Diario di una guida turistica in Sardegna 1

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Di una guida turistica professionista che preferisce mantenere l’anonimato. Prima puntata

Ho avuto oggi il privilegio di portare un gruppo di stranieri alla sagra di Sant’Efisio e sulla città di Cagliari ho ricavato un paio di impressioni. Innanzitutto devo riconoscere che il Comune di Cagliari non ha lasciato niente al caso. Sarà anche stata la trecentocinquantottesima volta che si festeggiava il Santo, ma tutto era straordinariamente collaudato, ordinato, senza buchi organizzativi, senza ingorghi nel traffico e con il percorso della processione sempre ben transitabile senza spintoni.

C’è chi dice che c’era meno gente del solito, altri hanno detto che ce n’era di più. Poco importa, tutti sono stati benissimo ed anche Efisio pareva godere di ottima salute. I miei ospiti sono rimasti estasiati dalla diversità dei costumi, dalla grandezza dei buoi e dall’abbondanza di petali di rose. Hanno partecipato da veri protagonisti allo spirito della “festa delle feste” della Sardegna ed oggi sono senz’altro più ricchi di ieri. Il pomeriggio è stato poi dedicato alla visita di Castello con la Cattedrale di Santa Maria, il Bastione di Saint Remy ed il Museo Archeologico Nazionale.

Su quest’ultimo c’è molto da dire, nel bene e nel male. Contiene i reperti più preziosi al mondo riguardanti l’antichità più antica. Reperti tra i più incompresi. I bronzetti sono talmente straordinari ed enigmatici che, da soli, anche senza i nuraghi che costellano la nostra terra, potrebbero portare su di noi l’attenzione del mondo. La mostra sulle Statue di Monti Prama è emozionante e il sistema elaborato dal CRS4 per la visualizzazione in 3d dei reperti è il futuro nel presente. Assolutamente da provare. La mostra su Lilliu e l’Isola delle Torri è ugualmente una perla, non fosse altro che per reperti unici come la navicella di Capo Colonna che ci regala misure e proporzioni di quel passato in modo così semplice e diretto. Di tutto questo i miei ospiti sono rimasti entusiasti. Le riserve però non sono mancate. Innanzitutto sono rimasti molto disorientati dal punto di vista cronologico. Perché mischiare i bronzetti nuragici con il vasellame punico e le sculture romane non dico nello stesso piano, ma nello stesso scaffale? Due.

 

La Stele di Nora – primo documento in cui si attesta il nome di “Sardegna” – si trova in un punto recondito e non illuminato del museo. Sia essa fenicia o nuragica, non dovrebbe forse stare all’entrata del Museo a dire chiaramente “qui Sardegna”, mondo ti stiamo aspettando? Tre. Servizi guida interni? Nemmeno l’ombra. Molto controllo, nessuna informazione. Quattro. Una signora è entrata nel bagno del museo ed ha sconsigliato vivamente alle altre di fare lo stesso perché è un bagno alla turca. Non ho verificato di persona ma se dovesse corrispondere a verità sarebbe davvero un pessimo biglietto da visita. Ma, nonostante tutto, la bellezza dei bronzetti ha prevalso ed erano disposti a spendere. Ciò che ha fatto letteralmente strabuzzare gli occhi a queste persone, è stato proprio che non ci fosse un negozio interno al museo dove acquistare libri e gadgets. C’è in quasi tutti i musei del mondo, anche i più insignificanti. Tutto ciò non è normale e soprattutto è autolesionista.

 

Se questa è la gestione pubblica, nella quale mi ostino a credere sempre e comunque, è davvero inadeguata. Se la gestione pubblica non riesce a destinare due o tremila euro per fare due cessi per signora, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro della cultura sarda? Non è questa la Sardegna che possiamo presentare al mondo. Oggi l’ho sperimentato con gli occhi di chi, a fronte di una bellezza talmente grande da sembrare assurda, avrebbe voluto pagare per portarsene un pezzetto a casa e non ha potuto, soffrendo una specie di tantalica privazione. Questo deve farci riflettere su quanti soldi buttiamo via ogni giorno che passa senza valorizzare le nostre risorse più preziose.