I nuraghi in azienda, quelli noti e quelli dimenticati.

di Antonello Gregorini

Il libro di NURNET, a mia firma, in uscita in questi giorni nelle librerie, ha come incipit l’osservazione della mappa dei monumenti preistorici della Sardegna realizzata tramite il Geoportale Nurnet.

Ciò che colpisce chiunque, nel vedere la mappa, è la quantità di edifici risalenti al periodo nuragico e quindi  l’intensità della presenza antropica nella Sardegna del II millennio a.C.

A ben vedere anche del III millennio, con le dovute proporzioni, si può dire lo stesso, cioè che la Sardegna fosse intensamente abitata.

Nella mappa esistono dei “vuoti”, delle zone dove l’intensità è minore: alte e impervie montagne e pianure.  Mentre per le montagne il fenomeno è facilmente spiegabile con la rigidità del clima e l’asperità orografica, per le pianure la scarsa presenza sembra contraddire la logica. Già con altri articoli abbiamo documentato la distruzione quasi sistematica dei nuraghi nelle aree di bonifica per “spietramento” a favore del pascolo, dell’arato più o meno profondo, così come abbiamo documentato l’inglobamento di nuraghi in edifici di epoche successive: chiese, palazzi, piccoli o grandi ovili, aziende.

Nella foto di copertina portiamo un nuovo esempio di nuraghe andato totalmente distrutto a causa della realizzazione di una grande azienda agricola, Medau o Furradroxius, il nome che nel Sulcis viene dato agli edifici agricoli.

La segnalazione ci è pervenuta attraverso la messaggistica della pagina facebook, da parte di un attento e zelante cittadino di cui evitiamo di fare il nome.

Abbiamo quindi riportato il nuraghe sul Geoportale e scriviamo questo articolo per segnalare l’esistenza del monumento al presidio pubblico e ai rappresentanti delle Istituzioni competenti.

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