Il Bronzetto e il simbolo

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Il simbolo è il cuore della vita immaginativa; rivelando i segreti dell’inconscio, ci porta alle motivazioni più nascoste delle nostre azioni.

Esso traduce lo sforzo dell’uomo per decifrare il proprio destino.

La percezione del simbolo è personale nel senso che procede dalla persona nella sua interezza.

Il simbolo sintetizza in un’espressione sensibile tutte le influenze dell’inconscio e della coscienza e le forze istintuali e spirituali sia in conflitto che armonizzanti.

 

 

Albrecht Durer – Nemesi

 

 

 

L’uomo utilizza termini simbolici per rappresentare concetti non pienamente comprensibili o definibili, per tentare di esprimere l’invisibile e l’ineffabile. (cit. Gerusalemme celeste)

Il mondo nuragico, al termine del suo percorso spirituale animista, ha prodotto, per mano del suo popolo e delle sue genti, una quantità impressionante di bronzetti simbolici. I numeri di questa abbondanza non sono certi, poiché tanti pezzi sono ancora dispersi nel mondo. I numeri ufficiali ci dicono di quasi 700 bronzetti conosciuti. Già nel neolitico, tuttavia, nel corso della civiltà della Grande Madre, il simbolo della madre stessa, sotto forma di statuina di terracotta veniva impugnata dal defunto nella sua sepoltura e così è stato ritrovato dagli archeologi.

Non è del tutto semplice dare un significato a questi bronzetti. Una grossa mano ce la offre tuttavia il fatto che i luoghi di reperimento di questi oggetti simbolici facciano quasi sempre riferimento a luoghi di culto, santuari nuragici con fonti o pozzi sacri o presso alcune tombe dei giganti. Più raramente dei bronzetti sono stati ritrovati presso Nuraghes o tombe a pozzetto.

E’ mia idea, intanto, che il simbolo, nei riti funerari, fosse talvolta diviso in due: una parte o la sua gemella veniva affidata al defunto e l’altra veniva conservata e custodita dal contraente (in vita) che effettuava il patto simbolico con l’aldilà. Se si trattava di mariti e mogli o di loro stessi e i loro figli deceduti ancora piccoli, la parte gemella tornava a ricongiungersi al momento della dipartita riaccostando le due parti e quindi riconoscendone i legami che si erano creati in passato. Sempre che gli officianti il rito, sacerdotesse o sacerdoti ne fossero a conoscenza, il rituale veniva allora rispettato e portato a compimento, salvo imprevisti.

Presso i Greci, per esempio divenne la consuetudine che avrebbe permesso di riconoscere i figli esposti ( cit. Omphalos di Delfi *NATURA*).

Nondimeno, ritengo che non sia stato mai condotto uno studio specifico sui bronzetti gemelli o similari o su frammenti combacianti ritrovati in contesti disomogenei.

Il simbolo, presuppone sia l’idea di separazione che quella di riconciliazione. Per Freud esso esprime il desiderio o i conflitti in modo indiretto, figurato e più o meno decifrabile. E’ la relazione collegante il contenuto manifesto di parole, pensieri o comportamenti al loro senso latente.

Per Jung il simbolo è un’immagine indicante la natura oscuramente intuita dello Spirito.

Ogni bronzetto sardo, oltre a rappresentare intrinsecamente una simbologia, esibisce esteriormente un simbolo individuale: corna, madre e bambino, saluto, scudo, armi (spade , archi, faretre) corde, navi, ecc… Non analizzeremo tutte le simbologie, ci limiteremo alla prima, giusto per evidenziarne il meccanismo simbolico. Per analogia è possibile ricavarne gli ulteriori significati. Dobbiamo tenere conto altresì, che il simbolo collega all’immagine visibile una parte dell’immagine invisibile occultamente intuita. La sua comprensione dipende tuttavia, dalla sua percezione diretta da parte della coscienza.

Il simbolo delle corna (il toro): le corna erano già il segno distintivo degli dei di Sumer, quindi dei loro antenati. Se prendiamo per buona la teoria che la schiatta genetica dei sardi del X°-XIII° secolo a.C. fosse da essi discendente, o per via diretta o attraverso il mondo accadico, vediamo come la relazione tra il toro e le corna dei bronzetti sia abbastanza stretta.

Non è difficile vedere nel simbolo delle corna in testa al bronzetto, anche il simbolo della mezzaluna o dello spicchio di luna. Attraverso la luna abbiamo il simbolo della notte, della morte e del sangue. La luna crescente stessa, tuttavia suggerisce di nuovo le corna. Le corna assumono quindi un potere simbolico per la loro connessione col fallo e con il potere creativo del toro. Nella tradizione biblica, le corna o i raggi che si diramano dalla fronte di Mosè vengono dal suo incontro con Dio. Nella fattispecie, il bronzetto recante il copricapo con le corna indica il potere di chi lo porta. Il segno delle corna, così come il ferro di cavallo volto verso l’alto, porta fortuna, fertilità e potere. In questo caso, e sarebbe bello poter confutare il ritrovamento archeologico del bronzetto recante le corna presso un pozzo sacro dove fu senz’altro eseguito il rito magico. Le corna richiamano e suggeriscono l’associazione dell’offerente (probabilmente un capo) con il desiderio di fortuna, prosperità, alterità.

 (Mlqrt)

 

 Foto Bronzetto dello sciamano (cit. Ausilia Fadda) Museo Archeologico Nuoro