Menhir

I menhir (dal bretone men, pietra e hir, lungo) sono monumenti litici di varia altezza infissi verticalmente nel terreno. Si distinguono essenzialmente in aniconici ed antropomorfi. I primi sono pietre naturali appena sbozzate, a forma di parallelepipedo o di prisma -tendente a restringersi alla sommità, a volte appuntita, a volte tronca-, oppure ogivale con sezione piano convessa. I secondi, invece, sono lavorati in modo da delineare la figura umana. Nell’età dei metalli, questi monoliti assumeranno  la forma di vere e proprie statue-menhir. Un folto gruppo di esse presenta, sul prospetto, petroglifi probabilmente connessi al concetto di rigenerazione della vita e comunque oggetto di differenti interpretazioni.

I betili, termine dal significato di “casa della vita”, sono statue stilizzate in pietra risalenti al periodo nuragico. I più antichi si caratterizzano per un volume generalmente conico, con accenno a forme antropomorfiche che consentono spesso di distinguere i “maschili” dai “femminili”. La funzione rituale assegnata ai betili, generalmente sistemati lungo l’arco dell’esedra delle tombe dei giganti, o nei pressi di essa o su appositi conci a dentelli, era probabilmente quella di vigilare sulla incolumità della tomba e sulla pace dei morti. Piccoli betili, prossimi al portello di base delle stesse tombe di giganti, venivano forse utilizzati per simulare l’accoppiamento sessuale connesso ai concetti di fecondità e di procreazione.

Menhir Perda Longa
Il complesso archeologico di Perda Longa, situato in una zona collinare a pochi chilometri da Tortolì, comprende quindici menhir, la maggior parte abbattuti, due tombe di giganti (quest’ultime di non facile individuazione) e tre nuraghi nelle colline circostanti. Tra le perdas fittas (nome in sardo dei menhir), da segnalare alcuni blocchi alti oltre 4 metri. Il sito archeologico risale al quarto millennio avanti Cristo (prenuragico), ma è stato frequentato sino all’epoca romana.
Complesso betilico di Cachile
Già nel 1992 l'archeologo Ercole Contu relaziona alla Soprintendenza di Sassari ipotizzando la scoperta o di colonne romane, ipotesi subito scartatata, o di betili, cosa più precisa. Della scoperta evidenzia il carattere eccezionale della cosa. Io a dirla tutta "sas pedras ficchidas" così sono conosciute in paese le conoscevo da tempo immemorabile, si fa per dire, cioè da quando ancor piccoli ci recavamo a fare legna boschiva, facendo la massima attenzione a non avvicinarci a tali fatui e indeterminati mostri cattivi. Il tempo coi fattori climatici che si ripetono da millenni ne hanno minato la stabilità tanto è che molti spezzoni si sono staccati e sono rotolati a valle. Altri rimangono in piedi, non si sa per quanto, spero, almeno il tempo necessario perchè sia fatto uno studio del sito che, certamente è in assoluto unico in Sardegna forse nel mediterraneo.
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