villaggio di Voes? Itius invitò i guardiani ad aprire le porte. Io scesi di corsa giù, volevo vedere da vicino questi tizi e volevo conoscere il perchè della loro visita.

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A riceverli c’era il capo guardiano, alcune guardie e mio padre, il capo del nostro villaggio. Il loro portavoce spiegò le ragione della visita. Urro, un ragazzino del loro villaggio, cadendo da un masso, si era provocato delle grosse ferite ad un braccio. Tutti sapevano che noi avevamo un bravo guaritore, Babbai Etzi, uomo sapiente e grande conoscitore di numerose erbe medicali con le quali creava degli intrugli “miracolosi”. Il corteo si diresse, accompagnato da mio padre, verso la torretta di Babai Etzi; lì lasciarono Urro e tornarono al loro villaggio. Urro fu preso in consegna da Babai Etzi, il quale inizio’ a creare pozioni che io chiamavo magiche. Andavo ogni giorno a controllare come stesse Urro. Egli aveva, piu’ o meno, la mia età, e la mia curiosità di ragazzina mi portava a sapere di piu’ di lui e del suo villaggio. Diventammo amici. Mi spiego’ che al villaggio di Lisèi si lavorava la lana, e riuscivano a creare dei meravigliosi tessuti; noi invece eravamo abili lavoratori del metallo. Ogni giorno che passava le condizioni di Urro miglioravano, le ferite, pian piano, sparirono e purtroppo giunse anche il giorno del suo rientro a casa, nel villaggio di Lisèi. Fui rattristata e felice nello stesso tempo. Felice per la sua guarigione, e triste perchè avrei perso un amico. La mattina di un giorno di primavera Urro lascio’ il nostro villaggio per fare rientro al suo.

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Lo accompagnarono le nostre guardie e diversi guerrieri. Prima di andar via gli donai un bronzetto. Me lo feci fare apposta per lui. Chiesi al maestro del rame e dello stagno di farne uno con corpo di toro e la testa di uomo; pensai che gli avrebbe portato fortuna nella vita. Il corpo del toro per dargli la forza e la testa dell’uomo per donargli sapienza ed intelligenza. Ci salutammo con un abbraccio. Da quel giorno non lo vidi più, ma ricevetti da lui in regalo, tempo dopo, uno splendido vestito tessuto con dei rombi a colori sgargianti.

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[/span3][/columns] Col trascorrere dei secoli il villaggio di Lisèi sparì quasi completamente; vi sono attualmente solo delle deboli tracce, ma il territorio è diventato famoso per il ritrovamento del bronzetto androcefalo, unico e raro esempio di bronzetto con la testa di uomo ed il corpo di animale, chiamato “bronzetto di Nule”. Non è sparito, invece, il Villaggio di Voes, il quale ancora svetta con la sua imponenza nelle campagne di Nule. Maestoso esempio di maestria nuragica. Esso è un trilobato. Il piano terra consta di 4 camere centrali circolari con soffitto a “tholos”. Celle, gallerie, percorsi segreti rendono misteriosa questa struttura che pare sia sorta partendo dall’ampliamento di un nucleo primitivo. In tal modo vide la luce un magnifico esemplare di edificio nuragico che ancora oggi possiamo ammirare in tutta la sua straordinaria possenza e bellezza.

Testo: Piera Farina-Sechi
Foto:  Bruno Sini / Piera Farina

 

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